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Unione terre di pianura: le promesse elettorali e le reali difficoltà del territorio bolognese

Unione terre di pianuradi Sandro Nanetti
Gli ultimi fuochi della campagna elettorale si consumano fra le mirabolanti promesse dei leader di partito di riduzioni di imposte, di future restituzioni di tasse già pagate o di milioni di nuovi posti di lavoro. Partecipare alla recente seduta del consiglio comunale di Castenaso mette di fronte a una realtà diversa e ben più dura. Il sindaco Stefano Sermenghi afferma che in prospettiva i comuni non saranno in grado di assicurare i servizi essenziali ai cittadini e che per contrastare questa china occorre dar vita a unioni intercomunali come momento di passaggio per successive fusioni di comuni, con l’intento di ottenere le indispensabili economie di scala.
Castenaso, a dire il vero, da anni faceva parte dell’Associazione intercomunale Valle dell’Idice, insieme a San Lazzaro e a Ozzano e per questa partecipazione aveva pure effettuato investimenti, salvo accorgersi che non esistevano le basi per proseguire un cammino comune considerato che le affinità tra i territori amministrati erano ben poca cosa a fronte delle macroscopiche differenze.
Il risultato è che si è dovuto innestare la retromarcia lasciando sul terreno un bel po’ di denari pubblici investiti dall’amministrazione in quella infausta impresa. E così la maggioranza di centrosinistra ha presentato in consiglio comunale un nuovo documento che sancisce il passaggio di Castenaso all’Unione delle Terre di Pianura, insieme ai comuni di Baricella, Budrio, Granarolo, Minerbio e Malalbergo.

Si tratta di un testo, elaborato dalle Giunte, dai consiglieri di centrosinistra e dai segretari del PD dei comuni coinvolti, che contiene le linee di indirizzo politico che dovranno guidare l’Unione. Ad abbondare sono i richiami all’efficacia e all’efficienza di questa scelta nonché a principi di economicità, a razionalizzazioni, a diminuzioni di costi e si arriva perfino a “immaginare nuovi orizzonti”.
Ma di numeri nemmeno l’ombra né si intravede un minimo di accenno a che cosa in concreto dovrà fare l’Unione Terre di Pianura per consentire quegli “efficientamenti” che un consigliere del PD afferma essere sicuramente raggiungibili. Ha così buon gioco l’opposizione, composta da civici e Movimento 5 Stelle, a ricordare che nel mondo del privato chi propone progetti imprenditoriali normalmente redige anche un business plan che ne costituisce il quadro d’insieme ragionato, offre una panoramica comprensiva anche dei principali fattori critici e, in definitiva, consente di valutare fattibilità e prospettive di successo di un’iniziativa.
Il documento di maggioranza viene approvato all’unanimità corredato però, come chiedono le minoranze, dall’impegno del Comune a presentare al consiglio comunale in tempi certi un documento contenente i tempi previsti e i principali passaggi operativi del progetto, la relativa struttura del piano dei costi, il confronto per principali centri di costo tra la situazione attuale e i risultati attesi dall’operazione, il funzionigramma e l’organigramma della nuova Unione.
Una prima nube sull’adesione alle Terre di Pianura si era già levata quando il costo del passaggio di Castenaso al sistema informatico intercomunale, valutato in origine 35.000 euro, era improvvisamente lievitato a 95.000 euro senza che arrivassero convincenti giustificazioni. Ma a superare il problema ci ha pensato il Sindaco Sermenghi che ha deciso di utilizzare per il sistema informativo di Castenaso la Società Lepida, ente di servizio alla regione Emilia Romagna, con ciò dando prova di grande autonomia ma anche, in questo caso, di un certo scetticismo sulle reali potenzialità dell’Unione.

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