La bellezza di Archivi aperti e Gender Bender

di Silvia Napoli /
29 Ottobre 2026 /

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Le programmazioni si intensificano e rincorrono in questi frenetici giorni d’autunno, mentre facciamo i conti con una crisi sociale senza precedenti: con più o meno fatica dal centro alla Periferia, soprattutto con tutto il coraggio e la determinazione che certe scelte comportano, mi voglio riferire in quel di Corticella a Collettivo Amalia- tra un atto e l’altro, che animano il teatro del Lampadiere nell’immediato e a breve in proprio e in collaborazione con il Teatrino del Giullare anche la mitica sala Centofiori, ma penso anche a Dom naturalmente nel martoriato Pilastro, a teatri di Vita in Emilia Ponente, Gender Bender all’Esprit Nouveau in anteprima, mente aprono le stagioni Ert nelle 5 sedi, scioperi permettendo ed avvicinandomi al cuore pulsante cittadino, penso anche ad Angelica d’autunno che ha inaugurato una riuscitissima collaborazione con il festival la Citta delle Donne e Lab 5c, di vicolo Facchini, luogo superindipendente, diventato da ieri mentre scrivo, fulcro di una decina di giorni di celebrazioni nel cuore storico di Bologna insieme a location altrettanto alternative e viceversa superufficiali nel nome di Anteo Zamboni.  

E partirei per questa disamina complessiva che diluirò in due puntate proprio dalla figura iconica e non poi così misconosciuta come ho avuto modo di constatare, di Anteo Zamboni, da non confondersi con un altro martire giovane, sempre Zamboni, ma di nome Luigi che titola la via bolognese universitaria per eccellenza.  

Ed in effetti, il tema del sacrificio giovanile, quasi come capro, in nome di una permanenza della società altrimenti destinata all’entropia e alla dissoluzione è un po’ un sottotesto antropologico e mitopoietico con cui potremmo leggere non solo queste programmazioni squisitamente storico culturali e performative ma anche tanti fatti dell’oggi più cogente.  

Per tornare a noi, bisogna dire qualcosa sullo straordinario team creativo e organizzativo allestito tra varie personalità cittadine e facente capo alla consigliera comunale Di Pietro, che di cause nobili e parti giuste della storia se ne intende parecchio e ha saputo tenere insieme tante anime e ingegni della citta a partire dalla rete Archivi del presente, l’Anpi, il consiglio comunale stesso, l’Archiginnasio, l’Istituzione Minguzzi i teatri della salute Mentale e gli Artisti irregolari, associazionismi culturali dal basso, e scrittori, studiosi quali Brunella Dalla Casa, Loriano Machiavelli, Maurizio Matrone, Valeria Babini and many mores, intorno a questa impresa titanica che intanto di bello ha già ottenuto dalle primissime battute un risultato strepitoso di coinvolgere in modo proattivo tantissimi giovani in una sorta di laboratorio storico, che ha per oggetto in realtà un affondo su Bologna ai tempi del fascismo, con tutti i suoi risvolti di ambiguità e voltagabbanismo presenti. Quei comportamenti che ogni forma di potere pervasivo induce a più livelli e che trovano sempre vittime ideali, come si diceva. Forse antieroi che sono costretti quasi malgrado se stessi a diventare eroi.  

