L’11 e 12 settembre, a Bologna presso il centro Giorgio Costa, si è tenuta la Manifesta, l’evento annuale della nostra associazione. A partire da quel momento e, sopratutto, dall’assemblea che abbiamo organizzato in quell’occasione con soc*, simpatizzanti, sostenitori e sostenitrici abbiamo deciso di raccogliere alcuni contributi scritti da compagne e compagni sul futuro dell’associazione il manifesto in rete. Uno spazio pubblico e collettivo di dibattito in cui raccogliere idee, proposte, progetti, programmi, problemi. Una serie di articoli ( già pubblicati QUI, QUI, QUIe QUI) per portare avanti il “Che fare?” del manifesto in rete in quanto anche bene comune politico (ne abbiamo già parlato con un’introduzione al presente dibattito QUI).
Malgrado i complimenti per l’attività svolta e le incitazioni a proseguire, penso sia difficile dare una risposta alla domanda “che fare?”, che vada oltre al bisogno di resistenza/esistenza.
Arranchiamo, non solo perché è sempre più pesante reggere il passo, un po’ per stanchezza dovuta all’anagrafica ed un po’ per la crescente difficoltà di “cucitura” nell’organizzazione degli eventi, ma anche per lo stallo, da tempo, di un progetto ambizioso che è stata la ragione della nostra nascita: un progetto politico autonomo intorno al sito ilmanifestoinrete.it, strumento dell’Associazione il manifesto in rete (che avrebbe dovuto avere una dimensione quantomeno nazionale), che raccogliesse e facesse crescere le esperienze e le voci dei Circoli del manifesto e degli ex giornalisti e collaboratori, ripudiate dalla redazione del giornale.
Così non è stato; i Circoli si sono sciolti non avendo più il senso del loro essere (sostenere il giornale) e la cerchia degli ex giornalisti e collaboratori si è man mano ridotta a pochi fedelissimi, che danno ancora un senso al nostro essere.
Il sito mantiene un livello alto, grazie a chi si impegna a mantenerlo aggiornato e grazie a vecchi e nuovi collaboratori che lo mantengono vivo, con contributi degni di più ampia diffusione.
Però non siamo usciti da una dimensione principalmente locale.
Così come non siamo riusciti ad allargare la compagine dei collaboratori disposti a dedicare una parte del loro tempo per garantire il funzionamento dell’Associazione; e questo è un limite pesante.
L’Associazione ha assunto autorevolezza a livello locale, per merito di alcuni compagni, costantemente impegnati a tessere relazioni ed a presenziare ad eventi organizzati e/o co-organizzati da altri gruppi, e la stanchezza si fa sentire.
Inoltre, non riusciamo ad intercettare od interessare altri soggetti, principalmente i giovani.
Su questo fronte azzardo una ipotesi semplicistica.
Per noi “vecchi”, per la nostra cultura politica, dall’elaborazione (spesso complessa ed a largo spettro e con tempi lunghi) si passa all’azione. Per loro “giovani”, dall’azione, immediata, può scaturire una elaborazione anche se solo puntuale e non necessariamente di lungo respiro (vedi le sardine). L’agire “ora”, il risultato “ora”, è il confine che maggiormente ci separa. “Vogliamo tutto e subito” si urlava nelle piazze nel ‘68.
Sono sbagliati i temi di volta in volta affrontati o è sbagliato il modo di affrontarli, che li rendono non stimolanti, non attrattivi?
Siamo autoreferenziali, quanto meno anagraficamente, come ci ha accusato una giovane in uno dei nostri incontri?
Forse sì!
Il nostro statuto pone come primo scopo:
- Mettere in rete persone, altre associazioni con finalità analoghe e forze, tra loro diverse per storia o provenienza, accomunate dalla consapevolezza della necessità della trasformazione radicale di un mondo governato dalle logiche dello sfruttamento capitalistico, della distruzione dell’ambiente e della guerra.
La nostra attività riesce a rendere palese, a tuttə, il nostro obiettivo di una trasformazione radicale in senso anticapitalistico, di un altro presente e futuro possibile?
Forse no!
Visto che per le ridotte forze dobbiamo necessariamente diminuire le iniziative da porre in campo, come già indicato da altri, proviamo a costruirle cercando di evitare gli errori di cui sopra.
Un esempio: nel solco del MUNICIPALISMO SOCIALISTA , proposto da Romolo, se riusciamo ad organizzare un confronto con Elke Kahr, Sindaca Comunista di Graz, ed ora c’è anche Elif Eralp, Sindaca Comunista di Berlino, (Zohran Mamdani non è forse alla nostra portata) non stiamo su un racconto generico, ma improntiamolo sul tema della casa e degli alloggi per studenti, due aspetti dirompenti anche nella nostra città, che stanno allontanando residenti e studenti non abbienti, intaccando pesantemente il diritto all’abitare ed il diritto allo studio.
Quanto agli aspetti finanziari legati alla nostra sopravvivenza, non so che dire visto che ne abbiamo provate tante. Fatico nel riconoscermi nell’ottimismo di Loris: “Credo anche che alla politica bolognese, alle forze di sinistra attive in municipio debba interessare il futuro del Manifesto in rete per salvaguardare e far crescere la sua funzione nella città, trovando le forme e i mezzi per valorizzare un’esperienza unica nel territorio”.
A parte il non scontato supporto economico della CGIL bolognese nella realizzazione della Manifesta, non vi sono altre manifestazioni di supporto economico, nemmeno da Coalizione Civica, a noi forse più vicina, che sicuramente ha già i suoi problemi.
Forse solo dall’allargamento della nostra base di sostenitori/iscritti potrà venire un cambiamento.
Per ora mi fermo qui.
Mauro