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Perché voto la lista Tsipras

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
di Silvia R. Lolli
Vista la continua disinformazione per tutte le liste partecipanti alle elezioni europee il voto per la lista Tsipras, mi convince sempre di più. Sui canali televisivi nazionali, salvo un po’ quello regionale, mancano sempre le voci, durante la passerella dei candidati, di quelli della lista Tsipras. Un po’ meglio va a La7, ma non sarà un caso se l’informazione italiana evita di dare le notizie e di fare vedere i suoi candidati.
Un po’ di contro-informazione nella partecipazione al voto potrebbe solo fare bene visto il momento d’incertezza culturale esistente. Ci sono altri elementi che mi fanno ritenere importante questa scelta. Il candidato della lista è un greco, cittadino di uno Stato europeo che ha dovuto subire le scelte di un sistema che di politico, in termini di diritti e di solidarietà, ha sempre di meno.
La proposta di riprendere la strada dei diritti diventa la priorità. È il tema politico principale che contraddistingue la lista. Un altro elemento è quello di sostenere i paesi del Sud Europa, che non possono essere in subordine a quelli del Nord solo per i loro problemi economici, e che diventano importanti, riconoscendogli autonome responsabilità, per fare da cuscinetto ai tanti poveri migranti. È a questi paesi che viene richiesto di rimediare ai centenari sbagli fatti dall’Occidente.

Tsipras è l’unico candidato che proviene dal Sud Europa e noi siamo come la Grecia, la Spagna e il Portogallo un paese che è immerso nel Mediterraneo, appunto il mare del Sud, il confine. Anche questo dovrebbe dunque essere un tema importante da affrontare per chi dovrà votare per le europee. Non possiamo più permetterci di considerare il nostro paese solo in funzione del Pil e dei debiti che noi certo facciamo con la nostra politica, ma che anche gli altri paesi ci impongono attraverso logiche soltanto bancarie, monetarie e consumistiche.
Ma tutte le relazioni e le imposizioni europee si perdono quando l’Europa deve leggere i bisogni politici dei paesi nostri confinanti e allora? Dobbiamo continuare ad accettare la politica proposta finora? È più facile che sia un greco a farci ritrovare la strada per cambiare un paradigma e per cercare di fare al meglio i conti con la storia, soprattutto coloniale.

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