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"Cambiare #sipuò": i motivi di una scelta tra trasparenza, democrazia diretta e coerenza

Cambiare si puo'di Marco Trotta
La prossima assemblea di “Cambiare #sipuò”, convocata per oggi 28 dicembre alla Scuderia di Piazza Verdi a Bologna, può essere l’occasione per sciogliere un dubbio e cogliere una opportunità. Il dubbio riguarda un problema ineludibile: può nascere in così poco tempo un soggetto politico che, con l’attuale e sciagurata legge elettorale, riesca al di fuori degli schieramenti conquistare una rappresentanza elettorale per insidiare la pretesa maggioritaria del pensiero unico liberista che sostanzia l’agenda Monti e che nessuno sembra più voler mettere in discussione?
Io penso di sì. Penso che “Cambiare #sipuò” sia il titolo giusto per suggerire quello che serve ora al pase: il ritorno della speranza, la volontà di dimostrare con i fatti che esiste un paese reale che in questi anni è stato schiacciato dalla crisi ma che è anche cresciuto con le lotte, nelle reti di relazione, sui territori al di fuori delle istituzioni. Un paese che vuole essere protagonista del proprio futuro. L’aspetto importante di “Cambiare #sipuò” è che per la prima volta questo è visibile nei 10 punti di principio e programma che si sono arricchiti con le assemblee nazionali.

E che sono la base dell’appello che è andato oltre le 10.000 firme. Non era scontato che fosse così, ed è invece è la migliore dimostrazione che sia possibile non solo la convergenza delle tante vertenze aperte in questi anni, per essere più forti. Ma anche insieme ai sacrosanti “No” oggi possiamo esprimere altrettanti “Sì”. Ovvero quelle proposte nate dai movimenti contro le grandi opere inutili e devastatrici, o la privatizzazione dei beni comuni che oggi sono modelli concreti e sostenibili di gestione della mobilità, di un’altra urbanistica, di scuola e università, del ciclo dei rifiuti, dell’energia e dell’acqua. Non sarebbe credibile nessun movimento che si presentasse alle elezioni senza dimostrare nei fatti come risolvere i problemi concreti che riguardano così tante persone e che al tempo stesso pongono il problema di un altro modello economico, di lavoro, sviluppo e consumo.
L’opportunità è collegata e riguarda il modo in cui si possa riuscire a far stare insieme soggetti diversi, ma soprattutto a rendere le cittadine ed i cittadini protagonisti delle loro scelte. Ovvero far tornare la politica ad essere uno strumento per decidere collettivamente i bisogni di una comunità cioé tutto il contrario del principio di delega che ci siamo visti imporre in questi anni. A me sembra che questa opportunità si possa cogliere se ci si ispira ad una serie di principi condivisi. Penso soprattutto a tre che ho visto all’opera con il movimento per l’acqua bene comune che cito perché è quello di cui ho esperienza diretta da attivista.
Consenso: “Cambiare #sipuò” risulterà credibile se riuscirà ad aprire le sue discussioni al di fuori dei contesti assembleari dove ci siamo incontrati fino ad ora, dimostrando di poter risolvere le discussioni interne con il metodo del consenso invece che delegare al gioco delle maggioranze e delle minoranze. Questa è l’offerta unica che viene già proposta da chi utilizza le primarie e chiede deleghe in bianco per riformare il paese. Cambiare si può deve poter dimostare che per cambiare serve un protagonismo di cittadine e cittadini che non si esaurisca con il voto e la delega, ma oggi si sappia confrontare costantemente con chi esprime bisogni reali, con i soggetti che si vuole rappresentare.
Trasparenza e democrazia diretta: nelle modalità con le quali si prendono le decisioni, si fanno consultazioni, si amministrano le risorse. E’ un tema essenziale sul quale oggi sono incartati praticamente quasi tutti i soggetti politici, attuali incluso il movimento 5 stelle con le sue derive autoritarie. E invece oggi non solo è matura la consapevolezza che la politica è uno strumento finalizzato al bene comune se viene gestito in maniera trasparente, ma anche se permette la partecipazione diretta e consapevole alle scelte. Se si riesce a rompere la gabbia di ferro della dittatura della maggioranza imposta dai vari modelli elettorali con consultazioni dirette, incarichi a rotazione, democrazia di genere e di generazione
Coerenza: il 10 punti arricchiti dell’appello “Cambiare #sipuò” già oggi rappresentano un programma di azione che si può perseguire insieme verso ed oltre le elezioni politiche. Il tema non è creare un ennesimo soggetto politico con le sue strutture rappresentative. Il tema è dimostrare che si vuole portare avanti un insieme coerente di proposte concrete per il paese, che non si deve aver paura di rilanciare nell’interesse dei soggetti deboli, esclusi e privati di diritti che stanno diventando la maggioranza. Proposte che oggi devono interrogare chiunque pensi che la concretizzazione dei principi di fondo dell’agenda Monti, nascosti dietro il moderatismo di facciata, siano una inaccettabile ipoteca sul futuro di tutte e tutti. Sono dimostrando questo un soggetto che si presenti alle elezioni può meritamente chiedere anche una rappresentanza istituzionale.

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