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Con i Favia non si può cambiare

Foto di Giovanni Faviadi Sergio Caserta
Come previsto Berlusconi dilaga, annebbia il popolo italiano con la sua “macchina da guerra” informativa intatta e perfettamente efficace, Berlusconi è un macinatore di attività, d’invenzioni, di una comunicazione ipertrofica che però genera audience e spot, quindi fa girare soldi e riconsegna l’illusione che le sue insegne luminose torneranno a splendere, che la festa può continuare, anche perché diciamolo chiaramente, il suo diretto antagonista a destra il professor Monti ha sbagliato quasi tutto gettandosi nella mischia, senza pensare che la campagna elettorale non sia lo spread che si abbassa per pubbliche virtù.
Questa campagna elettorale si gioca sulla pelle di milioni d’italiani che non ce la fanno più che hanno bisogno di ritrovare un po’ di speranza e qualche certezza per il futuro, cose che francamente lui non è in grado di garantire, giacché come Dracula si è nutrito solo di tagli, sacrifici, riduzione di diritti. Il linguaggio aulico intende evidenziare che la posta in gioco è altissima e non si può sbagliare, lo scenario sarebbe stato molto diverso se Monti avesse mantenuto la sua neutralità, anche appoggiando dall’esterno una lista centrista, avrebbe difeso meglio i troppo magri risultati della sua opera che non sono spendibili in uno scontro dove di solito vince chi urla più degli altri, la spara più grossa, promette demagogicamente ciò che non manterrà.

Tutto questo per dire, e riprendo un precedente articolo del 28 febbraio, che la coalizione di centrosinistra non può permettersi di sbagliare un colpo in queste elezioni; candidata vincente, inseguita dalla lepre berlusconiana con tutto il codazzo e armamentario che si va radunando come un’armata di lanzichenecchi sotto le insegne del PDL, il centrosinistra non può permettersi di lasciare alla destra la rappresentanza di chi sta subendo le conseguenze più dure della crisi, lavoratori, disoccupati, pensionati, artigiani, donne, giovani e tutti i ceti deboli e perciò deve proporre un programma economico e sociale sicuramente orientato a ricostituire condizioni di vita migliori attraverso interventi conseguenti, politiche di welfare, tutela dei diritti lesi, progressività fiscale, giustizia sociale a piene mani; un centrosinistra che ritrova il suo mestiere e la sua base sociale ed elettorale.
Il centrosinistra deve conseguentemente distaccarsi dall’impronta Montiana della prima ora e segnare le differenze che ci sono con l’agenda del professore, di casini e Fini, questo è esiziale che avvenga. In questo senso è molto positiva l’apertura che Vendola ha fatto nei riguardi della lista “rivoluzione civile” di Ingroia, è importante perché tende a ricollegare e comprendere nell’alleanza di centrosinistra, un’area politico elettorale molto ampia e fornire un’alternativa concreta alla “collaborazione coatta” con un centro che in questo momento parla di “tagliare le ali” con la litania che destra e sinistra non ha alcun significato.
Del resto basta prendere a prestito le parole del presidente dell’eurogruppo, il conservatore Jean- Claude Junker, che insospettabilmente ma chiaramente ha parlato di crisi, di ritorno di Marx e di salario sociale, oppure di Obama che si appresta a nominare Jacob Lew, segretario al tesoro, avviando una politica di welfare decisamente più attiva e di segno diverso dal passato (come incisivamente ha rilevato il prof. Guido Rossi sul Sole 24 ore), per capire che questa crisi o si combatte con una politica alternativa al liberismo o non solo non finirà ma si aggraverà ulteriormente con conseguenze sociali imprevedibili.
Per realizzare una maggiore coesione del centrosinistra, però non si può pensare a riedizioni dell’Unione rissosa e ammalata dal protagonismo di capi e capetti, e non si può nemmeno far finta di non vedere quali sono le forze cui rivolgersi e mettere in movimento, quali coerenze indicare. In questo senso la decisione di Ingroia, verticistica e solipsistica, di offrire una candidatura, addirittura da capolista al fuoriuscito epurato Giovanni Favia, ritengo sia un errore molto serio da evitare se possibile senza tentennamenti.
Favia è in questo periodo consigliere eletto in Regione, già questo dovrebbe essere motivo di ritenzione da parte sua che ha sempre sbandierato contro i professionisti della politica, certo non da il buon esempio lasciando un incarico di rilievo in corso per ragioni inesplicabili (purtroppo non è solo). Favia piuttosto conosciuto come uomo-Grillo, è balzato agli onori della cronaca per una serie di episodi che l’hanno condotto a scontrarsi con il suo mentore per “ragioni di democrazia” criticando la direzione del movimento cinque stelle fino a farsi espellere.
Sono ragioni sufficienti per inserirlo dentro una lista che già è partita in salita per il difficile rapporto tra movimenti e partiti e stava realizzando a Bologna un percorso partecipativo sicuramente interessante? Veramente si ritiene che una persona come Favia sia un catalizzatore di voti tolti a chi? A Grillo? All’astensionismo? Ai movimenti certo no, agli elettori di sinistra ancora meno perché Favia non è uomo di sinistra, dalla quale ha sempre mostrato con comportamenti politici chiari la sua lontananza netta.
Egli, anche per età, è l’espressione emblematica di un’indifferenza individualistica verso le questioni sociali ed economiche, avulso da ogni tipo di relazione con il mondo che la lista “rivoluzione civile “intende rappresentare, è tutt’al più un ragazzo sveglio e fin troppo scaltro nell’arrampicarsi e sgusciare come un’anguilla da un incarico all’altro, basta riprendere la sua storia già dall’incarico di consigliere comunale.
Certamente sensibile e attento alle questioni ambientali, si è contraddistinto per la denuncia dei privilegi della casta, in particolare per gli stipendi dei consiglieri e degli assessori regionali, proprio per questo sarebbe stata molto più coerente una scelta di adesione senza l’accompagnamento della candidatura per non incuneare il sospetto della predisposizione a un carrierismo compulsivo
Sono andato a visitare il suo sito (pubblico) su Facebook, ha circa 14 mila seguaci, sono tanti ma certamente accumulati in tutti gli anni di militanza nel movimento e cariche elettive conseguite, alla sua dichiarazione di candidarsi con gli arancioni, hanno segnato mi piace 600 dei suoi amici, solo 164 hanno condiviso il messaggio.
Credo che questa o giù di li, sia la sua cifra politica e non è certamente tale da spostare l’orientamento elettorale se non quelli della pattuglia di fedeli che per diverse ragioni si riconoscono nella sua posizione. Il suo sito è una ininterrotta autoesltazione della propria immagine, in cui gli elementi di critica radicfale al sistema politico sono chiaramente proiettivi e incoerenti.
Un acquisto che non da valore aggiunto a una lista che intende mobilitare forze e coscienze, in una battaglia che ha bisogno soprattutto dei militanti convinti, un gioco che non vale la candela. Infine per chi, come tanti, è abituato a lavorare per unire questa sinistra disgraziata e frantumata, senza mai chiedere contropartite, è l’ultima delle scelte che potevano essere fatte per pensare di sostenere un “cambiamento” che a questo punto, almeno a Bologna, non può più avvenire.

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