Skip to content

«Chiederemo aiuto ai privati per affittare 400 posti letto»

di Marina Amaduzzi

 

Chiara Gibertoni, al vertice di Sant’Orsola e Ausl spiega come si coprirà il buco creato da Covid e lavori.

 

Il suo obiettivo adesso, incrociando le dita perché non ci sia una ripresa del Covid-19, è accelerare con i cantieri già previsti al Sant’Orsola e trovare una nuova casa a circa 400 posti letto tra i 370-380 del policlinico e una ventina dell’ospedale di Bentivoglio. E si appella alla politica, alla Regione, alla Conferenza metropolitana socio-sanitaria e all’Università perché formino al più presto un organo che governi le trasformazioni che la sanità dovrà darsi per affrontare in sicurezza il futuro. Chiara Gibertoni, direttore generale del Sant’Orsola e ancora per un mese commissario straordinario dell’Ausl, ha le idee chiare. «Non possiamo perdere tempo», dice.

Tre mesi fa il paziente 1 a Codogno. E lei, sola al comando, ha dovuto decidere come gestire l’emergenza a Bologna. Com’è andata? «Sono stata molto preoccupata, quando dovevamo aprire 10-12 letti di terapia intensiva ogni 24-48 ore senza sapere quando sarebbe finita…è stata dura. Molti di noi hanno vissuto in ospedale per svariati giorni e notti. Il grandissimo affiatamento, la collaborazione e la comunanza tra tutti sono stati strabilianti. Tutte le sere alle 17 le comunità dell’Ausl e del Sant’Orsola si vedevano, in video-conferenza, per prendere decisioni o rivederle. Senza questo supporto e la fiducia dei professionisti non ce l’avrei fatta».

Il momento più brutto? «All’inizio, quando non c’era il rifornimento di dispositivi di protezione necessario, non dormivo la notte. E poi la discontinuità nel trovare i reagenti per fare i tamponi».

La sicurezza, il distanziamento impongono una rivoluzione negli ospedali. «La situazione peggiore è al Sant’Orsola, nei padiglioni 1, 2 e 5. Dei 1.680 posti letto un numero che varia tra i 270 e i 370 devono essere dislocati da un’altra parte. La forbice è legata alla decisione di partire velocemente con i cantieri dell’ala A e di quella B del padiglione 5 che sono quelle più critiche e per le quali era già prevista una ristrutturazione ma un piano alla volta. L’idea invece sarebbe quella di partire subito con tutto il cantiere. Negli altri ospedali non ci sono grandi problemi, al Maggiore ci sarebbe da ricollocare Ortopedia perché lì va fatto l’hub della terapia intensiva, e poi perdiamo una ventina di posti a Bentivoglio».

Complessivamente sono quindi 400 letti. Dove li spostate? «Al Maggiore si possono potenziare le degenze, ma non è una decisione che posso prendere da sola, sono commissaria ancora per un mese. Ne ho parlato con la Regione, l’Ateneo e la Conferenza metropolitana».

Cosa occorre? «Un luogo di governo comune come era stato ipotizzato dal Nucleo tecnico di progetto con rappresentanti di Regione, Università e Conferenza e i direttori generali delle aziende. E poi bisogna trovare i soldi, perché bisogna fare interventi strutturali nei pronto soccorso di Bazzano e Porretta per separare gli accessi senza contare che la prossima settimana finiremo la ricognizione sugli ambulatori. Le attese in corridoio non ci possono più essere».

Ma i 372 posti letto del Sant’Orsola dove vanno? La preoccupazione è che vengano tagliati. «Intanto vanno rivisti alcuni progetti. Ad esempio quella della Torre delle medicine, 22 milioni di costo, 10.000 mq al posto del padiglione della Pneumologia e Nefrologia che andrebbero raddoppiati. E poi ci vorrebbe un nuovo accordo tra Regione e Aiop (l’associazione che riunisce gli ospedali privati) per “affittare” per 4-5 anni spazi nella case di cura accreditate per trasferire i letti di alcune discipline non chirurgiche. Si cambia solo casa per partire con i cantier. Gli organici sono tutti salvaguardati».

A proposito di cantieri, quando parte il Polo materno-infantile? «Erano arrivati 11 progetti, la commissione dovrebbe finire a giorni, poi si va all’aggiudicazione e si parte. Intanto sono iniziati i sondaggi archeologici, per ora tutto ok».

E l’Irccs? «Credo che sia alle battute finali. Le attività legate agli ambiti di riconoscimento Irccs, come i trapianti, resteranno al Sant’Orsola».

Tornando all’emergenza, ci sono stati vari focolai, molto pesanti, nelle case di riposo e anche in ospedali Covid free. «Fondamentali i comportamenti corretti degli operatori e delle persone che entrano in queste strutture. In ospedale ora facciamo i tamponi a tutti i pazienti e separiamo bene i percorsi Covid dagli altri. Bisogna essere tempestivi nell’intervenire, facendo tamponi a tappeto come è successo a Budrio. Le strutture come case di riposo e comunità alloggio sono tantissime, per lo più gestite da private e pericolose in quanto comunità. L’ordinanza Bonaccini vieta ancora l’ingresso ai parenti, un provvedimento drastico, doloroso, ma efficace».

La medicina del territorio come ha risposto? «Con i medici di medicina generale abbiamo fatto il progetto di ambulatori blu per i pazienti Covid che funziona e ora pensiamo di replicare per i guariti con sintomi. L’emergenza è servita anche ad abbattere qualche muro».

Questo articolo è stato pubblicato su Il Corriere di Bologna il 25 maggio 2020

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.