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Cà gioiosa: la Storia può soccombere all’economia?

l resti di un antico mulino, situato nel territorio di San Pietro in Casale nell’area denominata “dell’ex zuccherificio A.I.E.”, sono a rischio a causa della prevista realizzazione di un imponente centro logistico. L’ennesimo abuso di un’economia di rapina che vorrebbe passare sopra ogni cosa pur di affermare la priorità degli affari su tutto il resto che preesiste nel territorio

Alcuni anni fa, durante un bellissimo viaggio a piedi lungo il cammino portoghese di Santiago di Compostela, mi sono imbattuto nel percorso noto come ruta da pedra e da agua che attraversa una foresta disseminata di antichi mulini in pietra – non più funzionanti ma perfettamente conservati – che fecero rituffare me e i miei compagni in un tempo lontano, fedelmente ricostruito attraverso la meticolosa conservazione dei reperti.

Senza dover arrivare in Portogallo, anche nella nostra vicina valle del Savena si può percorrere la “Via dei mulini” , che collega numerosi edifici immersi nel verde. Esiste persino una associazione dedicata, Aiams (Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici), di cui per nostra soddisfazione è attivo sostenitore anche Francesco Guccini, che possedeva un mulino di famiglia.

Ho pensato a queste esperienze quando ho saputo della vicenda del mulino di Cà gioiosa, situato nel territorio di San Pietro in Casale, nell’area denominata dell’ex zuccherificio A.I.E., dove è prevista la realizzazione di un imponente centro logistico (l’ennesimo in programmazione).

Lorenzo Mengoli, già consigliere della Città Metropolitana di Bologna, molto attivo nella bassa bolognese insieme a tutti i soci, compagne e compagni, della casa del popolo “Primo Moroni”, mi ha riferito e documentato che quel mulino risale nientemeno che al 1358, quando era di proprietà dei signori Lambertini di Ferrara. I Lambertini lo cedettero poi alla potente famiglia dei Bentivoglio, e il mulino continuò l’attività fino alla fine del XVIII secolo, questa volta sotto la proprietà dei Malvezzi Lupari. Come evidenziano le antiche mappe, sull’area del mulino – sotto tutela in quanto dichiarata di interesse della Soprintendenza ai beni archeologici – vi sorgevano anche un’osteria e una stalla per il ricovero degli animali da tiro in transito. L’intero agglomerato era insomma un presidio, un centro di attività dell’epoca.

Tornando all’oggi, l’accordo di programma che sta alla base della realizzazione del polo logistico è stato subordinato alla verifica, richiesta da un ampio movimento di protesta e sulla base di un’interpellanza del 2021 dello stesso Lorenzo Mengoli, mediante opportuni sondaggi, dell’esistenza dei resti degli edifici risalenti all’antico insediamento, al fine di delimitare e vincolare dette aree per una successiva valorizzazione archeologica. Questi sondaggi sono ancora in corso ma Mengoli nel frattempo si è reso conto che l’edificio esistente, che presumibilmente costituiva un rifacimento relativamente più recente dell’antico fabbricato, era stato inopinatamente abbattuto!

Al termine di questi carotaggi è auspicabile che si conosca con precisione l’esistenza e la consistenza dei resti e che li si possa far riemergere per ricostruire un pezzo importante della storia locale. In tal senso è conseguentemente necessario che il centro logistico non vada ad interferire sull’area del mulino, eventualmente apportando le necessarie modifiche al progetto. La zona di cui parliamo è disseminata di canali e le preesistenze di questo tipo, ovvero antichi manufatti di ex mulini, ancora esistenti come a Bentivoglio e a Castel Maggiore, possono sicuramente costituire un nuovo polo di attrazione turistico culturale, oltre che contribuire alla più competa configurazione storico sociale del territorio.

Identità che vanno sempre più salvaguardate da un’economia di rapina che vorrebbe passare sopra ogni cosa pur di affermare la priorità degli affari su tutto il resto che preesiste nel territorio.

Questo articolo è stato pubblicato su Cantiere Bologna il 10 giugno 2022

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