Intorno a questa ambiguità che le letture storiche non sciolgono mai fino in fondo e più che altro accavallandosi aprono domande e scenari atti a interpretare il presente, ruota tanto di questo ricchissimo pattern che è Zamboni 100. Le programmazioni dicevamo sono ricche, intense, sono peraltro consultabili per una vostra comoda calendarizzazione nel day by day sul sito dell’Istituto Parri, ma mi preme sottolineare come si tratti di un inedito o quantomeno poco usuale esempio di sviluppo realmente rizomatico di un progetto, nella orizzontalità e integrazione di linguaggi e codici generazionali e generativi molto diversi tra loro, ben esemplificati dai luoghi, perché tra Serendippo e ovviamente lo Stabat Mater ci passa il discorso della rappresentanza istituzionale, ma non si discute la messa a valore del dibattito storico più tradizionalmente inteso tanto quanto i contenuti digitali prodotti dalla ricerca, dalla freschezza e dallo sbuzzo di Veronica Zinnia in arte Beccamorta. Le mostre frutto di ossessioni e ostinazioni incrociate sono imperdibili tra vicolo Facchini e Test di vale Carducci. A questo proposito segnalo la sera del 31, lo scoppiettante finissage della mostra in Facchini, impreziosito dai contributi musicali da un lato cantautorali di Marco Vincisgrassi e free style da parte del rapper Digiuno da quel di Torino. Si segnalano anche le iniziative più off del 30e31 al circolo anarchico Berneri. Naturalmente tutto si concentra tutto insieme ed ecco dunque che stabilendo contiguità con gli spazi del museo della Resistenza e del Parri con incursioni collaborative anche presso il s Leonardo di Angelica ecco il ritorno della diciannovesima edizione di Archivio Aperto. Una cosa piccola e azzardosa una volta nata dalle intuizioni, lo sbuzzo e la capa tosta dei ragazzi della associazione Home movies, che in qualche modo, cosi come Machiavelli sostiene che spesso la fiction possa assurgere al livello di trattato storico, avevano idea di ricostruire uno zeitgeist ed un’estetica di massa dalla raccolta di filmini di famiglia o quantomeno di super otto privati o anche da prove sperimentali, inedite su e di personaggi culturali noti, magari colti in una dimensione, biografica, lirica, ossessiva, che però marca linee e confini di investigazione nel tempo e nello spazio. Nel tempo Archivio aperto è diventato il format pubblico attraverso il quale si esprime l’attività di valorizzazione di quella che oggi è la Fondazione Home Movies. Il concorso in generale si rivolge a registi, ricercatori, artisti, autori. Il concorso internazionale è aperto ad opere di qualsiasi genere, ovvero documentari, found footage, sperimentali, videoessays, animazione o finzione e di ogni durata che però mettano al core della propria ragion d’essere la memoria e l’Archivio. Poi c’è il concorso open frame, aperto a qualsiasi genere o paese, per opera di durata inferiore o pari a trenta minuti, sorta di clips dunque, realizzati in contesti accademici, universitari, workshops e residenza. Inoltre il festival prevede una giuria giovani per ragazzi tra i 18 e i 26 anni appassionati di cinema, archivi, cultura visuale. Ma appunto, essendo la prospettiva storicizzata uno degli approcci di questo attesissimo festival di appassionati, anche in questo caso, ogni volta più giovani che nell’edizione precedente, (intanto siamo già a quota !9 edizioni), non può mancare una nutrita partitura retrospettiva. Cosi come la maggioranza dei film in concorso si vede alla sala Gino Cervi della Cineteca in via Riva Reno, la emozionante e imperdibile retrospettiva di Stan Brackhage, il grande cineasta e artista d’avanguardia statunitense, un buon esempio di quella postura ibrida tra docu, fiction, opera visual e performatività che tanto è cara a Paolo Simoni e soci, si può invece approfondire nella chiesa sconsacrata di S Mattia, da anni un po’ quartier generale del festival, sede delle attività evento, dei talks, di diverse sonorizzazioni. Al taglio del nastro, gli organizzatori curatori, in modalità bilingue, data l’internazionalità della rassegna, ci avvertono che non è casuale il titolo upsidedown, ma che allude un sottosopra sociale, politico, antropologico, un grande scossone di civiltà che ci sta travolgendo tutti.  

E difatti le proiezioni concept, cioè quelle che rappresentano un po’ sezioni tematizzate, sempre in S Isaia vertono proprio su periodi e luoghi di movimenti e sommosse.: il 77, Radio Alice, il G8 su tutti, per rimanere in casa nostra. Chi scrive, per esempio ha potuto vedere iersera una sorta di composizione da filmati concessi da privati che in varie città italiane riguardavano proteste e cortei giovanili degli anni 70. Che dire di fronte ai fumi di lacrimogeni di allora in confronto a scene in parte, naturalmente solo in parte assimilabili a quelle di oggi? Certamente questo festival iniziato giovedì 22 ottobre quasi istiga alla riflessione su cosa sia fare fil autorale oggi in una dimensione o di neorealismo o di documentario a fronte delle infinite possibilità offerte anche di base dal digitale. E la giornata più pensosa in questo senso sarà lunedì 26 ottobre, quando a premiazioni già concluse, avremo una serie di dibattiti, conferenze e talks in merito a questo ed anche alle pratiche e politiche di implementazione di archivi che per quanto specialistici siano possano anche risultare viventi e partecipati. Le premiazioni saranno in tardo pomeriggio serata di domenica, l’evento conclusivo al S Leonardo, sempre domenica con un insieme di sonorizzazioni e filmati a tema Africa mediterranea.  

