Un patto contro le donne

di Micaela Bongi /
28 Gennaio 2026 /

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Complimenti alla prima donna presidente del consiglio, quella donna che, secondo l’ex deputata per mancanza di voti Barbara Saltamartini che ha persino scritto un libro in proposito, avrebbe «mandato in tilt il femminismo». La foga repressiva del governo Meloni più che altro sembra aver mandato in tilt il cervello degli agenti di polizia.

Ieri pomeriggio hanno accerchiato e costretto letteralmente contro un muro il piccolo gruppo di femministe e rappresentanti dei centri antiviolenza (una quarantina in tutto) che manifestavano pacificamente davanti al Senato. E manifestavano proprio contro la violenza. In particolare contro la nuova versione del cosiddetto ddl stupri, di fatto un aggiornamento dell’attuale legge sulla violenza sessuale inizialmente concordato tra maggioranza e opposizione per introdurre il principio del consenso, come tra l’altro indicato dalla Convenzione di Istanbul.

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Ma Meloni è notoriamente anticonvenzionale e dunque è solita ribaltare anche principi elementari della convivenza civile e delle relazioni umane in nome della lotta al wokismo, quello che una volta era detto “buonismo” o “dittatura del politicamente corretto”. Ecco quindi che per mandare il tilt la femminista Elly Schlein, dopo averci siglato un “patto” Giorgia Meloni lo ha stracciato e così la sua maggioranza ha potuto stravolgere il testo sul consenso. Un testo che secondo quanto promesso dalla leghista avvocata Giulia Bongiorno avrebbe avuto bisogno solo di alcune correzioni tecniche, ma dal quale invece, come in uno scherzo di pessimo gusto, è stata cancellata del tutto proprio la parola “consenso” sostituita, con perversa ironia per questa destra autoritaria, da “dissenso”. Del resto l’ansia securitaria della prima donna presidente del consiglio (che infatti pretende di essere chiamata “il presidente”) la porta a proteggere soprattutto il suo fianco destro dall’assalto cattivista di Matteo Salvini, passando come una panzer sul corpo delle donne.

I corpi delle donne ieri li hanno materialmente immobilizzati i poliziotti schierati davanti al senato, dove per far fronte alle manifestanti era stata data disposizione di allestire uno schieramento di forze dell’ordine degno di un raduno di hooligan inferociti. Superati gli iniziali distinguo e imbarazzi, a quanto pare il governo cerca di offrire un’immagine magari non all’altezza ma sufficientemente muscolare agli agenti dell’Ice, i pretoriani di Trump in arrivo in Italia.

Quanto accaduto ieri dentro e fuori le aule parlamentari è grave di per sé e paradigmatico, il diapason del melonismo al governo. In un clima che si appesantisce, aggravato da una torsione sempre più cinica della campagna referendaria (come nell’uso spregiudicato perfino della tragedia di Cras-Montana, scaraventata contro la magistratura come categoria astratta) e da una competizione a destra tra chi partorisce la misura più feroce contro i soggetti più fragili. Uno scivolamento regressivo che meriterebbe riflessioni serie e iniziative adeguate, oltre i soliti slogan. Le guerricciole interne ai partiti e tra i partiti e i leader delle opposizioni non sono più soltanto stucchevoli, sono insostenibili.

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