La grazia della Memoria e la volgarità della spada

di Pier Francesco Di Biase /
29 Gennaio 2026 /

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Le polemiche che hanno accompagnato le manifestazioni pubbliche in occasione della Giornata in ricordo delle vittime dell’Olocausto dovrebbero spingere la nostra comunità a tentare strade nuove e mai battute per tutelare la coesione sociale. Un gesto semplice, per cominciare, potrebbe essere quello di destinare un’ala del museo ebraico cittadino non soltanto alla nascita di Israele ma anche alla Nakba, la catastrofe palestinese del 1948 che accompagnò la genesi di quello Stato. Anche questo sarebbe un atto da città medaglia d’oro della Resistenza

Che l’Olocausto e Israele abbiano tra loro lo stesso rapporto che intercorre tra i cavoli e la merenda, da un punto di vista storico ed etnico, è una tesi di assoluta dignità e supportata da notevoli prove. Che il primo sia stato utilizzato dal sionismo internazionale come artificio retorico per giustificare l’esistenza e le terribili azioni del secondo, tuttavia, è fatto altrettanto noto e per molti versi incontestabile. Se poi socialmente e culturalmente si appartiene alla semiosfera cristiana, potendo permettersi una battuta a commento della contestazione avvenuta in piazza Maggiore nel corso delle celebrazioni pubbliche in occasione del Giorno della Memoria (qui), la citazione dal Figlio di Dio è abbastanza telefonata: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada». E così sia.

Il riferimento al passo del Vangelo di Matteo viene in effetti quasi subito in mente, al di là del coinvolgimento diretto del nostro sindaco nel tentativo di placare gli animi, leggendo le esternazioni di Carmen Dal Monte, presidente della Comunità Ebraica Progressiva di Bologna “Or ‘Ammim” (qui), che senza nessuna remora ammette serenamente, nel corso di un’intervista a Repubblica (qui) di essere stata lei in persona, una volta invitata dal Liceo Minghetti a confrontarsi con gli studenti, a «pretendere che non ci fosse alcun contraddittorio» perché «non parlo con Assopace o con i Propal. Non parlo con i negazionisti». Serena e democratica, non c’è che dire. Voto 4.

Al netto della difficoltà a capire in cosa consisterebbe esattamente il “negazionismo” di Assopace e Propal – quest’ultimo termine orrendo e senza significato che andrebbe abolito, tra l’altro – le dichiarazioni di Dal Monte rispondono, per molti aspetti, al rammarico per quanto accaduto in piazza espresso dal presidente della comunità ebraica felsinea Daniele De Paz (qui), il quale rivendica giustamente l’idea che «la Giornata della Memoria appartiene a tutti, come il 25 aprile». Forse il primo chiarimento utile da compiersi, vien da pensare, sarebbe quello interno alla comunità ebraica bolognese in tutte le sue diramazioni…

Di tutt’altro spessore invece, e francamente encomiabile, l’atteggiamento della presidente Anpi, Anna Cocchi, che di memoria vilipesa se ne intende parecchio, soprattutto di questi tempi tremendamente infausti e violenti (qui). Prender fisicamente parte tanto al momento del ricordo quanto a quello della contestazione è, a tutti gli effetti, un gesto di altissimo valore civile che dovrebbe ispirarci tutti e indurre a una riflessione ulteriore. Perché se Bologna è, per storia e consuetudine, la città della Memoria collettiva, in ossequio alla complessità del reale dovremmo compiere lo sforzo di rendere questa Memoria la più giusta e inclusiva possibile.

A tal proposito, e senza nessun intento provocatorio, mi permetto quindi di avanzare una modesta proposta, che spero venga accolta favorevolmente in primis dalla nostra comunità ebraica e dalla nostra amministrazione. Si dedichi dunque un’ala del Museo Ebraico cittadino non soltanto alla nascita di Israele ma anche alla Nakba, la “catastrofe” palestinese del 1948 che accompagnò la genesi di quello Stato, e si aprano le sue preziose sale a iniziative e attività della diaspora palestinese in Italia e alle associazioni che vi fanno riferimento, comprese quelle legate al genocidio in corso a Gaza. Magari iniziando proprio dall’ultima mostra sul tema organizzata dalla Fondazione Mast e ospitata a Palazzo Bentivoglio, di cui la già docente Unibo Paola Bonora ha recentemente scritto sulla nostra rivista (qui).

Sarebbe non soltanto un’eccellente maniera di valorizzare ulteriormente lo spazio museale di via Valdonica come immenso patrimonio storico e culturale cittadino, ma anche l’ennesima dimostrazione del fatto che, come comunità, non abbiamo alcuna intenzione di cedere alle fredde lusinghe della spada, preferendole di gran lunga il calore di un abbraccio condiviso.

Per quanto semplice e simbolico possa apparire, infatti, credo che anche questo sarebbe un atto da città medaglia d’oro della Resistenza.

Questo articolo è stato pubblicato su Cantiere Bologna il 29 gennaio 2026

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