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Bologna e il welfare: le direzioni del cambiamento

Foto Cisl Basilicatadi Silvia R. Lolli
Qualche mese fa abbiamo assistito all’incontro organizzato da SEL Bologna con gli assessori al welfare e alla salute e sport comunali. L’argomento era ampio; il sistema di welfare che, solo con l’intervento del pubblico, non riesce più a garantire l’assistenza degli anziani. Si spiegavano le ragioni per organizzare tutto in un’unica ASP: avere più risorse disponibili da impiegare. In questo modo si rende più professionale e professionista un sistema che il Comune gestisce ma sempre di più con l’aiuto di altri; in primo piano sono le famiglie con il lavoro volontario delle donne, oppure con quello delle numerose badanti straniere. Fra l’altro questi lavori di cura non sono ancora contabilizzati nei PIL, se non quelli, non in nero, delle immigrate.
Nella sfera del privato si assiste a una involuzione (appunto il ritorno della donna ai lavori domestici) e nella sfera pubblica c’è l’ampia delega all’esterno, al privato. In quell’incontro diventava naturale per gli assessori inserire nelle stesse ASP le scuole dell’infanzia, anche dopo il risultato del referendum comunale, comunque consultivo. Continuare con l’idea delle convenzioni pubblico-privato sociale (o ormai privato), oppure costruire società per i servizi con personalità giuridica sembrano gli unici strumenti in mano ai politici del nostro territorio.
Tra i primi incontri alla recente festa del PD-Unità di Bologna (nel logo quest’anno si poteva notare meglio il cambiamento fra Unità, giornale in seria difficoltà, e PD che fino a poco fa era difficilmente digerito dai militanti bolognesi) c’è stato il primo, di tre, sul sistema sportivo, organizzati in ricordo di M. Cevenini. Alla fine di agosto si è parlato della gestione impianti sportivi oltre che della relazione volontariato/professionista in termini di lavori sportivi.

Rimanendo al tema gestione ormai ci pare segnato ed irreversibile l’atteggiamento degli assessori presenti dei comuni di Bologna, di Zola Predosa e della provincia, enti ancora ricchi di impianti sportivi di proprietà pubblica. Anche in questo settore la delega al privato si è concretizzata attraverso le convenzioni con società ormai neppure più sportive ma solo di gestione sportiva o di servizi, convenzioni che si fanno sempre più lunghe nel tempo: anche 29 anni! Cosa rimane dell’impianto di proprietà pubblica? Ci auguriamo di no, ma al termine del trentennio rimarranno solo spese di manutenzione straordinaria, oppure un rinnovo di convenzione ancora più lungo per poter sostenere tale costo, oppure il depauperamento dello stesso impianto.
Recentemente il centro Rosa Marchi, primo centro anziani in Italia, ha deliberato in assemblea straordinaria il cambiamento di alcuni articoli dello Statuto, fin dal suo nascere formalizzato in forma pubblica. Si è cambiata la personalità giuridica dell’associazione: è diventata riconosciuta; può iscriversi all’albo regionale (che può voler dire anche accedere meglio ad eventuali contributi?). L’obiettivo è stato quello di dare ai dirigenti, ergo presidente, una responsabilità patrimoniale minore, rispetto a spese che si rendono necessarie per rinnovare il centro.
Premettendo che tale scelta ci pare condivisibile, ci è sembrata tuttavia responsabile ed onesta la scelta di un socio che si è astenuto (l’unico) perché le spiegazioni giuridiche fatte dal Presidente , dalla commercialista dell’ANCESCAO nazionale e dal notaio presenti non erano per lui sufficienti. Ha pubblicamente ammesso che non aveva gli strumenti per capire bene che cosa dovesse approvare.
Al termine dell’assemblea abbiamo chiesto e chiediamo anche ora una maggior attenzione (trasparenza) da parte della politica in generale, ma soprattutto degli amministratori pubblici per accompagnare questi grandi cambiamenti. Forse è sempre avvenuto che le scelte e le decisioni di associazioni volontaristiche fossero fatte da pochi; 95 presenti su più di 1250 soci del Marchi è comunque una percentuale bassa per una decisione così importante. Però constatare successivamente che la scelta di molti è stata fatta più sulla fiducia piuttosto che sulla reale comprensione dei fatti, ci ha fatto proporre un momento di informazione/formazione e di discussione. Illustrare meglio, con l’aiuto del quartiere, il significato delle decisioni assunte in assemblea straordinaria ci sembra il minimo impegno per chi fa politica e propone i cambiamenti.
Tuttavia ci rendiamo conto che le attuali forze politiche, oltre che delegare al privato, non ritengono opportuno ridare ai cittadini la voglia di conoscenza sulla cosa pubblica che invece aveva permeato fino a poco tempo fa i bolognesi che hanno costruito le palestre, dato impulso alla scuola dell’infanzia e organizzato i primi centri anziani per una miglior qualità della loro vita. In questo modo si consuma l’indifferenza del cittadino verso la politica; poi non ci si meravigli se il demagogo Grillo continuerà a stare in Parlamento e se alle prossime elezioni non andranno a votare il 40% degli aventi diritto.

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