Banca Etica: “La corsa al riarmo premia gli Usa, tassare anche le attività fossili”

di Roberto Ciccarelli /
2 Novembre 2026 /

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Parla il direttore di Banca Etica Nazzareno Gabrielli: «Quella del governo non è una Tobin Tax: è pensata solo per reperire risorse. Più che gli “extra-profitti”, bisogna colpire gli “extra-dividendi”: la rendita che esce dalle grandi banche e arricchisce i grandi fondi d’investimento»

Nazzareno Gabrielli, direttore di Banca Etica, l’Unione Europea permetterà al governo Meloni di usare 14 miliardi di euro per il riarmo a partire dalla prossima legge di bilancio. Cosa ne pensa?

Fa male vedere che l’Europa concede flessibilità sui debiti pubblici per il riarmo ma non per la spesa sociale. Noi siamo contrari agli investimenti in armi. La corsa al riarmo non creerà più sicurezza per l’Europa, al contrario. La cosa più paradossale è che una larga fetta del denaro destinato alla corsa al riarmo sarà spesa per comprare armi dagli Usa, vanificando anche lo scopo di rendersi indipendenti.

È favorevole ad introdurre una tassazione specifica o maggiorata per le banche che finanziano il riarmo?

Lo siamo a condizione che vada a colpire le attività più speculative, quelle dannose per la collettività come il sostegno alle fonti fossili e al riarmo che provocano la crisi climatica e geopolitica di cui tutti paghiamo il prezzo. Siamo contrari invece a quelle tasse che scoraggiano le banche dal perseguire la loro missione sociale: fare credito a famiglie e imprese per sostenere l’economia.

Cosa pensa della richiesta di 5 miliardi a banche e assicurazioni inserita dal governo nella manovra?

Le banche già pagano imposte più elevate rispetto alle altre imprese in ragione di addizionali aggiunte negli anni. Quelle più grandi e quotate in Italia continuano a macinare utili e profitti record e a distribuire lauti dividendi. Solo nel primo trimestre di quest’anno le principali banche italiane quotate hanno raggiunto circa 15,5 miliardi di euro, in crescita del 5,5% rispetto al 2025. Mi sembra ragionevole chiedergli un contributo in più per sostenere la spesa pubblica. Tuttavia bisogna distinguere le attività. Per noi, che siamo una società cooperativa per azioni, la tassazione supera il 34%. E il discorso è molto diverso.

Dal «contributo» chiesto dal governo dovrebbero essere escluse proprio le banche cooperative…

Fa piacere che, questa volta, abbiano riconosciuto la profonda differenza di modello di impresa che c’è tra queste banche vicine ai territori e le grandi banche quotate in borsa.

Ma è sufficiente?

Potrebbero premiare le iniziative di redistribuzione. Tra il 2023 e il 2024, quando i tassi di interesse crescevano, abbiamo deciso di destinare il 10% degli utili per ridurre le rate dei mutui ai clienti più fragili sui quali i rialzi dei tassi hanno gli effetti più pesanti. Estendere una iniziativa simile sarebbe molto d’aiuto nella crisi sociale indotta dall’inflazione e dai bassi salari oggi.

La manovra aumenta la tassa sulle transazioni finanziarie: ritiene che questo strumento sia efficace per colpire la speculazione?

L’idea è valida, soprattutto se parliamo delle transazioni ad alta frequenza, quelle compiute da algoritmi che in pochi secondi acquistano e rivendono migliaia di titoli per guadagnare sulle oscillazioni di prezzo. In questi casi gli intenti sono speculativi e spesso destabilizzano i prezzi delle materie prime essenziali. La misura proposta dal governo non è però una vera Tobin Tax.

Perché?

Non ha l’intento di scoraggiare la speculazione finanziaria. L’unica finalità di questa misura è reperire risorse. Nel 2026 questa tassazione ha generato un gettito di 1 miliardo. Se fosse usato per le spese sociali e la lotta ai cambiamenti climatici, ci avvicineremo di più all’idea originaria della Tobin Tax.

In che modo potrebbero invece usare i proventi?

Per le spese militari o fossili, saremmo ben lontani dalla tassa che i movimenti chiedono da decenni.

Oppure potrebbero usarli per coprire misure una tantum come il taglio Irpef…

Anche. Più che tasse straordinarie che colpiscono in maniera generica e indistinta sarebbe più efficace, ed equo, agire sulla progressività del sistema fiscale. La richiesta di un contributo straordinario sarebbe ripartito tra tutti i contribuenti che hanno registrato risultati positivi. Avrebbe anche più senso un disegno organico sulla tassazione dei capitali senza però danneggiare le attività delle banche e scoraggiare il credito. In questo modo si premiano sempre i più grandi.

Dove finiscono i dividendi miliardari delle grandi banche italiane?

Per circa il 70% arricchiscono i grandi fondi d’investimento stranieri: Blackrock, Vanguard o Norges. Solo il 15% va a famiglie e investitori retail italiani. In larghissima parte sono risorse che escono dal paese, e spesso anche dall’Europa. Le banche cooperative e popolari sono esenti da questi fenomeni.

Ritiene giusto introdurre una tassazione specifica su questi flussi?

Sì, ma invece di una tassazione sugli «extra-profitti», avrebbe più senso immaginare di tassare gli «extra-dividendi».

Per quale ragione?

Diversamente dagli «extra-profitti», gli «extra-dividendi» sono una tassa sulla rendita che esce dalle grandi banche e arricchisce i grandi fondi d’investimento e non riduce la capacità della banca di erogare prestiti a famiglie e imprese.

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 30 ottobre 2026

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