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Bologna: cooperative sociali e rinnovo del contratto, la rottura è vicina

Lavoratori delle cooperative sociali - Foto di Simone Raffaelli
Lavoratori delle cooperative sociali - Foto di Simone Raffaelli

di Massimo Corsini
Il dado è tratto. Rullano tamburi di guerra nel mondo cooperativistico bolognese a un anno dal rinnovo della gara d’appalto (di 24 milioni di euro) dei servizi integrativi e scolastici. L’assemblea che si è tenuta giovedì mattina alla Sala Centofiori di via Gorky 16, a Bologna, e a cui hanno partecipato circa settecento lavoratori di tutte le cooperative sociali del territorio, è stata forse la testimonianza più importante dello stato d’agitazione di questa fetta del mondo del lavoro a Bologna.
Motivo dell’assemblea convocata dalla Funzione Pubblica di Cgil e Cisl è il mancato rinnovo, da più di otto anni, del contratto integrativo provinciale della cooperazione sociale. I segretari, Michele Vannini per la Cgil, ed Enrico Bassani per la Cisl hanno puntato il dito contro i rappresentanti dei datori di lavoro, cooperative e centrali cooperative, “ree” di aver di fatto osteggiato il confronto “dichiarando la loro indisponibilità a trattare su molti argomenti che hanno una ricaduta diretta sulla qualità del lavoro svolto e di conseguenza sulla qualità del servizio prestato”.
In apertura Bassani e in chiusura Vannini hanno entrambi chiesto il mandato dei lavoratori per portare gli esiti dell’incontro in prefettura e costringere i datori di lavoro a trattare. Se non si andrà da nessuna parte scatterà la mobilitazione in previsione di otto ore di sciopero. “Dobbiamo essere consapevoli di una cosa – ha detto Vannini – se le centrali non apriranno ai contenuti, lo scontro si dovrà inasprire. Bisognerà uscire fuori e andare in piazza”.

La nota dolente con cui i relatori, segretari del sindacato ma anche educatori, educatori di nido e operatori socio sanitari, hanno dovuto cominciare a relazionare i diversi problemi del contratto, è stato il tentativo da parte di alcune cooperative di osteggiare la partecipazione dei propri soci lavoratori all’assemblea. Il motivo addotto è stato la difficoltà a dover sostituire in alcuni casi i lavoratori assenti: si sarebbe trattato, comunque, di un numero esiguo e, in ogni caso, “non esiste alcun accordo sui servizi minimi da garantire in caso di assemblee o scioperi”, ha fatto notare in un comunicato la Cgil.
Tra i problemi più sentiti in assemblea è stata sicuramente la mensilizzazione del contratto di lavoro, ovvero la possibilità di estendere il monte ore settimanale, e quindi mensile, a tutti i dodici mesi, cosa che comporterebbe uno sforzo organizzativo che molte cooperative non sono disposte a sostenere, ma darebbe una normale tranquillità economica al lavoratore. Il problema dei buoni pasto. “Molte strutture non hanno una mensa- ha spiegato Francesca Mengoli – educatrice di nido per la Coop. Dolce e delegata alla funzione pubblica della Cgil – non dobbiamo ridurci a dover scegliere se mangiare un panino o prendere una bottiglia”.
Stesso dicasi per il problema dei rimborsi chilometrici: andrebbero aggiornati, troppo spesso gli educatori sono obbligati ad utilizzare il proprio mezzo per spostarsi da una struttura ad un’altra e in molti casi non ricevono una lira. Ancora: spesso si pretende, al momento dell’assunzione, una laurea, salvo poi non riconoscerla dal punto di vista dell’inquadramento di livello. Altro problema ancora: l’articolo 37 che norma il passaggio d’appalto. I lavoratori che cambiano datore di lavoro non per propria scelta devono poter mantenere le stesse condizioni di prima.
Per quel che riguarda gli operatori socio sanitari le stesse note dolenti si sommano a problematiche specifiche. Spesso si trovano a dover operare in contesti precari, abbandonati a sé stessi, senza una normativa di riferimento che stabilisca comportamenti e mansioni a seconda dei casi. Un operatore di struttura per handicap gravi ha fatto notare come spesso, nei soggiorni estivi, il rapporto operatori utenti sia troppo alto, si lavori 24 ore su 24 e ne vengono pagate otto con un “rinforzino” forfettario di circa trenta euro o poco più. Altra nota dolente è l’estensione del periodo di malattia, in casi di gravi necessità.
Ma il punto vero è che la qualità del contratto di lavoro delle cooperative sociali è parte integrante del servizio erogato. Un lavoro per poter essere fatto bene deve essere desiderabile. E riconoscere i diritti elementari dei propri lavoratori significa migliorare il proprio servizio. In chiusura d’assemblea, Vannini ha notato come il territorio di Bologna non sia un luogo banale per il mondo delle cooperative, e che se ha avuto un ruolo importante nel passato potrà ancora segnare passi in avanti in futuro: anche in prospettiva del contratto nazionale. A quattro mesi dalle elezioni del primo cittadino, si è chiesto lo stesso segretario,”può la politica assistere in silenzio a quello che sta succedendo?”

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