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Bologna, è morto Carlo "il Pompiere". Viva il Pratello Occupato e il suo fermento culturale

Carlo Ceccolini, il Pompieredi Leonardo Tancredi
È morto ieri Carlo Ceccolini. Un nome che per molti dice poco, ma tutti in via del Pratello, la sua casa, il suo mondo, lo conoscevano come il “Pompiere”. Non posso dire di essere stato suo amico, ma un paio di volte sono incappato in una delle sue leggendarie cene pantagrueliche. Mi scappa comunque di scrivere queste righe, certo perché è difficile sottrarsi alla paura del vuoto che genera la morte, ma anche perché quella del Pompiere, a parere mio, è una sepoltura che si porta dietro un pezzetto di storia della città.
Di quali gesta sarà mai stato protagonista Carlo il Pompiere? Niente di epico, a parte le mangiate e le bevute, appunto, ma un aspetto della sua vita vale la pena di essere ricordato: Carlo è stato testimone, ma anche protagonista attivo, di una stagione storica importante almeno per una parte della città, quella del Pratello Occupato, dell’incontro tra gli storici anziani frequentatori dei bar della strada e le creste colorate degli occupanti di alcune case. Un incontro che ha generato feste di strada condivise o serate di briscola nel Barazzo, concerti punk nelle cantine, produzioni artistiche e culturali, dove oggi nascono, lo sottolineo, comitati di residenti contro il rumore notturno. Roba che oggi pare fantascienza, eppure non succedeva più di vent’anni fa.

Questa storia, gloriosa secondo me, è stata costruita anche da tante persone come Carlo il Pompiere che hanno avuto la curiosità di parlare e conoscere i “terribili” studenti fuorisede, loro vicini di casa (occupata) che a Bologna si sono formati culturalmente e politicamente e a Bologna hanno restituito il loro contributo di attività culturale e politica. Era una stagione quella, in cui questa città poteva vantare ancora un fermento culturale, dal basso soprattutto, in cui da Bologna partivano fenomeni epocali come l’hip hop o il cyberpunk. E in quei giorni una strada, come via del Pratello, oggi teatro di scontri tra residenti e gestori di locali a suon di ordinanze comunali, era pacificata pur ospitando nel suo cuore i portatori del conflitto sociale. Fantascienza.
Come sia avvenuta questa trasformazione, cosa sia successo in questi venti anni è un tema da affrontare in altra sede. La cronologia dei fatti, però, ricorda impietosamente che nell’agosto del 1996 (l’unico agosto che ho trascorso in città) le occupazioni del Pratello sono state sgomberate, le colonne dei giornali locali hanno cominciato a riempirsi dell’insulso tema del degrado e dopo tre anni, per la prima volta nella storia repubblicana, un candidato di centro-destra è diventato sindaco.
In tutto questo, personaggi come Carlo il Pompiere e tanti altri dalle vite più o meno bizzarre, a loro modo hanno fatto “resistenza”, anche solo con la loro presenza, ingombrante in tutti i sensi, al bancone di un bar. Possiamo vederli come figure residuali, testimoni del tempo che fu, ma per me restano la parte più sana di questa città dove anch’io, terribile studente fuorisede, ha deciso di invecchiare. Sono la prova che a suon di birrette fuori orario e grigliate estreme il conflitto generazionale e lo scontro di esigenze di vita tra residenti e studenti, che pare oggi uno scoglio insuperabile, possono diventare dettagli trascurabili.
Grazie Carlo, per la tua generosità a tavola, al bar e con la divisa da pompiere, sempre in prima linea ad aiutare gli sfollati da alluvioni e terremoti. E lunga vita a via del Pratello.

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