L’11 e 12 settembre, a Bologna presso il centro Giorgio Costa, si è tenuta la Manifesta, l’evento annuale della nostra associazione. A partire da quel momento e, sopratutto, dall’assemblea che abbiamo organizzato in quell’occasione con soc*, simpatizzanti, sostenitori e sostenitrici abbiamo deciso di raccogliere alcuni contributi scritti da compagne e compagni sul futuro dell’associazione il manifesto in rete. Uno spazio pubblico e collettivo di dibattito in cui raccogliere idee, proposte, progetti, programmi, problemi. Una serie di articoli ( già pubblicati QUI, QUI, QUI, QUI e QUI ) per portare avanti il “Che fare?” del manifesto in rete in quanto anche bene comune politico (ne abbiamo già parlato con un’introduzione al presente dibattito QUI). A seguire il contributo al dibattito di Annamaria Margutti (CGIL Bologna)
In questi anni ho partecipato alle iniziative di MIR ed ho apprezzato il modo competente con il quale sono stati posti all’attenzione della città e del pubblico analisi, riflessioni e proposte su alcuni temi politici e sociali, portando un punto di vista di diversi soggetti sociali (associazioni, sindacati e partiti), anche attraverso l’esperienza diretta (Mediterranea, CGIL, ecc.).
Apprezzo e capisco questo confronto aperto su come proseguire, con l’interrogativo rivolto a tutte e tutti: come proseguiamo per coinvolgere maggiormente la società e i soggetti che ne fanno parte?
Penso che molto sia stato fatto e che qualcosa si potrebbe sperimentare “aprendosi” e facendo proposte anche ad altri “soggetti politici” e dando continuità ad alcuni temi.
La proposta nasce da una tesi di fondo: “come possiamo coinvolgere al confronto e alla partecipazione nuovi soggetti, dando un riferimento politico/culturale?”.
Parto da soggetti sociali e politici ai quali proporre uno spazio “attivo” (tralasciando la declinazione di genere per rendere più spedita la scrittura, premettendo che esiste un tema di genere) e dicendo che occorrerebbe affrontare i diversi temi in chiave generale e nella città e Regione, per chiedersi com’è la situazione e cosa andrebbe proposto:
- Giovani e studenti: come stanno oggi, con quali diritti negati nello studio, nel lavoro, nell’abitare, ecc.
- Immigrati: quale legislazione esiste e quali condizioni di vita, lavoro, studio, abitare, ecc., con un’analisi dell’esistente e di cosa dovremmo modificare dal livello nazionale a quello della città e Regione, ecc.
- Operai e impiegati: sul lavoro e nella vita sociale (indicando sia il lavoro sia lo spazio “sociale”), andando anche sulle diverse professioni che possono “indicare le problematiche della sanità, istruzione, abitazione, spazio di vita e di lavoro e conciliazione dei tempi e specificità del genere (quali problemi le donne si trovano ad affrontare nello specifico)”.
Ognuno di questi temi penso richiederebbe soluzioni nel metodo e nel merito.
Ogni “soggetto” politico indicato, oggi escluso dalla possibilità di potersi rappresentare e dalla rappresentanza, potrebbe costruire confronti con altri rappresentanti politici, amministratori e sindacalisti e/o giuristi e universitari per poter indicare problemi, proposte e soluzioni, individuando, ad esempio, le associazioni degli studenti per i giovani, rappresentanti di comunità e/o sindacati per un confronto anche intergenerazionale e interculturale riguardo ai diversi temi, insieme individuati, e alle soluzioni indicate, per acquisire soggettività politica e sociale e diritto di cittadinanza nella nostra società.