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“Basta scuole di serie A e di serie B”

Dal collettivo Osa “solidarietà agli studenti e alle studentesse del Majorana” alle prese con la carenza di spazi nel proprio plesso. E oggi hanno scioperato anche al Rosa Luxemburg: “Bagni non presentano condizioni igienico sanitarie adatte, non sono stanziati fondi per l’edilizia”.

All’Ettore Majorana di San Lazzaro, liceo scientifico e lingiustico nonché istituto tecnico, c’è un serio problema di spazi. La scuola aveva chiesto a maggio 24 moduli prefabbricati alla Città metropolitana, ma ne sono arrivati solo 12, a noleggio, mentre non sono mai arrivati i fondi stanziati per ampliare il plesso.

È intervenuto il collettivo Osa, espimendo “solidarietà agli studenti del Majorana” e “contestando la mala gestione della scuola da parte del preside Manganaro, reggente anche del liceo classico Minghetti. Il preside si è infatti perfettamente adeguato alla linea che il sistema scolastico ha preso negli ultimi vent’anni nel nostro paese, cioè quella di puntare alla formazione privilegiata di una parte di studenti, di solito con maggiori possibilità economiche e sociali, che studiano nelle strutture migliori e più efficienti. Parliamo quindi delle scuole di ‘serie A’, su cui il Governo investe di più in senso di edilizia scolastica e di formazione degli studenti. A svantaggio così degli istituti di ‘serie B’, spesso in periferia o provincia, che sono lasciati allo sbaraglio in condizioni in cui studiare diventa utopia, e sono ‘utili’ soltanto alla formazione di giovani lavoratori sfruttati e precari. È importante dunque non far calare l’attenzione su queste scuole, come le Rosa-Luxembourg o il Belluzzi-Fioravanti, e identificare ogni contraddizione del modello scolastico, a partire dagli istituti di periferia fino ad arrivare alle scuole di eccellenza”. Insomma, “nessuno deve essere lasciato indietro, basta scuole di serie A e di serie B”, come recita il titolo del post del collettivo sui social network.

Oggi hanno scioperato anche gli studenti dell’Istituto commerciale Rosa Luxemburg, in zona Lame.

Scrive sempre Osa: “Sono infatti obbligati dalla Preside a lasciare gli oggetti personali all’entrata per poi ritirarli all’uscita, i bagni non presentano le condizioni igienico sanitarie adatte e non sono stanziati fondi in edilizia. Per di più la preside non vuole concedere l’assemblea d’istituto (un diritto studentesco) e non riceve neanche i rappresentanti. Le scuole a Bologna, come nel resto d’Italia, subiscono la repressione dei presidi, che sono i primi a negare i diritti di noi studenti! I presidi non ci ascoltano, la Città Metropolitana o il Governo neanche, uniamo le lotte delle scuole di Bologna e alziamo l’opposizione contro questo modello di scuola! La scuola non è un carcere!”.

Questo articolo è stato pubblicato su Zic il 23 novembre 2021

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