Piero Cavalcoli, vincente miscela di anarchia e di amore viscerale per la vita, è scomparso il 29 agosto del 2025.
Nella piccola grande comunità di urbanisti, Piero Cavalcoli era stimato per una caratteristica poco comune: la sua determinazione. La passione ce l’hanno in tanti, la serietà anche, così come l’autorevolezza, l’umanità e la simpatia; tutte qualità che lui possedeva abbondantemente. Ma la determinazione è una di quelle doti che pochi hanno. Piero Cavalcoli è stato sempre, senza alcuna interruzione, un combattente dell’esercito dell’uguaglianza. Per lui l’interesse collettivo e la funzione pubblica dell’urbanista non erano mai subordinati a nessun altro tipo di interesse: la carriera, o la benevolenza di quel politico, o il narcisismo per quel successo, o l’incarico prestigioso, o l’applauso facile, non hanno mai avuto valori paragonabili alla sua vera fonte di energia, e cioè combattere per un territorio e una città che fornissero all’umanità giustizia sociale. Su questo
Cavalcoli è stato sempre integro, senza compromessi finalizzati alla sua persona, ma solo quelli utili al raggiungimento del maggior grado di interesse pubblico, attraverso le leggi, i piani, gli atti amministrativi.
Piero Paolo Cavalcoli nacque a Ravenna il 18 settembre 1943. Gli anni della formazione infantile, quella più incisiva nell’animo umano, si svolgono in un clima prima di guerra e poi di profondi cambiamenti sociali ed economici, in un territorio, quello emiliano-romagnolo, che aveva “superiori ambizioni” di giustizia e libertà. Sin da giovane mostra interesse per la trasformazione della sua città e dei suoi spazi. La scelta degli studi è quindi rivolta presto verso l’architettura e l’urbanistica, discipline allora centrali nella discussione politica e amministrativa dello Stato come degli Enti Locali. Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1969, dove inizia ad esercitare il suo spirito libero e battagliero partecipando ai movimenti studenteschi e a valutare che, dei tanti aspetti dell’architettura, quello che più si addiceva alle sue aspirazioni erano le politiche per la città e il territorio, diventando lui stesso studioso attento di tutto ciò che fosse ambiente, territorio, economia, paesaggio, cultura urbana.
Presto Piero entra nella pubblica amministrazione, che valuta come l’unico luogo in cui poter esercitare le sue aspirazioni civiche, prima ancora che professionali. Nel 1972 diventa funzionario della Regione Emilia-Romagna, istituita solo due anni prima, contribuendo a definire le linee di governo urbanistico, che furono fra le principali strategie della gloriosa “regione rossa”. Il primo risultato fu la legge urbanistica regionale, la numero 47 del 1978, che, insieme ad altre leggi regionali, avviò la stagione dell’urbanistica riformista che aveva nell’interesse pubblico la reale finalità, senza ambiguità o finzioni, che invece Piero ritrova poi nelle leggi di riforma urbanistica dei decenni successivi.
Di quell’epoca, Piero ricordava l’esuberante dibattito culturale, e considerava l’Istituto Nazionale di Urbanistica il luogo più stimolante che si potesse frequentare per soddisfare la propria sete di sapere. Il dibattito era serrato, libero, serio e soprattutto, diceva Piero, le posizioni che si confrontavano erano diverse, molto diverse fra loro. Quella libertà di confronto del pensiero intellettuale rappresentava per Piero la maggiore ricchezza dell’INU, grazie alla quale tutti potevano sentirsi a proprio agio perché parimenti accolti. Caratteristica che Piero, e non solo lui, ha poi sentito via via affievolirsi. Diventa presto amico di personaggi di spicco dell’Istituto e in particolare di Giuseppe Campos Venuti e Edoardo Salzano. Piero, uomo non accademico ma funzionario pubblico, diventa un punto di riferimento per una vasta platea di operatori, studiosi, politici.
