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Bologna, "restyling" dello stadio: come si aggiustano le complicazioni urbanistiche


di Piergiorgio Rocchi
“La stampa è, per eccellenza lo strumento democratico della libertà.” Io non so se quello che scriveva Alexis De Tocqueville sia del tutto vero, soprattutto oggi. Sta di fatto però che se non ci fosse stata l’informazione sulla carta stampata, non sarebbe stato possibile essere informati su quella che viene definita la più grande operazione del mandato del sindaco Virginio Merola, a Bologna. Stiamo parlando del “restyling” (o ammodernamento), dello stadio del Bologna FC, cioè il Dall’ara, che è di proprietà del Comune di Bologna.
Succede che negli ultimi mesi del 2016 si comincia a parlare, in vari articoli, di un possibile intervento sul vecchio stadio “Renato Dall’Ara”, legato anche alle ampie possibilità previste dalla legge 147/2013, per la realizzazione di opere di adeguamento delle strutture sportive esistenti. Articoli di legge fatti apposta per il caso del nuovo stadio di Roma, ma che vanno bene, anzi benissimo anche per Bologna e la sua squadra di calcio. Da poco ‘sfilata’ a tal Zanetti (uno degli altri possibili compratori, mosso da “senso civico”), dal duo Tacopina prima e Saputo dopo, che già dal 2014 avevano prospettato all’allora sindaco Merola e all’allora assessore allo Sport Rizzo Nervo la “grandissima occasione” di poter fare una grande opera di riqualificazione delle aree stadio e adiacenze.

Numerosi articoli vengono pubblicati in quei mesi e nei primi del 2017, sul presunto e misterioso disegno che starebbe per essere presentato. A fronte di dichiarazioni di personaggi dell’amministrazione comunale che affermano che “non c’è un progetto”, compaiono su un quotidiano locale i rendering cioè le simulazioni realistiche di come sarebbe potuto diventare il nuovo stadio e anche l’antistadio. Chiunque sa che se non c’è uno straccio di progetto i rendering non si possono fare, così come ognuno sa che nessuno investe decine di milioni di euro su delle chiacchiere.
Oltre allo Stadio e all’Antistadio cominciano a venire fuori anche le prime notizie, sempre sulla stampa locale, del coinvolgimento nell’operazione di altre aree, come l’area del Cierrebì (club sportivo della Cassa di Risparmio di Bologna, con oltre 600 soci) e quella cosiddetta dei Prati di Caprara, vastissimo compendio di proprietà pubblica ubicato in zona relativamente vicina sia al sistema Stadio-Antistadio sia al Cierrebì.
Le complicazioni urbanistiche si sa, si aggiustano: ecco quindi tempestivamente apparire, nei primi mesi del 2016, il Piano Operativo comunale intitolato guarda caso “Rigenerazione di patrimoni pubblici”, e infatti di patrimonio pubblico si tratta. Lo stadio è del Comune (ma verrà dato in concessione al Saputo & Soci per poco meno di un secolo (99 anni), l’antistadio pure, i prati di caprara anche (soc.invimit, a intero capitale pubblico). Rimarrebbe fuori l’area del Cierrebì, oltre 27.000 mq di superficie territoriale; anche per questo si trova la soluzione.
La proprietà cioè la Cassa di risparmio di Bologna (vale a dire Banca Intesa), mette all’asta il complesso. Il complesso trova un compratore che diventa il terzo socio di quella che viene definita “Newco”, che interverrà sulla ‘rigenerazione urbana’ dell’intero gruppo di aree. Piccolo inciso: per comprendere che cosa si intenda per Rigenerazione urbana, basta leggersi la proposta di nuova legge regionale tutela e uso del territorio.
Tutto liscio, quindi? No. Su iniziativa di alcuni cittadini, tra i quali anche soci del Cierrebì nasce un comitato che dimostrando di saper guardare più in la del proprio naso decide di chiamarsi “Rigenerazione no speculazione”, focalizzando l’attenzione sull’intera operazione e sulla sua estensione territoriale. Così si viene a sapere che il complesso sportivo non è un’area solo privata ma c’è una convenzione per un uso pubblico di alcune attrezzature (per bambini, anziani), si viene a sapere che il valore di vendita è ridicolmente basso per quello che può essere una valutazione di mercato. Puntualmente il comitato denuncia queste cose in alcune affollate assemblee di cittadini, (non solo residenti delle zone limitrofe).
Una delle cose che più fa arrabbiare il comitato è la previsione che nell’area del Cierrebì verrebbe realizzato un supermercato di una nota catena commerciale, distruggendo parte degli impianti sportivi e questo contemporaneamente alla realizzazione (in corso di attuazione), di un’altra struttura commerciale simile poco distante. L’interesse verso le attività del comitato cresce, come crescono le adesioni, in poche settimane vengono raccolte più di 2.200 firme. Nel frattempo si viene a sapere che nel ‘progetto che non c’è’ ci sarebbe anche un Outlet di moda, da realizzare in una parte dei Prati di Caprara.
La consolazione che, per legge non si possano collegare a questo tipo di operazioni speculative destinazioni come la residenza dura pochissimo: il Governo Gentiloni vara infatti nella ‘manovrina’ del 2017 una modifica alla finanziaria del 2013, che toglie questo vincolo. Dunque e sempre tempestivamente tutta l’area dei Prati di Caprara e non solo quella definita Ovest (cioè l’Outlet), sarà interessata dall’operazione speculativa delle cosiddette “compensazioni” per potersi pagare il faraonico progetto dell'”ammodernamento” dello stadio.
Che nell’intero quadrante territoriale ci siano numerose criticità territoriali non interessa a nessuno, che peggiori in modo enorme il problema del traffico e dei parcheggi anche, che alcune di queste fonti di profitto per pochi intimi danneggino gli interessi di tanti, compresi per fare un esempio centinaia di bambini che frequentano un plesso scolastico a pochissima distanza da alcuni degli interventi o centinaia di sportivi che frequentano il cierrebì o l’antistadio.
No. Questa è una “opportunità” speculativa che non si può perdere, pena che cosa? Una squadra di bassa classifica non avrebbe il suo stadio all’inglese (tra l’altro con un numero ridotto di posti rispetto a quelli esistenti!), un costruttore bolognese non potrebbe fare i propri affari acquistando un’area sportiva sfruttandone una parte e rifilando il resto al Comune, passandoci oltretutto anche per mecenate.
Il 31 maggio scorso il centro sportivo Cierrebi è stato chiuso. Parte del personale licenziato. Per rammentare alla città questo strisciante processo di sostituzione urbana il Comitato ha organizzato un ‘presidio’ davanti all’ingresso del centro sportivo, manifestando con cartelli e azioni di civile ‘disturbo’ la propria indignazione verso scelte del genere.
Va sottolineato che i cittadini organizzatisi in comitato non sono aprioristicamente contro i quasi sempre legittimi interessi imprenditoriali, né contro ipotesi di valorizzazione di strutture esistenti come lo Stadio attuale (anche se tutto questo entusiasmo per una squadra di calcio proprietà di una misteriosa società Lussemburghese non è condivisibile da tutti) – e anche se un vero dibattito su strutture integralmente nuove ubicate in posizioni differenti non si è mai aperto se non in modo ideologico -, no, quello che lascia perplessi è il fatto che per trovare i soldi per fare un’operazione privata, anche se colossale, si debbano mettere in campo risorse pubbliche per ottenere benefici dei quali non si riesce ad identificare i beneficiari se non appunto i soci della Newco.

