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Bologna, una ragione in più per dire no al People Mover

People mover - Marconi Express
People mover - Marconi Express
di Sergio Brasini
Il 20 novembre 2013 Enrico Letta e Francois Hollande hanno ribadito la comune volontà di Italia e Francia di procedere con lo sciagurato e anacronistico progetto della TAV Torino-Lione. Lo stesso giorno, sempre a Roma, il Comitato No People Mover ha presenziato come “parte interveniente” all’udienza pubblica presso il TAR del Lazio dove erano in discussione i tre ricorsi di Marconi Express, CCC e TPER contro la delibera dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP) in merito al progetto di “monorotaia in salsa bolognese”.
In data 26 novembre 2013 il TAR del Lazio ha emesso la sua sentenza, dichiarandosi incompetente e rinviando ogni decisione di merito al TAR dell’Emilia-Romagna. Si allungano dunque i tempi della giustizia amministrativa e, di conseguenza, cresce l’attesa per un verdetto che potrebbe sancire l’addio definitivo ad un’opera inutile, contestata da più parti e che – attraverso l’escamotage di un project financing di facciata – finisce per addossare ogni rischio di impresa e di gestione ai cittadini di Bologna e della Regione Emilia-Romagna. Il progetto del People Mover ha mostrato numerosissime incongruenze, sia dal punto di vista tecnico-trasportistico sia da quello economico-finanziario. Nel frattempo ha funzionato a meraviglia come una perfetta macchina “mangia soldi”: il concessionario Marconi Express, a tutt’oggi, ha già “divorato” più di otto milioni di euro di fondi pubblici per la sola attività di progettazione.
Oltre ai motivi più volte sottolineati da chi è contrario al progetto, ve n’è uno in particolare del quale si parla troppo poco, ovvero l’impatto che avrà su di esso la prossima realizzazione del nuovo terminal passeggeri all’aeroporto Marconi. Il terminal è previsto in una posizione centrale rispetto alla pista, a circa 800 metri ad ovest rispetto alla stazione di arrivo del People Mover. Illuminante, da questo punto di vista, è il parere reso più volte in pubblico dall’arch. Fioretta Gualdi: poiché sarà impossibile prolungare il tragitto della monorotaia verso il nuovo terminal a causa di ostacoli fisici, incluso lo spazio aereo di accesso ad una servitù militare non attraversabile, per il collegamento sarà necessario installare tapis roulant e scale mobili, che i passeggeri dovranno percorrere portando a mano i bagagli.
L’alternativa più efficace e meno costosa, in termini sia di investimenti sia di costi di gestione è rappresentata invece dall’uso della nuova fermata SFM “Aeroporto”, distante meno di un km. dal nuovo terminal e collegabile, lungo via Bencivenni, con qualunque mezzo (ad es. bus elettrico, tapis roulant, piccolo sistema a fune) in un paio di minuti. Anche prima della costruzione del nuovo terminal le fasi di espansione ad ovest dell’aeroporto Marconi prevedono un progressivo avvicinamento alla nuova fermata SFM, con una sempre maggiore facilità di collegamento. Se poi fosse completata la fermata SFM “Aeroporto” su entrambe le linee che vanno in direzione di Verona e di Milano (sulla prima delle quali era originariamente prevista ma è stata poi accantonata come conseguenza dell’approvazione del progetto del People Mover), vi si potrebbero fermare tutti i treni regionali che passano già – uno ogni quarto d’ora per direzione – sulle linee di Verona, Milano e Prato. Lo stesso potrebbe avvenire anche per i regionali veloci, collegando direttamente al Marconi tutte le città lungo la via Emilia.
Quanto appena detto giustifica una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, la necessità di accantonare per sempre un’opera come il People Mover che, se mai vedrà la luce, contribuirà esclusivamente a produrre – attraverso il perverso meccanismo del project financing – nuovo debito pubblico occulto che emergerà poi a distanza di anni nelle pieghe dei bilanci delle amministrazioni comunale e regionale.

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