Nella metà degli anni 80 viene nominato coordinatore del Piano territoriale paesistico della Regione Emilia-Romagna. Il primo strumento di pianificazione che viene redatto dopo l’emanazione della legge Galasso (forse la più importante delle leggi della Repubblica a difesa dell’ambiente). Il piano paesistico diventa pionieristico, straordinario, con contenuti cartografici e normativi che non avevano pari nell’intero panorama europeo. L’impostazione che Cavalcoli cerca di dare era quella della chiarezza: un piano che non annunciava ma sceglieva, che non dichiarava ma esercitava il diritto alla tutela dell’ambiente e del paesaggio imponendo vincoli e limiti. Per Piero la pianificazione era la ricerca del limite della trasformazione antropica per la tutela dell’ambiente e dei diritti sociali. Al Piano Paesistico Cavalcoli fa dire dei Si e dei No, dà voce a chi voce non ce l’ha, stabilisce che la supremazia dell’uomo sulla natura deve essere limitata e in alcuni casi annullata. Fa tutto questo grazie ad una organizzazione ampia di professionisti, esperti, amministratori, forze politiche, cittadini. Il coordinamento generale del Piano Paesistico mostra una delle qualità principali di Cavalcoli, e cioè saper organizzare processi complessi di pianificazione per produrre strumenti realmente efficaci.
Adottato il Piano paesistico, Piero Cavalcoli passa dalla Regione alla Provincia di Bologna, e assume la direzione del Settore Pianificazione territoriale. Si tratta di un passaggio cruciale della sua carriera. Nella Provincia di Bologna esercita la massima espressione della sua professionalità. Coordina l’elaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), fra i più apprezzati in Italia e in Europa, insieme ad uno dei professionisti più stimati da lui, Rudi Fallaci, e al politico più vicino Tiberio Rabboni, allora vicepresidente della Provincia; Piero contribuisce, insieme ad altri straordinari dirigenti provinciali, a dare forma e vita alle riforme istituzionali e giuridiche dell’epoca fra cui l’istituzione della Conferenza Metropolitana dei Sindaci e la nuova legge urbanistica regionale, con l’aiuto del suo più assiduo collaboratore Maurizio Sani; diventa poi formatore di una intera generazione di giovani urbanisti che iniziano a crescere di numero e di spessore professionale fino a formare una delle scuole (informali) di urbanistica più conosciuta d’Italia.
Intanto aiuta altre amministrazioni a fare i propri piani territoriali (le Province di Lecce, Foggia, Salerno, Trento), assume nell’INU ruoli di dirigenza coordinando l’importante commissione di Area Vasta ed entrando nel consiglio direttivo nazionale, inizia ad esercitare la sua professione di formatore anche con le docenze universitarie, in particolare allo IUAV e all’Università di Alghero.
Piero Cavalcoli diventa l’intellettuale che più sapeva rappresentare l’anacronismo dei confini comunali disegnati nell’Italia risorgimentale rispetto alle reali dinamiche quotidiane dei cittadini, dell’economia, dell’ambiente. Piero sapeva proporre visioni del futuro, e con il PTCP e l’attività in Provincia, insieme ad altri dirigenti ed amministratori dell’epoca, propose un futuro territoriale costituito da intercomunalità, da cooperazione istituzionale, da strumenti territoriali. Proponeva un territorio come sistema unitario, sosteneva l’importanza dell’area vasta come dimensione fondamentale per gestire mobilità, servizi, infrastrutture e tutela ambientale.
Nel 2004 cambia l’amministrazione provinciale e Piero Cavalcoli non viene più riconfermato direttore del Settore Pianificazione Territoriale. Questa mancata riconferma forse è stato l’unico vero dolore dell’intera sua carriera, l’unica ferita che lui ha rimarginato con tanta fatica e dopo tempo trascorso nel chiedersi i veri motivi di quella scelta, senza mai scoprirli fino in fondo. E’ allora che Angela Barbanente, neo assessore alla Regione Puglia, nel 2005 lo chiama come dirigente fino al 2011. Piero porta in Puglia la sua scienza e la sua umanità. In questo ruolo, forma nuovi urbanisti, offre alla politica sostegno tecnico e organizzativo per produrre innovazione e cambiamento. Il suo contributo di conoscenza ed esperienza, la sua capacità di ascolto, di dialogo e di costruzione di relazioni sono essenziali per la formazione di strumenti di indirizzo e pianificazione. Fra tutti, merita richiamare il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, il Piano regionale dei trasporti e le quattro parti nelle quali è articolato il Documento Regionale di Assetto Generale, tutte approvate fra il 2007 e il 2010: il Quadro di Assetto delle attrezzature e dei servizi di livello regionale, gli Indirizzi e criteri per la pianificazione territoriale di coordinamento provinciale, per i Piani Urbanistici Comunali e per i Piani esecutivi.
