Italia 2025, Stato di diritto? (terza parte)

di Silvia R. Lolli /
18 Settembre 2025 /

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Pubblichiamo qui di seguito il contributo originale di Silvia R. Lolli, sulla crisi dello Stato di diritto in Italia. Lo scritto si pone come terzo momento di una riflessione già avviata qualche mese fa da Lolli, sul nostro sito (la prima parte QUI, ,la seconda QUI). Buona lettura.

L’erosione della democrazia italiana, ma non solo, avviene a poco a poco in un magma comunicativo che non permetterà, dopo le ferie (per chi ancora ha money per farle!), di affrontare i problemi italiani. Si riassumono in un’unica parola: ampia povertà, economica-sociale-culturale. L’economica in base ai dati ISTAT è in aumento: a fine 2023 povertà assoluta per 2,2 mln di famiglie e circa 5,6 mln di persone. La povertà relativa, sempre a fine 2023 è stabile al 10,6% con oltre 2,8 mln di famiglie e raggiunge nel 14,5% con 8,5 mln di persone.  

Alla fine dell’anno 2025 si arriverà a un bilancio che dovrebbe interessare questa popolazione, almeno in uno Stato democratico: “È compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico…che impediscono il pieno sviluppo della persona umana…” (2°c. Art 3 Cost. Italiana). Ci sarà invece una comunicazione fittizia assieme ormai all’assoluta incapacità di costruire paradigmi socio-economici e politici diversi, per promuovere il dovere di voto. In questi giorni alcune informazioni qua e là sul futuro bilancio; molti ministeri taglieranno ancora, vedi quello dell’istruzione. Solo le spese militari aumenteranno, anche per tutelare le “decompressioni” di soldati israeliani sul nostro territorio, tutelati dalle nostre forze dell’ordine! 

La povertà comunque è già visibile e da tempo. Basta guardarsi attorno, o leggere i dati in crescita del credito al consumo. Ci dice la quantità di finanziamenti concessi alle persone per finanziare beni e servizi di uso personale o le imprese: Agos, Findomestic, Compass, Cofidis, Sella Personal Credit… sono finanziarie collegate a gruppi bancari come Mediobanca (fonte OAM-portale agenti e mediatori), oppure sono direttamente le banche a offrire questi prestiti, utilizzati poco per investimenti produttivi, più per sussistenza. 

Dalla rete si possono conoscere le cifre del credito al consumo; si potrebbero confrontare con un potere d’acquisto dei salari basso, a fronte di un tasso inflativo basso. Comunicazioni un po’ strane, visto che per far fronte alla spesa quotidiana gusti conti di loro signori non tornano troppo. Parola d’ordine è: non far emergere le povertà, ma solo leggere dati semplici e positivi, senza commenti. La povertà culturale fa da sponda a ciò. 

I semplici numeri che riportiamo sul credito al consumo dovrebbero allarmarci, ma non si comunicano, tanto siamo abituati a avere uno dei maggiori debiti pubblici al mondo. Poi ora Mediobanca sarà gestita direttamente dal ministero del Tesoro, così potrà intervenire meglio sui buchi che le povertà lasceranno anche a un Monte dei Paschi che già ha impoverito notevolmente le casse di noi tutti. Fino a qualche anno fa ci salvava dalla bancarotta il valore positivo del risparmio privato e del valore della nostra Cassa Depositi e Prestiti che raccoglieva i risparmi postali, oggi un po’ meno!  

La raccolta di questi dati proviene dal web, da Trading Economics.  Dal 1995 al 2025 la media annua del credito al consumo in Italia è di 41.612,85 mln di €; il minimo storico è a gennaio 1999 con € 2.462,81 mln. I dati di oggi sono sconvolgenti, ma certo in linea con l’aumento esponenziale delle persone che si avvicinano alle mense e ai mercati solidali, alla caduta dei giorni di ferie e al vuoto sotto gli ombrelloni nel mese di agosto sulla riviera romagnola. 

A maggio 2025 il credito al consumo era 89.106,73 mln €, massimo storico; a giugno 89.416,63 mln €. Su base annua l’aumento è stato del + 5,4%. Alla ripresa di settembre ottobre quanto sarà? 

Il Governo intanto sta pubblicizzando una manovra per raccogliere soldi da chi ne ha sempre dati alle casse dello Stato: il credito sulla pensione, è la novità per mantenere le promesse elettorali sulle pensioni anticipate. Si continuano a mettere pezzi per non far pagare i più ricchi, anzi arricchiti sulle spalle di chi ha sempre dato. Ci si può chiedere da questi azzeccagarbugli ragioneristici che cosa dobbiamo ancora attenderci, comunque non sarà nulla di buono nella prossima legge di bilancio, che arriva dopo le regionali e dopo il voto fatto in fretta sulla riforma costituzionale della giustizia. 

Con le situazioni di povertà che i attendono, chi avrà voglia di preoccuparsi ancora della democrazia? Chi vorrà andare a votare? Intanto chi sta dietro le quinte del teatrino politico rimane dentro a vecchi stereotipi, destra o sinistra ormai troppo indistinguibili; la Costituzione (i suoi principi) non è conosciuta, è dimenticata. Cosa si pretende dall’elettore che rimane da tempo senza voce? 

Ancora molti italiani risparmiano; dai dati assoluti di FABI (federazione delle banche italiane sembra ci sia un aumento della ricchezza finanziaria: la ricchezza finanziaria è cresciuta dal 2023 al 2024 di 250 miliardi. Ci si può chiedere se questi dati sono in conflitto con l’esponenziale aumento del credito al consumo. Non bisogna dimenticare però che da tempo la forbice fra ricchi e poveri è aumentata e che in questo momento l’Italia accoglie tanti ricchi perché il nostro sistema fiscale sui prodotti finanziari fa da richiamo. 

