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In treno tra Emilia Romagna e Piemonte: indagine su una linea al di sopra di ogni sospetto

di Noemi Pulvirenti
Con l’apertura della prima stazione ferroviaria nel 1839, che collegava le pendici del Vesuvio con Napoli-Portici, i nostri avi inaugurarono la storia dei trasporti. Da allora il treno è entrato a far parte almeno una volta nella vita nelle storie di ognuno di noi. E ancora oggi, ogni giorno e in tutta Italia, le stazioni dalle città fino alle provincie hanno una funzione soggettiva e un valore personale. C’è chi lo usa per lavoro tutti i giorni, chi per raggiungere un amore lontano oppure per scappare o tornare; potremmo andare avanti all’infinito se cercassimo di elencare i motivi che ci spingono a usare un treno.
Io lo uso soprattutto per rivedere la mia famiglia. Da 7 anni vivo a Bologna e loro ad Alessandria. Una volta, o meglio fino al 14 dicembre 2013, esisteva una linea che mi riportava a casa; attraversavo i 250 km che ci separavano partendo da Bologna per poi cambiare treno a Piacenza e ripartire dopo 17 minuti per Torino.
Adesso quella linea al di sopra di ogni sospetto non c’è più. Per percorrere quegli ultimi 100 km devo andare a Voghera, sperare di non avere nemmeno due minuti di ritardo e prendere la coincidenza che mi porta ad Alessandria. E mi ritengo ancora fortunata, se volessi andare ad Asti dovrei arrivare ad Alessandria e cambiare l’ennesimo treno. Aggiungiamoci anche la tratta Asti-Torino, che ha provocato disagi per i pendolari con la soppressione di alcuni treni in orari fondamentali. Il Comitato dei pendolari di Asti si è già attivato per denunciare la questione. Proviamo a ricapitolare:

  • Bologna-Alessandria, 250 km, 3 cambi treno, tempo di percorrenza 03:48
  • Bologna-Asti, 280 km, 4 cambi treno, tempo di percorrenza 04:24

Le motivazioni che hanno portato a questa decisione per il momento non sono note; alcuni lavoratori delle ferrovie parlano di un accordo non raggiunto tra le regioni Emilia Romagna e Piemonte. Esistono delle soluzioni alternative all’uso dei regionali, peccato che siano dispendiose e non accessibili a chi non può permetterselo né economicamente né potendo programmare con largo anticipo la data di partenza. Quella linea è sempre stata affollata di pendolari e di viaggiatori che, come me, percorrevano quel tragitto in modo piuttosto economico avendo una valida alternativa all’uso dell’auto.
Ma non dimentichiamoci della modernità, dell’alta velocità e della possibilità di percorrere lunghe tratte in pochissimo tempo. Franklin diceva che Il tempo è denaro, soprattutto per le aziende.

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