Quando va in pensione, passaggio cruciale per chi si sente parte della pubblica amministrazione, Piero ritrova un nuovo modo con cui lavorare, attraverso l’impegno civico. Rimane legato al dibattito nazionale (si veda recentemente la sua posizione contro la Salva Milano) ma ancor più a quello locale. Si impegna con estrema dedizione e convinzione per dare un contributo alla redazione della nuova legge urbanistica regionale, la numero 24 del 2017, insieme ad altre persone fra cui Sergio Caserta, un intellettuale e amico bolognese con cui conduce le principali battaglie politiche e disciplinari degli ultimi 10 anni della sua vita. Una volta approvata la legge, Piero la critica al punto che la ritiene dannosa e infruttifera. Col tempo avvia diverse attività di monitoraggio e valutazione della legge, in particolare legate ai temi del consumo di suolo, confermando sempre più il suo primario giudizio. Nell’ultimo decennio è stato anche un vigile osservatore degli interventi di rigenerazione dell’area metropolitana bolognese che alla fine giudicava non rispondenti ai principi di interesse pubblico, oltre che inopportuni, intervenendo anche pubblicamente con analisi argomentate.
Quando sono state istituite le Città metropolitane, nel 2015, Piero si è riavvicinato alla esperienza bolognese e divenne un attento osservatore e critico della rianimata attività pianificatoria di area vasta. In particolare Piero Cavalcoli fu orgoglioso di ritrovare nel nuovo Piano Territoriale Metropolitano di Bologna i contenuti migliori del sostituito PTCP, con l’aggiunta di una delle politiche più auspicate da lui stesso: la perequazione territoriale. Stesso giudizio positivo lo espresse anche sul PUMS (piano urbano della mobilità sostenibile) di cui apprezzò, una volta divenuto parte integrante del PTM, la (inedita) piena integrazione fra le politiche territoriali e quelle di mobilità.
Piero era prima di tutto un combattente per la giustizia sociale, per il bene pubblico, per la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza. E aveva scelto l’urbanistica come strumento per svolgere la sua lotta e le istituzioni come luogo dove svolgerla. Per Piero la vita era politica, e la sua attività di formatore di intere generazioni di giovani era proprio sull’impegno politico, attraverso l’urbanistica e la democrazia. Piero ha sempre insegnato a leggere la realtà rifiutando l’idea che le ideologie fossero finite. Lui per primo riteneva che per interpretare le dinamiche di oggi bisogna caricarsi di ideologia, nel senso più vero e nobile del termine. Per lui l’interesse collettivo e la democrazia, erano il punto di partenza per ogni confronto intellettuale e disciplinare.
Piero era generoso, solare, divertente, sapeva voler bene alle persone. Lo era nei rapporti umani e sapeva esserlo anche nei rapporti professionali. Concludo questi brevi e incompleti note su una delle vite più intense che abbia mai conosciuto, dedicando a colui che fu il mio maestro, oltre che quotidiano amico e compagno di studi e di lotta, ciò che Pasolini intendeva con la parola Maestro:
“Longhi era prima uomo che maestro, proprio perché non c’era niente di professorale da grattare in lui per ritrovarlo: era subito ciò che era, cioè un uomo superiore: era un uomo cioè in quanto superuomo, in quanto idolo, in quanto personaggio da Commedia. Per un ragazzo avere a che fare con un uomo simile era la scoperta della cultura. Longhi era sguainato come una spada. Parlava come nessuno parlava. Il suo lessico era una completa novità. La sua ironia non aveva precedenti. La sua curiosità non aveva modelli. La sua eloquenza non aveva motivazioni.” (Pier Paolo Pasolini, Che cos’è un maestro?)
Il testo in ricordo di Piero Cavalcoli è stato pubblicato sul sito dell’Istituto Italiano di Urbanistica il 12 settembre 2025