Mi ritrovo tra le mani un simpatico libretto pieghevole color pervinca che una volta dispiegato si rivela essere un manifesto d’artista vero e proprio a firma Marco Smacchia, il grafico illustratore che tanto lavora per la comunicazione teatrale e di cui abbiamo visto nei mesi scorsi una bellissima mostra negli spazi di Arena del Sole. Il poetico flyer si fregia di una immagine enigmatica quale quella di uno scivolo da parco giochi ai cui piedi si erge a sancire un limite ma anche a porre un dubbio come un punto di domanda un cactus spinoso. Di questo e altro ragioniamo insieme a Maria Donnoli che è fondatrice insieme a Ennio Ruffolo e Vinx Scorza di questo progetto giunto alla maggiore età con sorprendente freschezza.
L’edizione che va a cominciare il 18 di settembre per chiudersi il 10 di ottobre ha per titolo “Punto”. Quale cifra possiamo dunque attenderci da un titolo così definitivo?
Come avrai visto dalla splendida grafica di Marco, noi giochiamo parecchio con questa parola. Punto e a capo, ma anche punto di vista, di approdo, mettere o segnare un punto. Oppure pungersi quindi contaminarsi con l’inatteso. E in effetti, noi che nasciamo con questa definizione di festival ben prima che fosse abusata, abbiamo impiegato tantissimo tempo a sottrarci dalle facili etichettature. Quelle per cui eravamo assegnati alla casellina teatro. In realtà noi ibridiamo, innestiamo diversi linguaggi di stampo performativo dentro una cornice di senso precisa. Quella spazio/ temporale. Di teatrale in tutto ciò abbiamo l’attitudine artigianale della cura paziente e cucita addosso. Ci tengo moltissimo a precisare che il nostro è un lavoro sugli spazi, un attraversamento di luoghi che è una rivisitazione, una conoscenza con intenzione che comprende la geografia, l ‘architettura, ma anche chi eventualmente vive ed opera nelle situazioni che andiamo a scandagliare. Tu vedi queste due settimane coinvolte ma il nostro è un lavoro che dura un anno intero. Festival perché per noi è una festa dell’eccezionalità e uno scambio con artisti noti oppure nuovissimi, oppure ancora stranieri. Senza tuttavia creare sezioni all’interno della programmazione. Tutto deve risultare fluido, aperto all’interpretazione, soprattutto customizzato rispetto al luogo che assume una centralità fuori formato specialmente se letto da persone in qualche modo aliene alla normalità del vissuto abituale. Su questa curatela mettiamo tutta la nostra energia e sovente vogliamo risultare invisibili, sottrarci rispetto alle nostre stesse competenze. Infatti, ad esempio Vinx non comparirà in veste di artista autore in questa edizione. Anche anomala è la posizione nostra rispetto ad altri giri diciamo teatrali. Non siamo infatti dentro un discorso residenziale, ma viviamo sempre dentro una pluralità progettuale che alla fine trova una summa distillata nella forma festival: abbiamo una convenzione con il Comune di Bologna in quanto festival, abbiamo contribuzioni dall’area metropolitana e dalla Regione. Il nostro pubblico è motivo di orgoglio perché è fortemente ibridato come il concept. Naturalmente c’è uno zoccolo duro fidelizzato che ama le performances e le installazioni e però proprio per questo è già nomadico inquieto curioso del suo, non ascrivibile al pubblico abbonato. Poi gli altri sono una autentica sorpresa e possono persino essere turisti, non residenti in generale, non legati ad un contenuto linguistico, giovani anagraficamente e di spirito. Un altro aspetto importantissimo del nostro lavoro è il fatto che noi siamo dentro un patto per l’uguaglianza e le conseguenti azioni lgbtqi +. Rientra in questo discorso una ulteriore attitudine alla rappresentazione di diversità e differenze. Che sarà tangibile anche stavolta su due livelli di concept tutti ispirati alla figura e all’opera di Pasolini. L’idea di mettere interrogazioni, la domanda pure è un punto, e sempre presente, nello stesso tempo i punti servono anche a ricucire lacerazioni forti.
Quali saranno dunque i luoghi di questa edizione?
