La verità “schiacciata” di Abderrahim Fakir

di Mario Di Vito /
27 Luglio 2026 /

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«Siamo rassegnati». Non è affatto ottimista Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia di Abderrahim Fakir, il 43enne morto una settimana fa a Bologna mentre veniva «contenuto» da due agenti di polizia. C’è da capirlo: se i primi esiti dell’autopsia sul corpo dell’uomo descrivono i suoi polmoni come «pieni di sangue» e qualche domanda sulla manovra effettuata per trattenerlo a terra comincia ad essere lecita anche dal punto di vista investigativo, la narrazione che si fa di quel fatto è a senso unico: Fakir non è solo una vittima, anzi quasi non lo è più. Perché è soprattutto un colpevole. Forse addirittura colpevole della sua stessa morte.

C’è un video in cui si vede un agente della scientifica che solleva il lenzuolo dal cadavere di Fakir, steso per terra in via Italo Svevo, e sotto la testa si vedono chiaramente delle tracce di sangue. La spiegazione di Gabriele Bordoni, il legale dei due poliziotti «annotati» nel fascicolo aperto dai pm, è che l’uomo si sarebbe ferito contro l’asfalto. «È plausibile che il sangue sia scorso sulla guancia scivolando verso il basso», ha aggiunto.

«MI PARE che stiano usando la stessa tecnica comunicativa che venne adottata per il caso Aldrovandi. Ma non ha portato loro molta fortuna», ha replicato l’avvocato Anselmo. «Non capisco questa ansia di narrazione difensiva dei fatti – ha poi detto ancora –. Per la maggioranza parlamentare Fakir non è morto per asfissia meccanica violenta da compressione. È stato trattato con cura, attenzione e delicatezza. Abbiamo un bello e spesso scudo davanti a noi, giuridico e politico». Ed è per questo motivo che «siamo rassegnati».

Intanto, dall’avvocata Barbata Spinelli, che aveva seguito Fakir in passato, arriva un chiarimento sul suo casellario giudiziario, oggetto di speculazioni di vario genere. I precedenti sono due: cessione di stupefacenti tra dicembre 2002 e gennaio 2003, e tra agosto e novembre 2003; evasione dai domiciliari nel 2005. Condanne passate in giudicato tra 2011 e 2012. Pena eseguita tra il 2019 ed il 2020. Nessuna indagine in corso. «Tutto il resto non corrisponde a verità – ha scritto Spinelli sui social -. Non sono disposta a disquisire oltre del passato del mio assistito e dover rileggere ogni giorno il suo casellario per smontare fake news».

LE INDAGINI della procura di Bologna, comunque, attendono gli esiti finali dell’autopsia prima di indirizzarsi con maggiore precisione. Serve prudenza, ma il tempo non è poi moltissimo: lo «scudo penale» non prevede solo l’astrusa iscrizione in un registro diverso da quello canonico degli indagati, ma anche tempi contingentati: 120 giorni al massimo. Quindi entro novembre gli inquirenti dovranno decidere se archiviare o se procedere nei confronti dei due agenti e dei quattro sanitari presenti al momento della morte di Fakir.

IN PARALLELO rispetto a questo fascicolo ce n’è poi un altro, che riguarda i tafferugli della manifestazione del giorno successivo ai fatti del Pilastro. Sono dodici gli indagati a vario titolo per travisamento, lancio di oggetti, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. La loro identificazione è stata possibile in virtù dei filmati e delle fotografie analizzate dalla digos. Un lavoro che ancora non si è concluso e che, con ogni probabilità, porterà a ulteriori iscrizioni in procura. L’assessora alla sicurezza Matilde Madrid, dal canto suo, ha informato il consiglio comunale dell’ammontare dei danni. Duecentomila euro: 3.700 euro circa per diverse decine di cassonetti e cestoni distrutti, quasi 30mila euro di biciclette pubbliche usate per costruire delle barricate e 150mila euro di danni ai cantieri di via Rizzoli.

E IL SINDACO Matteo Lepore, dal canto suo, ha presentato una denuncia in questura per le minacce ricevute negli ultimi tempi. Da giorni, infatti, sui social appaiono frasi come «Lepore ti vogliamo come Fakir», con l’aggiunta di minacce private anche di morte. Solidarietà bipartisan per lui e un pensiero anche dalla famiglia Fakir. «Voglio esprimere a nome della famiglia Fakir la più profonda solidarietà al sindaco Lepore per gli insulti e minacce vigliacche subite. La fine di Fakir non si può augurare a nessuno», ha fatto sapere Anselmo.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 26 luglio 2026

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