Cosa sta per accadere?

di Franco Berardi Bifo /
21 Febbraio 2026 /

Condividi su

Oggi, sabato 21 febbraio alle ore 16 presso il Circolo Arci Guernelli (Via Gandusio 6 Bologna) si terrà l’incontro “L’evoluzione del male” con Franco Berardi Bifo e Andreas Petrossians. Una discussione a più voci che tenta di esplorare e decifrare alcune delle tensioni più preoccupanti e drammatiche della contemporaneità, dall’aggressione etno-nazionalista all’ordine geopolitico al genocidio palestinese in atto, dalle sorti dell’intelligenza artificiale all’evoluzione degli scenari politici negli Stati Uniti. Condividiamo qui di seguito un testo di introduzione al dibattito di Franco Berardi Bifo. Buona lettura

Dobbiamo pensare che la dittatura razzista che si sta affermando sulla scena politica globale sia destinata a stabilizzarsi?

Entriamo in una fase di Tecno-Fascismo globale di lungo periodo?

Credo di no. Il capitalismo è sempre stato un sistema dinamico, e perciò instabile; perciò sempre ha creato istituzioni o dispositivi tecnici per mantenere un equilibrio nell’instabilità.

Ma il dominio trump-putinista sta facendo saltare proprio questi meccanismi che hanno permesso al sistema di mantenere un certo grado di integrazione, sia pur tra conflitti, guerre e crisi economiche.

Naturalmente posso sbagliare, ma credo che il regime di dittatura razziale trump-putinista sia destinato a disintegrarsi presto, forse ancor prima delle elezioni americane di mid-term.

Ma non dobbiamo aspettarci un ritorno della democrazia. Un regime fondato sulla psicosi infatti non regredisce prima di avere esaurito l’energia distruttiva che ha accumulato. Detto altrimenti: quando i regimi autoritari si trovano di fronte al fallimento delle loro politiche la loro soluzione consiste nell’alzare il volume dell’autoritarismo e della violenza.

Quando la caldaia raggiunge, poniamo, trenta gradi, un termostato spegne la fiamma che la riscalda. Parliamo allora di retroazione negativa. Ma poniamo che il termostato impazzito aumenti il volume del fuoco quando il calore raggiunge i trenta gradi. Allora parliamo di retroazione positiva.

Forse l’attuale fase della disintegrazione si potrebbe spiegare così: dopo avere disattivato i dispositivi di retroazione negativa (regolazione delle emissioni tossiche in atmosfera, regolazione degli armamenti, regolazione finanziaria eccetera), si moltiplicano i processi di retroazione positiva.

Nel passato esistevano dispositivi di autoregolazione (feedback negativi).

Il capitalismo di tipo keynesiano regolava la dinamica economica attraverso interventi diretti dello stato. Dopo la crisi del 1929 gli stati sono intervenuti in diverse maniere: investendo nel settore pubblico, aumentando la domanda attraverso la creazione di posti di lavoro, o finanziando la guerra…

Il capitalismo globalista liberale, per parte sua attribuiva ai mercati il compito di auto-regolarsi. Dopo la crisi del 2000 e quella del 2008 l’autoregolazione del mercato ha funzionato in modo egregio per i capitalisti, anche se ha provocato un impoverimento della popolazione e un aumento smisurato delle disuguaglianze. Comunque ha funzionato.

La grande novità del nostro decennio sta nel fatto che i meccanismi di regolazione e di autoregolazione vengono uno dopo l’altro cancellati, e non ci sarà modo di restaurarli.
Se l’equilibrio instabile sul quale corre sempre più precariamente l’economia globale dovesse rompersi, non ci sarà alcuna autorità politica che possa imporre una strategia comune, come è accaduto dopo la crisi del 2008: né ci sarà alcun meccanismo di autoregolazione di mercato, perché il mercato (come ha spiegato Marco Rubio a Monaco) è meno importante dei valori della nostra civiltà, cioè il razzismo e i privilegi coloniali della razza bianca.

I mercati sono pessimi per la giustizia sociale, questo lo sappiamo. Ma almeno hanno il dubbio vantaggio di autoregolarsi, sia pure a favore dei capitalisti e delle banche.

La novità dell’era Trump-Putinista in cui ci troviamo è questa: solo la forza, solo la minaccia, il ricatto, la violenza, la pistola alla tempia sono in grado di regolare qualcosa. Ma queste armi mafiose non serviranno per restituire stabilità alla macchina globale nel caso che qualcosa la faccia inceppare.

Detto altrimenti: nelle condizioni attuali del dominio di mafia etno-nazionalista sulla macchina-mondo, la crisi economica promette di coincidere con l’inizio della fine della civiltà umana.

Non sono in grado di prevedere quale scintilla farà incendiare la prateria: sarà lo sgonfiarsi della bolla dell’Intelligenza artificiale?

Sarà il blocco dello stretto di Hormuz che fa schizzare il prezzo del petrolio? Sarà un cortocircuito nel rapporto tra cryptovalute e debito americano?

Sarà la guerra tra Cina e Giappone, quando la signora Takaichi annuncerà la decisione di produrre la bomba nucleare?

O la decisione russa di farla finita con il riarmo europeo prima che si sia compiuto?

O l‘invasione della Groenlandia?

O sarà un episodio di scontro armato tra poteri federali e poteri statali nella guerra civile che da mesi è tecnicamente iniziata negli Stati Uniti d’America?

Non posseggo doti di preveggenza, ma mi pare che le scintille siano molte, e una di queste potrebbe appiccare l’incendio prima delle elezioni di mid-term. Non so quale scintilla incendierà la prateria, ma so che dopo non ci saranno pompieri per spegnere l’incendio.

Dunque non è dato sapere cosa sta per accadere.

Ma possiamo prevedere cosa accadrà dopo. Accadrà la guerra di tutti contro tutti, perché questo è il solo strumento di cui dispone l’etno-nazionalismo per regolare i conti. Le molte teste del drago si azzanneranno tra loro. Non sarà un bello spettacolo ma non possiamo fermarlo.

Quel che possiamo fare è prevedere l’evoluzione del male, disertare ogni coinvolgimento nella guerra che si diffonde, e moltiplicare le linee di fuga, creando luoghi di solidarietà tra chi ha disertato il folle gioco suicida.

Questo articolo è stato pubblicato su Il disertore il 19 febbraio 2026

Articoli correlati