Tra cinema, teatro, workshops, talks e presentazioni si muove anche la ventiquattresima edizione di Gender Bender. Un numero importante che prevede, in questo fine settimana la fruizione di una performance esito di una residenzialità da parte dell’artista associato Daniele Ninarello, come antipasto- preview di quanto avverrà dal 27 ottobre al 7 di novembre. Vicino, vicinissimo si intitola la performance pubblica che restituisce gli esiti di un laboratorio con cittadini che hanno abitato il particolarissimo spazio Le Corbusier in piazza Costituzione 11. La cover telematica di Gender Bender ci ricorda che da più di 20 anni vengono celebrate le differenze di corpi, generi, identità e che questo avviene in realtà tramite progetti speciali nel corso di tutto l’anno. E il trailer predisposto per illustrare lo spirito di questa ennesima rassegna è naturalmente come si conviene super accattivante, e colorato: del resto la postura arcobaleno contraddistingue ormai da un pezzo Gender bender che ormai, divenuto festival più che maggiorenne non ha più bisogno tanto di provocare, sorprendere a tutti i costi, ma casomai di fare da sonda, sensore, apparato di monitoraggio del tasso di inclusività sociale, di verificare esiti e andamenti di un certo modo fluido di stare nel mondo e di saperlo raccontare vederne i più complessi intimi risvolti. Teatro arcobaleno, il teatro a tematiche di genere per giovanissimi e famiglie di ogni tipo è da tempo caposaldo, così come il focus Performing Gender ci ha abituato ad una esposizione dei corpi che sfugge ad ogni facile catalogazione di appetibilità di mercato. Gender Bender si nutre come si diceva di assaggi, primizie di stagione in preview. Per esempio, lunedì 26 ottobre, abbiamo dalle 20, una serata Celine Sciamma, regista e sceneggiatrice francese di punta che presenterà un corto dedicato alla poetessa Patrizia Cavalli e il mediometraggio Tutti frutti, che è in pratica un collage di frammenti di archivio privato e appunti visivi girati in totale solitudini, come vediamo in continuità con il festival Archivio Aperto. Il 28 di ottobre, si inaugura invece presso gli spazi di Senape, vivaio urbano, la mostra Corpi fuori traccia di Jacopo Camagni, ovvero una carrellata di disegni queer. Giovedì 29 trattasi della vera giornata inaugurale ufficiale. Si comincia nel primo pomeriggio con la presentazione di un libro fotografico e si va avanti con il tradizionale brindisi di buon auspicio nei locali del cassero, per proseguire con il primo film della programmazione, come sapete aoggetto all’ambitissima votazione del pubblico. Siccome il clima è festoso, si tratterà di una proiezione dedicata alla nascita dell’universo musicale hiuse e programmatico suona il titolo che ci invita a muovere i corpi. Venerdì 30 si entra dal vivo nel mondo performativo connaturato da sempre a questo festival con l’attesissimo HA di Jana Jacuka, performer lettone residente nei Paesi Bassi. Questo spettacolo ha il sostegno dell’ambasciata di quei paesi, sarà alle 19 al S Leonardo prevede anche un momento di confronto con la compagnia. Rerum dei ravennati Nanou è uno spettacolo ideato per i sotterranei di Palazzo Bentivoglio si ispira a Shining di Kubrik per evocare una familiarità onirica e conturbante con qualche luogo particolare dal nostro passato conscio o inconscio, individuale o collettivo. Il tutto è articolato come concept installativo mobile, itinerante per chi viene a vedere e partecipare e che può essere libero di entrare e uscire in qualunque momento. Non mancano naturalmente nella stessa giornata diverse chicche anche al Lumiere. Nella serata di Halloween ancora conferenze a Mambo e uno spettacolo di danza dentro S Mattia, a firma Iran Germania Norvegia; Of the heart, en etude. Ma la serata e lunga e dark e prevede diverse repliche teatrali ma anche l’atteso Suspended Chorus di Silvia Gribaudiall’Arena del Sole per suggellare il clima trasgressivo e festaiolo con il celebre Halloween Party. La quiete tradizionale di Ognissanti si addice ad immergersi in una giornata laboratoriale con Jana Jacuka, per traslarci poi, in clima di continous learning negli spazi di Damslab per questo spettacolo di Riccardo De Simone, vincitore di Dna appunti coreografici 2025, dal titolo Everybody has a fate. Passando a martedì 3 Novembre, troviamo notevolissimo l’incontro programmato con Catherine Laceyin sala Borsa. Striamo parlando di una delle voci più intriganti della narrativa americana contemporanea: basta ricordare di lei due titoli molto diversi ma egualmente audaci quali A me puoi dirlo e Biografia di X, una biografia queer fittizia che sovverte audacemente la storiografia patriarcale. Mercoledì 4 novembre abbiamo presso la biblioteca della Casa di riposo Lydia Borrelli a la recherce du temps perdu. Definito un progetto di e con Est Roman Coulon, per il quale credo si debba stare particolarmente attenti alle prenotazioni dato che si tratta di un lavoro per uno spettatore alla volta, liberamente ispirato alle ossessioni personali dell’artista, talmente affascinato dalle pagine della recherce di aver deciso di copiarne certosinamente tutti i capitoli attaccando pii i fogli di carta tra loro. Una più che cogente riflessione su memoria, immaginazione, passato e futuro. After all di Segolene Weinachter, si spinge più in là parlandoci apertamente di morte e invitandoci ad immaginare il nostro stesso funerale. Uno spettacolo che sarà performato al Das di via del Porto, che è in quanto produzione targato francia Scozia ma che si avvale di una fitta rete distributiva di festival italiani e del supporto della notissima compagnia di danza Abbondanza- Bertoni. Una prima cinematografica al Modernissimo quale quella del film messicano Our body is an expanding star ci sembra altrettanto imperdibile. Qui siamo dalle parti della memoria familiare di due fratelli queer e dalle parti evidentemente del recupero di radici identitarie decolonizzate.  

