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Bologna, Piazza Grande si riprende il dormitorio Rostom

Piazza Grande novembre 2014
Piazza Grande novembre 2014
di Ambra Notari
iazza Grande tornerà a gestire il dormitorio Rostom. Il Tar le ha dato ragione, e ora il Comune di Bologna, che questa estate aveva assegnato la struttura al massimo ribasso alla cooperativa carpigiana Solaris, dovrà anche pagare le spese legali. Sufficiente ai giudici per decidere è stato il primo punto del ricorso: pochi mesi fa il Comune di Arcore aveva risolto il contratto proprio con la Solaris per gravi inadempienze (tra gli altri motivi perché erano state riscontrate gravi criticità riguardanti le condizioni igienico-sanitarie e per la mancanza di specializzazione nella gestione del servizio).
Passaggio omesso dalla cooperativa nella domanda di partecipazione al bando. Il Tar ha agito in base all’art.38 del Codice degli appalti, che prevede l’esclusione di chi commette un errore grave nell’esercizio dell’attività professionale: per decidere non gli è servito altro. “Sono felicissima – ammette Amelia Frascaroli, assessore comunale ai servizi sociali -. Era questa la decisione che doveva essere presa sin dall’inizio. Ora non ci sarà nessun nuovo bando, Rostom tornerà a Piazza Grande”.
“Ripristineremo appena possibile tutti i servizi sospesi dal 1 di ottobre”, commenta Alessandro Tortelli, presidente dell’associazione che fino a pochi mesi fa gestiva, insieme con Antonionano onlus, l’ex Capo di Lucca, nato durante il piano freddo 2010-11. Un progetto sperimentale aperto 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, che ospitava anche il servizio di dimissioni protette, accogliendo i senzatetto con gravi problemi di salute una volta dimessi dall’ospedale.

Quest’anno, il bando per la sua assegnazione – come anticipato, al massimo ribasso – e la vittoria di Solaris, con la conseguente riduzione delle ore d’apertura e la sospensione del servizio di dimissioni protette. “Tutto questo per risparmiare 570 euro al mese”, constata amaramente Tortelli, che aggiunge: “Il comune prima dell’appalto pagava 25mila euro al mese e aveva garantiti 360 pasti, 340 ore settimanali e dimissioni protette. Dopo l’appalto a Solaris, Rostom al comune costa 24.430 euro al mese: nessun pasto, orario ridotto, stop alle dimissioni protette.
Un risparmio minimo ma, nel complesso, una perdita economica mensile per il Comune stimata attorno ai 9.400 euro: deve pagare i pasti, riempire quei buchi di servizio, prendersi cura delle persone che vengono dimesse dall’ospedale e non sanno dove andare. Una cifra altissima, perché quelle persone erano degenze post-operatorie, malati di Sla, dimissioni successive a operazioni al cervello, uomini e donne con gravi problemi di salute mentale. La Asl era contenta di noi, eravamo l’esempio perfetto dell’integrazione tra mondo sanitario e accoglienza. A Londra, progetti come il nostro vengono premiati. Da noi, cancellati”.
Anche oggi, dopo la sentenza del Tar, Tortelli non nasconde una certa demoralizzazione: “È triste che un servizio nato dal basso venga ripristinato da un tribunale”, e punta il dito contro il cosiddetto ‘welfare prestazionale’, che non prende in considerazione i risultati e i cambiamenti prodotti, ma solo le forze messe in campo. “I fondi, soprattutto grazie all’Europa, non mancano – conferma Tortelli -, ma serve un progetto adeguato e una strategia collettiva”.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2014 di Piazza Grande

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