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Bologna, sgombero dell'Officina Tsunami: addio a un laboratorio culturale di arti e mestieri?

Officina Tsunami
Officina Tsunami
di Alice Facchini
Mercoledì 24 ottobre, ore 7.40. La polizia fa irruzione e sgombra l’Officina Tsunami di via Larga, a Bologna. “Era da dieci giorni che li aspettavamo – spiega Massimo Montanari, alias Topo Dj, dell’Officina-. L’ordinanza di sgombero era arrivata da tempo: eravamo preparati”. All’interno, tre ragazzi stanno facendo una resistenza artistica pacifica, per protestare contro questo sgombero. Una grande gabbia per uccelli appesa fuori dallo stabile ospita un ragazzo che suona la tastiera. Si tratta di Damien, un ragazzo francese del Circo Panico. All’interno dell’Officina, oltre a lui, ci sono anche due membri dell’Urban Reset. Una ragazza fa danza acrobatica sui tessuti, un altro suona le percussioni. “Dopo un anno, rivendichiamo il diritto di ad esistere di questo spazio, che comunque è diventato un polo culturale e un centro di ritrovo importante”.
L’Officina Tsunami nasce l’11 novembre 2011. Tra poco avrebbe compiuto un anno. “Quando abbiamo occupato l’edificio l’anno scorso, le condizioni erano disastrose. Era pieno di rifiuti: in ogni camera, almeno 50 centimetri di immondizia. Per anni è stato covo di spacciatori e tossici: le siringhe erano ovunque. Il rischio di prendere delle malattie era molto alto. Noi abbiamo ripulito tutto, abbiamo tolto tutta l’immondizia e abbiamo reso l’edificio un luogo accogliente. Nelle stanze, si svolgevano laboratori, e durante questo anno abbiamo organizzato anche diverse esposizioni. In un articolo, ci hanno addirittura definito un museo“.

Il motivo dello sgombero? Una denuncia per disturbo alla quiete pubblica da parte del condominio al di là della strada, scaturita dopo l’ultima festa a giugno. Dava fastidio la musica, le vibrazioni, il via vai. Allora la società Roveri S.r.l. di Roma, proprietaria dello stabile, decide di far sgombrare i ragazzi. Continua Topo Dj: “Adesso l’edificio ha tutt’altro valore rispetto a quando l’abbiamo occupato: ora ha delle conformità che prima non aveva. E’ molto comodo riprenderlo dopo che noi l’abbiamo riqualificato”.
Serigrafia, giocoleria, cucito, trucco, costumi, meccanica, falegnameria, carpenteria, metallica, carrozzeria, cucina, pizzeria… Questi i laboratori che erano nati all’interno di questa realtà. Molta attenzione si dava anche alla musica: dj set ogni domenica, e allestimento di sala prove per gruppi. “Un altro punto su cui insistiamo molto è il riciclo. Ogni mercoledì veniva organizzato un mercatino del baratto, per evitare di dover usare denaro, in questo momento di crisi”. Ma l’Officina Tsunami era soprattutto un polo artistico: durante i Block party organizzati la domenica, i writer potevano disegnare e abbellire i muri, c’era il microfono aperto per chiunque volesse esprimersi in freestyle, e l’invito era rivolto a giocolieri e a qualsiasi altra forma di espressione artistica. Il modello era quello dei Block party nati nei ghetti americani, grazie ai quali si è diffuso il genere dell’hip hop.
I tesserati delle Officine Tsunami sono più di 2000, secondo Topo Dj, mentre i soci attivi sono una trentina di persone. In questi ultimi giorni, è stata organizzata una raccolta firme contro lo sgombero: “Vogliamo far capire che la gente ci vuole bene, e che vuole che rimaniamo. Nel giro di qualche giorno, abbiamo raccolto circa 1.500 firme”.
“Noi dormivamo nell’edificio – spiega un ragazzo -. In questi ultimi giorni, sapendo dello sgombero, abbiamo deciso di spostarci, per evitare scontri. Stanotte, hanno dormito dentro solo quattro persone”. I poliziotti fuori dallo stabile sono moltissimi. Tre volanti più due camionette invadono il parcheggio antistante. “Nella mattinata, i poliziotti sono arrivati in forze come se si aspettassero dentro una guerriglia. Visto che la situazione è molto tranquilla, già ora sono andati via un paio di blindati, con almeno una dozzina di agenti antisommossa. Noi comunque abbiamo sempre dichiarato una resistenza pacifica e artistica, come peraltro sta avvenendo oggi”.
I poliziotti stanno ancora controllando l’edificio, stanza per stanza. Sono entrati con l’unità cinofila, per verificare che non ci siano sostanze stupefacenti. Poi, con l’intervento comunale dei vigili urbani, inizieranno a chiudere lo stabile: con il fabbro, salderanno le porte e metteranno i lucchetti dove necessario. Alla fine, verranno affidate simbolicamente le chiavi dei nuovi lucchetti a un rappresentante della proprietà.
I ragazzi dell’Officina sono tutti fuori, mangiano salsicce per colazione, mentre assistono alle performance dei loro tre compagni, che ancora stanno occupando. “Non ci fanno portare dentro né da mangiare, né una nuova cassa per la musica, visto che una cadendo si è rotta. Noi non chiediamo di riavere il posto: noi pretendiamo di riaverlo, dopo tutto quello che abbiamo fatto. Prima era uno spazio fantasma, che non esisteva. Noi l’abbiamo costruito da zero”.

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