Al di là delle percentuali e dei valori assoluti comunicati dalle organizzazioni no profit che aiutano famiglie e persone sole ad affrontare il pasto quotidiano e al di là dei numeri del credito al consumo, ai bassi salari di lavori precari dovremmo osservare anche i numeri alti di NEET (giovani che non sono rintracciabili nelle statistiche scuola o lavoro) e del numero di italiani che ogni anno si stabilisce all’estero e li abbiamo preparati con il nostro sistema scuola. Sono numeri tenuti ben nascosti dai politici. Raffrontanti al calo demografico italiano danno un’idea ancora più negativa!  

Nei prossimi mesi del 2025 vedremo l’allontanamento dello Stato di diritto; stiamo vagando fra i flutti di un mare che non conosce più alcun vento se non quello di guerra. Già a novembre ci sarà l’approvazione della legge costituzionale sulla giustizia e le ultime forze democratiche stanno cercando aria nuova per il referendum costituzionale primaverile. Intanto qui e là per mesi qualche elezione regionale…ormai ci siamo abituati a tornate elettorali nei mesi invernali; in genere si facevano nella tarda primavera.  

È diventata una consuetudine per evitare troppe responsabilità nel primo giro di bilancio di chi governa? Per un paese sempre più indebitato un anno da vivere quasi di rendita per i nuovi governi è da preferire. Poi è un periodo vicino al Natale, per ora ha dato frutti… 

A settembre 2025 tiene banco la comunicazione sulle guerre e quella sulle diatribe per le candidature alle prossime elezioni regionali.  

Le scaramucce del teatrino così riescono ad occupare lo spazio informativo e lo faranno per altri due mesi, con i precedenti megafoni dei vari incontri partiti dal meeting di Rimini. Qui fra l’altro la premier, applauditissima, ha continuato ad attaccare il potere giudiziario, continuando il vittimismo e il suo racconto antidemocratico: unica voce quella del Governo, sempre più con le mani libere.  

Ottobre e novembre saranno i mesi della chiusura delle elezioni regionali, quasi una ogni 20 giorni dalla fine di settembre. Chi si preoccuperà delle votazioni di un Parlamento di signor sì per la prossima riforma costituzionale? Chi si preoccuperà della successiva legge di bilancio? Non ci sarà tempo per le discussioni in Parlamento, ormai è consuetudine delle nostre istituzioni. Il parlamento ormai considerato un peso, altro che luogo della sovranità popolare e organo legislativo nelle democrazie. Perché chi non vota dovrebbe farlo, tanto il Parlamento è ormai esautorato dalle sue funzioni? Chi sta osservando le tempistiche di questo Governo e del suo entourage extraistituzionale? Chi sta vergognandosi per ministri ancora al loro posto che in situazioni democratiche avrebbe già dato, da tempo, le dimissioni?  

Intanto è una destra sempre più accettata, chiaramente anticostituzionale e antidemocratica (vedi leggi approvate) e capace di occupare posti di rilievo nei vari organismi istituzionali, non solo ministeriali e capace di far emergere piano piano le decisioni di un partito unico, non di coalizione.  È riuscita a fare anche la riforma elettorale a suo favore ovviamente. Sempre grazie a chi ha voluto a sinistra presentarsi isolatamente! 

Arriveremo così alla fine di novembre, alla legge finanziaria e sarà di uno stato in guerra e povero. Si chiederanno maggiori sacrifici, non certo a carico di chi usufruisce ed usufruirà di una flat tax sempre più favorevole per eludere le tasse, si parla già di redditi lordi di 100mila euro annui!  I ricchi in Italia? Sì per distruggerla non per investire, ormai si vede bene. 

Nessuna idea per investimenti e piani economici per il futuro, così aumenteranno il debito, la povertà, la disoccupazione e intanto le libertà e i diritti universali (sanità e istruzione) saranno decurtati a favore di privatizzazioni e di maggior dequalificazione. Lavoro in nero sempre di più. Si prospetta una riforma delle professioni; con quale visione e competenze dei vari organi si sta facendo? Torneremo alle corporazioni di storica memoria italiana? Poi c’è sempre dietro l’angolo l’attacco agli organismi di controllo, riforma giustizia, elettorale e per il premierato, oltre a quello della Corte dei Conti, altro organo costituzionale sempre nel mirino di questo governo.  Ci saranno tanti extracosti per riamarci, altro tema che la maggioranza degli italiani, sulle piazze e nei sondaggi non vogliono. Altra distanza con gli eletti…perché andare a votare? 

A questo punto: alzi la mano chi si pensa ancora in uno Stato di diritto.  

Senza parlare dei pezzi d’Italia inquinati, extraterritoriali, perché occupati da Stati stranieri. Che dire, nei giorni della partenza e del passaggio delle navi della Flotilla sul mar Mediterraneo, del C130 israeliano che ha fatto scalo a Sigonella per alcune ore? Sigonella, dove qualche anno fa si proposero proprio qui i corsi per ASL (Alternanza Scuola Lavoro), diventati PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e Orientamento) e forse cambierà nome nel prossimo anno, per il decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127: “Formazione Scuola-Lavoro”. 

Vedremo fra sessanta giorni se verrà approvato dal Parlamento; prevediamo di sì visto il suo stato comatoso; forse potrebbe essere il presidente della Repubblica a far slittare un po’ l’approvazione per la mancanza dei caratteri di necessità ed urgenza.  

Chissà, intanto è un altro tassello di cambiamento delle funzioni della scuola, e per decisioni a senso unico, senza la necessaria discussione base della democrazia. 

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