Skip to content

Atlantide resiste: a Bologna di nuovo a rischio chiusura lo spazio che valorizza la "biodiversità umana"

di Francesca Mezzadri
La storia di Atlantide è complessa. E qui non si parla della mitica isola leggendaria, ma dello spazio occupato nel cassero di Porta Santo Stefano a Bologna a partire dal 1997 e che da 14 anni è gestito dai 3 collettivi storici: NullaOsta (gruppo di autoproduzione musicale indipendente underground), Antagonismogay (collettivo gay con vocazione queer), e Clitoristrix (gruppo femminista lesbico separatista).
All’interno di Atlantide, centro conosciuto anche a livello internazionale, vengono organizzati incontri, seminari, dibattiti, riunioni di collettivi e di altre realtà politiche oltre che appuntamenti musicali. Come spiega Beatrice, attiva nel centro, “la nostra è stata una presenza costante in tutti questi anni, Atlantide fa parte della storia. Per questo la volontà di farci chiudere ci lascia spiazzati”. Non è la prima volta.
“L’origine dei nostri problemi è stata la volontà di regolarizzare i collettivi nel 2008 quando la giunta Cofferati ci propose una convenzione con il pagamento di un canone annuo. Si pensò ad un modo per non avere problemi, in realtà si è rivelata un’arma a doppio taglio”. E fu una condizione comune a molti altri centri sociali che in quegli anni si “regolarizzarono”.

Solo che nel caso di Atlantide, una volta scaduta la convenzione nel 2011, durante il commissariamento della città, uscì a “a sorpresa” un nuovo bando per l’assegnazione del spazio con requisiti che non valorizzavano in alcun modo le attività fatte dai collettivi in quegli anni, concentrandosi su particolari come “la cura dell’ambiente”. “Perciò decidemmo di partecipare a nostro modo, ribaltando queste linee guida: dicendo che eravamo finocchie selvatiche, femministe in erba, punk in fiore e insistendo sul fatto che esisteva – esiste – anche la biodiversità umana”.
Non solo, Atlantide si attivò organizzando un presidio al quale parteciparono centinaia di persone, moltissime realtà si mobilitarono per il centro, la risposta fu molto forte. Non vinse, ma il bando fu annullato. Purtroppo la situazione si è ripresentata l’anno scorso con l’insediarsi della nuova giunta di centrosinistra. Nonostante un colloquio iniziale con il presidente del quartiere e il Comune dal quale sembrava emergere la disponibilità a non ostacolare le attività di Atlantide nel centro storico, l’estate scorsa è uscito un nuovo bando con linee guida molto simili a quello del 2011.
L’esito è stato purtroppo diverso: Atlantide anche questa volta partecipa, ma proprio nel giorno della presunta fine del mondo secondo i Maya, il 21 dicembre 2012, si scopre che i vincitori sono altre associazioni che con la storia di quel luogo non hanno nulla a che fare.
“La questione del bando è l’estremizzazione di questa politica cominciata con le convenzioni; abbiamo l’impressione che questa retorica della meritocrazia nasconda discorsi politici. Già dopo la prima minaccia di sgombero, una parte del centrodestra bolognese che ci ha sempre visti come una presenza eccentrica e disturbante all’interno di un quartiere benestante, ha brindato. Siamo uno spazio di socializzazione che eccede le logiche di mercificazione e di sussidiarietà e questo non piace a molti.”
Ma anche questa volta, Atlantide si è mobilitato e lo ha fatto non solo con una petizione online (al momento hanno già firmato più di 500 persone), ma anche con una pagina Facebook “Atlantide (R)esiste” che raccoglie tutti i numerosi messaggi di sostegno da parte di associazioni e amici, e con un’assemblea cittadina convocata mercoledì 9 gennaio alle 20 al Baraccano.
“Non crediamo che la volontà di chiudere Atlantide dipenda da un discorso pubblico di sicurezza: non ci sono grandi lamentele da parte dei cittadini per il rumore anche perché siamo al centro di un incrocio stradale trafficato”. Tra i messaggi di sostegno su face book è chiaro che Atlantide descritta come “una fucina di menti, di diversità, di cultura a livelli altissimi, perché sociale” rappresenta e ha rappresentato nel corso degli anni, non solo una realtà politica di cittadinanza gay lesbica e trans, ma anche un luogo di socialità, di incontro di diversità, di accoglienza.
“La nostra forza è la nostra storia e questo ci legittima a rimanere qui”, spiega Beatrice. “Penso anche che ci sia una sottovalutazione di Atlantide, della sua capacità di aggregare intorno a sé, dovuta anche al fatto che la politica non è più in grado di capire le reali dinamiche sociali, non è più in grado di rappresentare nulla. Sarebbe però troppo comodo dire che è solo questo. Forse anche dietro questa volontà di non vedere, c’è una precisa scelta politica. Allora quello che cercheremo di fare è mostrare quanta ricchezza c’è fuori dai dispositivi della rappresentanza”.
Petizione di Atlantide: http://autistici.org/atlantideresiste
Blog di Atlantide: http://atlantideresiste.noblogs.org

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.