Saranno i più vari. In città avremo come nostra consuetudine spazi museali, quali il Museo Internazionale della Musica, il Museo d’arte Lercaro, il Museo delle Bambole anche questo in via Riva Reno, museo comunque privato, il liceo artistico Arcangeli, il cimitero storico monumentale della Certosa, ma anche il Padiglione Esprit Nouveau e udite udite, persino un castello, misconosciuto su più, ovvero il castello di Mongiorgio nel comune di Monte S Pietro.
Che cosa ci puoi dire dei posti che conosciamo di meno? Dei luoghi più inaspettati?
Beh, sicuramente il museo della bambola è un posto pazzesco. Molto inquietante. La bambola si porta dietro immaginari molto particolari. Ce ne sono a due teste, con teste intercambiabili… qui faremo una sorta di lunga passeggiata insieme ad una docente di filosofia politica per esempio. Per aiutarci a leggere contestualizzando funzioni e significati. L’Esprit Nouveau è un luogo suggestivo ma indubbiamente molto connotato. In buona sostanza è un padiglione casa ora acquisito dal Comune e messo a bando su progetti speciali. Qui ambienteremo una performance di danza e un set di elettronica agito da un duo sloveno specializzato in ambient sonori. Questa programmazione è gestita da Bologna modulare l’associazione di cui fa parte Vinx. Il castello di Mo Giorgio invece è una di quelle che si definiscono chicche. Un castello con canonica annessa di proprietà ecclesiastica sulle colline tra le più belle dei dintorni bolognesi in realtà di rito è coperto infestato completamente di rampicanti. Una giovane associazione di rigenerazione Castellinaria lo ha acquisito e intende riportarlo a nuova vita. Qui va in scena. In a shadow, a solo with a ghost. Una danzatrice e un musicista greco di elettronica con cui lavoriamo costantemente ogni giorno anche a distanza. Evidentemente qui si lavora sul consolidato immaginario spettrale.
Mi par di capire però che ci siano sotto progettualità dense di significato più ampio internamente al discorso dei luoghi
Indubbiamente ci sono due focus molto importanti per noi. E sono quello su Pasolini gestito da Macellerie Pasolini e il nostro associato Ennio Ruffolo insieme a Fabio Fiandrini. Qui indaghiamo sempre all’esprit, Still life un laboratorio il 26 e 24 settembre sulla vita e passione di Pasolini che sfocerà in una azione il 25. Verrà coinvolta anche la biografia di Porpora Marcasciano con la conseguente evocazione del mood estetico politico degli anni 70. L’altro progetto cui teniamo moltissimo è proprio legato ai più giovani. 17/ 18/26 settembre due danzatrici formatrici Agnese Gabrielli e Lucrezia Rossellini presso la galleria Soft Art concluderanno un laboratorio partecipato con i ragazzi di quarta D iniziato in maggio e i cui esiti si vedranno il 27 settembre a Soft Art, una galleria privata. Il tema quello della educazione sensoriale al Con/ senso. Un tema delicato e cogente. Puoi immaginare quanto ci teniamo. Però come puoi intuire da quanto ti abbiamo illustrato fin qui, noi non sposiamo in toto la logica buonista partecipativa. L’arte interroga non istruisce. E il suo magistero si esplica nelle pratiche condivise e soprattutto nella più ampia e democratica accessibilità alla Bellezza che siano palazzi storici o spazi aperti o reperti industriali.
A questo punto non ci resta che fare attenzione all’agenda e prenotare perché i posti sono sempre limitati in casi del genere e l’affluenza pur nella grande varietà di orari dal pomeriggio a sera, del tutto imprevedibile ma sempre superiore alle aspettative. Per informazioni bene consultare il sito del festival (QUI). Tutto questo però non senza avervi prima ricordato l’overture del festival: un appuntamento bello importante e politicamente schieratissimo. Stiamo parlando per il 18 settembre con repliche nei due giorni seguenti alle 27 e 30 di una performance itinerante presso la Certosa: Nephesh, proteggere l’ombra, una riflessione sulla morte la sparizione l’oblio dedicata alla Palestina, produzione Teatro delle Albe, drammaturgia di Alessandro Renda