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La domanda rimane sempre quella: scuola pubblica o privata?

Referendum sulla scuola a Bolognadi Silvia R. Lolli
A Bologna, ma non solo, si discute ancora sul finanziamento alle scuole private. Ci sembra un conflitto molto più forte di quello che la calura estiva e la sorniona città semi vuota e a tratti abbandonata possono far vedere. Dopo il referendum comunale, vinto dal Comitato art. 33, dovrebbe per lo meno essere ridiscussa l’idea di finanziare scuole non pubbliche, anche se sussidiariamente rendono un servizio pubblico. La distinzione dell’art. 34 della nostra Costituzione si è subito incrinata nella storia della Repubblica, se già nel 1950 Calamandrei, laico costituente, nel suo discorso al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), si permetteva di mettere in guardia dai pericoli di un’interpretazione di parte dei principi costituzionali.
L’esprimere concetti fondamentali attraverso metafore con un linguaggio sobrio e diretto che oggi troviamo sempre meno comunicato da chi fa politica era la sua caratteristica. La lungimiranza ed il coraggio per le proprie opinioni sono doti ormai desuete nel rumore assordante mediatico di oggi che ci fa smarrire i fondamenti, i principi.

Prima di affrontare la parte del discorso più conosciuta, nella quale fa l’ipotesi che ci sia un partito dominante (totalitarismo subdolo) con l’obiettivo di violare la Costituzione cominciando a “trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, di impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private…”, afferma il principio di base, SENZA SE e SENZA MA, dell’art. 34 e di tutta la nostra Costituzione: “Lo stato deve costituire le scuole…La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius…Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene…”
Perché? A che cosa serve la scuola? All’inizio dell’intervento, nel 1950, afferma:

La scuola è un organo costituzionale… Se si dovesse fare un paragone fra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue…La scuola organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente… non solo nel senso di classe politica…anche della classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. Nel nostro pensiero la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie… (per) contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società.

Queste sono dunque le ragioni che stanno alla base dell’art. 34, mentre alla base dell’art. 33 c’è l’obbligo per lo Stato di “istituire scuole statali di ogni ordine e grado”.
Perché allora affidarsi sempre di più ad una sussidiarietà che non garantisce più l’obbligo per le istituzioni statali? Perché la politica (i vari livelli di governo della cosa pubblica) non ha più capacità e coraggio per applicare la Costituzione anche nei confronti della scuola? Perché lascia che si impoverisca e discrediti?
Nel caso delle scuole dell’infanzia si dice che non è ancora scuola dell’obbligo e che negli anni passati non si è fatta una legge per chiarire l’obbligatorietà. Tuttavia ci sembra una spiegazione semplicistica, per almeno due motivi, almeno qui a Bologna. Il primo è di carattere didattico-metodologico, oltre che politico: si vanifica un’eccellenza dovuta ad una stagione che soprattutto a Bologna ed in Emilia-Romagna aveva portato questa scuola, ma non solo, ai massimi livelli mondiali.
Il secondo motivo è squisitamente politico, perché denota anche l’attuale incapacità a fare leggi veramente di riforma per la scuola, per avere l’obbligatorietà per tutti alla pre-primary. Nella situazione attuale che in questi giorni di fine luglio sembra non porti a nessuna attuazione dei risultati del referendum, si può avere almeno un’apertura verso una nuova organizzazione? Cioè a Bologna si può togliere il finanziamento alle paritarie e contribuire con questi soldi per istituire inizialmente solo l’ultimo anno della scuola d’infanzia pubblica, visto che si dice che il contributo alle private non può coprire i costi dell’apertura di tante sezioni quanti sono i bisogni?
Può essere una possibilità per dare una risposta politica al risultato referendario, ma soprattutto denoterebbe una capacità del Comune a rimettere assieme un’idea di scuola pubblica, magari organizzando un tavolo per la scuola. Può diventare una nuova versione del famoso settembre pedagogico, che da alcuni anni, anche se in pochi incontri, i cittadini provano ad ipotizzare.
Tutto il problema invece si continua a limitare ancora una volta alla sola questione economicista; tuttavia vorremmo leggere tutti i dati di bilancio, che vorremmo partecipato, compresi i costi (pensiamo ci siano come citano le varie convenzioni) sui controlli delle scuole. Si dovrebbero poi conoscere i dati relativi ad altri indicatori (confronto fra i contratti degli educatori nel privato e nel pubblico e sui loro titoli; rapp.studenti/insegnanti, stud/spazi a disposizione, stud italiani/non italiano).
Tutti questi dati possono concorrere all’analisi economico-sociale del tema. Ricordiamoci anche di osservare se tutti i bambini, della fascia 3-6 anni che abitano a Bologna, sono scolarizzati. Con la nostra proposta il Comune avrebbe la possibilità di anticipare l’inizio della scuola, nella pre-primaria, per tutti i bambini, anche di coloro i cui genitori (pensiamo a chi ha la mamma casalinga) decidono solo di mandarli a scuola partendo dalla primaria e faticano forse ad iscriverli anche in questa. Potrebbe essere un’innovazione didattica che forse aiuterebbe l’inserimento di chi ha problemi di lingua italiana o di apprendimento più generale.
Infine possiamo ricordare, ma questo è il tema del prossimo articolo, che lo Stato continua in varie forme a screditare ed impoverire la scuola pubblica. Le cause sono attribuibili ad organi decentrati sul territorio, ma qui da noi sta succedendo mentre appunto si sta ancora discutendo del dopo referendum.

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