Comunque vada per il Cierrebì, ora l’attenzione deve spostarsi sulle aree dei Prati di Caprara, Ovest e Est (con qualche attenzione al limitrofo comparto dello ‘scalo Ravone’, anch’esso fra gli interessi di una delle società partecipanti alla cordata per lo stadio e annessi e anch’esso, guarda caso, inserito nel POC). L’antico (sono trent’anni che se ne parla) desiderio elettorale (in particolare di PDS/DS/PD), di fare dei Prati il parco urbano
più grande di Bologna (“più grande dei giardini Margherita!”), lascia gradualmente il posto a una specie di banale lottizzazione, in cui a fare la parte del leone sono le previsioni residenziali, con centinaia di alloggi e quindi con centinaia di nuovi abitanti insediabili e diverse decime di miglia di mq per ‘altri usi’ compreso, ancora, il Commercio con un prevedibile aggravamento delle già critiche condizioni della viabilità.
Tutto questo, ricordando la già citata norma che permette di fare anche residenza collegata agli interventi sullo stadio, non può non destare preoccupazioni sulla sorte del grande parco urbano che verrà ridotto a parco lineare (alla Soria y Mata), zona residuale, quasi fascia di rispetto per corsi d’acqua e ferrovia.
L’usuale concessione del “faremo un laboratorio urbanistico partecipato” è già stata usata. Come sempre a Bologna la partecipazione è quasi sempre e solo ricerca del consenso, una partecipazione manutentiva del sistema, la vera prassi è quella del DAD: decidi, annuncia, difendi, altro che partecipazione.

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