E a proposito di contenuti di grande pregnanza intersezionale e attivistica la giornata del 6 novembre si annuncia imperdibile con questo laboratorio tenuto da Chiara Bersani e Flavia Dalila D’Amico presso mambo dalle 14 e 30. Si tratterà di un laboratorio di scrittura e di movimento insieme che cercherà di scandagliare collettivamente desideri e frizioni dei corpi conformi o meno che siano. Si cercheranno parole per dirlo cantate, danzate, parlate. Le stesse curatrici performer insieme alla organizzatrice manager culturale Giulia Traversi presenteranno rimanendo sempre a Mambo alle 18 e 30, il libro Prima di ogni cosa- per un futuro crip. Già dal titolo possiamo evincere una natura attivistica del testo e una riflessione sull’abilismo e la necessità politica di smontarlo, perché con esso vengono anche a cadere pilastri della società iperproduttiva e neoliberale. Sul versante spettacoli -novità e panoramica internazionale segnaliamo intanto Spooning &entre les montagnes di Sami Lea Samira Bernath dalla svizzera e per l’occasione nel teatrino del Baraccano, poi Ode di Elena Antonioupresso s Mattia; manifestus di Jacopo Ienna all’interno del programma Arcobaleno, infine la chiusura performativa festival coerentemente affidata a Ninarello e ambientata giustamente al cassero, dall’icastico titolo Rise, giusto prima del tradizionale party della Roboterie. Siccome si parla di teatro arcobaleno e attenzione alle più giovani generazioni segnaliamo che, se lo spettacolo a firma Jenna è in tarda serata, verso le 22, il workshop pomeridiano, riservato a ragazzi tra i 12 e 17 anni, si svolgerà di sabato 7 novembre dalle 14 alle 16 sempre presso Das. Nella stessa giornata, presso il cinema modernissimo alle 18, Bruno Leggieri regista insieme a Collettivo Cinetico presentano il film Age- Come sente il Presente, che è la documentazione di tutto il processo creativo del celebre lavoro della compagnia ferrarese dedicato all’adolescenza o forse al nostro sguardo sull’adolescenza. Si segue tutto il percorso creativo dalla call, alla selezione dei nove adolescenti, portati passo passo ad un percorso di consapevolezza, crescita ed esposizione che ci restituisce non solo loro per come emergono dalla rappresentazione, ma anche il noi, riletto dal loro sguardo. Come sappiamo perché le nostre strade ce lo mostrano, non vi è nulla di più radicale e bruciante dello sguardo irato e innocente di chi si affaccia agli affari del mondo e ne veda brutture disinganni e omertà dell’età adulta.  

Ci piace chiudere così questa disamina, in situazioni sempre provvidenzialmente attraversate da tantissimi giovani e giovanissimi: curiosi anche di noi più grandi e della nostra storia ma che stanno a raccontarci anche che il loro guardarci è per noi mandato a cedere spazi, poteri e lasciare varchi al cambiamento.  

L’attenzione alla pedagogia delle differenze è quanto peraltro assegna un valore aggiunto e un grande potere trasformativo, oltre l’indubbio valore di cura artistica, al nostro amatissimo Gender Bender festival.  

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