Pubblichiamo qui di seguito il contributo originale di Silvia R. Lolli, sulla crisi dello Stato di diritto in Italia. Lo scritto si pone come continuazione di una riflessione già avviata qualche mese fa da Lolli, sul nostro sito (QUI). Buona lettura.
Sera del 31 luglio 2025, ascolto “In onda”. È un giorno di piena estate e, nonostante la poca frequentazione degli scranni parlamentari di parecchi politici e le lunghe vacanze ormai decise dai consiglieri di molte regioni, la politica mi sembra pienamente in attività, anche se sempre meno trasparente e quindi sempre meno corrispondente alla piena rappresentatività democratica.
Intanto si vedono localmente, in alcune province, i manifesti delle feste dell’Unità… quale corrispondenza a quelle di un tempo? Poi a settembre la comunicazione politica riprende, soprattutto con i resoconti delle varie feste… culinarie.
Intanto due notizie lette sul Fatto Quotidiano della stessa mattina, mentre a livello economico la recessione è già visibile: il presidente della Repubblica richiama il Governo sui decreti fiscali dell’economia e dello sport. Gli uffici legislativi del Quirinale sono sempre più impegnati per limitare le norme governative, soprattutto decreti leggi in genere senza necessità e urgenza e con procedure al limite della costituzionalità.
È in dirittura d’arrivo una riforma della Costituzione che attacca frontalmente la Magistratura, altro atto finale di anni di prove eversive. A molti costituzionalisti e ai cittadini ancora democratici non resta che sperare nel referendum costituzionale; la legge costituzionale si sta facendo a tempi di record. La Costituzione obbligherebbe a far passare tre mesi fra una votazione e l’altra, ma già la recente revisione dell’art. 33 ha derogato a questo principio. Quindi legge passata, dopo l’approvazione in Senato, anche alla Camera, in più senza nessuna possibilità di discussione. Bavaglio ai parlamentari? Dopo le ferie si compirà l’atto.
Quanto ci costano le leggi delle ultime legislature: l’elettorale e la diminuzione del numero parlamentari! Quanto ci costa poi la scelta di una sinistra frammentaria, anche movimentista che oggi è fuori dal Parlamento, perché nessuno alle ultime elezioni ha operato per una più forte coalizione di vera sinistra ancora capace di ascoltare i cittadini?
Il risultato: dopo 3 anni di questa maggioranza avuta da un premio ritenuto da molti anticostituzionale, stiamo perdendo diritti fondamentali, intanto quelli universali, istruzione e sanità e grazie a un’economia di guerra e in recessione.
Si stanno attaccando i diritti di libertà: di manifestazione, di sciopero, di informazione, di pensiero libero appunto. Rimane la narrazione opportunistica della maggioranza con una presidente del consiglio che sembra perdere gli estremismi giovanili per darsi un’immagine di destra liberale, ma che in un continuo viaggiare per il mondo contatta più facilmente i governi autoritari e meno quelli democratici o di più forti e stabili economie. Le riesce meglio, chissà perché e lo fa a spese dei contribuenti, basta controllare l’aumento dei viaggi nel bilancio dello Stato.
Intanto si circonda di signorsì, aumentando organismi direttamente al servizio della presidenza del consiglio, come è il ministero dello sport e tutti gli organismi annessi.
È chiaramente in atto un accentramento dei poteri sempre in meno mani; il Parlamento è sempre più silenziato. Fra l’altro sono poteri dati a organismi con pochi veri competenti, ma questo è da tempo che succede; e nessuno ricorda le spese! Meno che mai oggi troviamo in buona parte della maggioranza consapevolezze e culture democratiche. Poi c’è un certo general Vannacci che fa proseliti in Italia, dopo essere arrivato allo scranno europeo.
A quando il golpe? Il 2 agosto di quarantacinque anni fa ci provarono con le bombe.
Ci sta accadendo tutto ciò piano piano, con effetti che sembrano indolori anche per lo scarso interesse di molti cittadini (pardon sudditi) italiani.
In questi mesi la promulgazione del decreto sicurezza è diventata una certezza per limitare di più libertà democratiche, mentre ministri o altri componenti del governo riescono a mantenere il posto, da imputati, aspettando magari le prossime prescrizioni.
“In onda” nella prima parte propone un confronto con tre giornalisti: Mieli, Botteri, Cerasa sui recenti casi giudiziari rivolti a politici in scadenza di mandato o in procinto di candidarsi: Sala, Ricci, Occhiuto appena dimessosi da presidente della Regione Calabria. Ascolto il confronto e dopo l’affermazione di Cerasa, che solo in parte Botteri corregge spiegando che c’è differenza fra la situazione di mani pulite e questi casi, ho un sobbalzo. Afferma, con convinzione e sicurezza, che le situazioni dei tre politici si possono ritenere simili, perché è la politica che si riappropria del proprio ruolo (potere?) rispetto alla Magistratura!
Emerge da questo commento, che non è stato sufficientemente ripreso, quanto ci sia continuamente un’eco enorme su fatti interpretati da molti per continuare la linea politica del potere.
Così si aumenta l’effetto delle pratiche governative oggi tutt’altro che democratiche. Per Cerasa è un cambiamento e sembra contento: la politica si riprende lo spazio perso negli ultimi anni, a causa della Magistratura.
A me sembra che le perdite della politica non siano da addebitare alla Magistratura, ma alla qualità dei partiti e dei rappresentanti politici (del resto rappresentano la società). È il confronto con i poteri economici e finanziari anche internazionali che ha portato in Italia leggi difficili da applicare e poi con l’intervento di avvocati sempre più azzeccagarbugli. Permettono troppo spesso a imputati, magari chiaramente colpevoli, di sfuggire alle pene grazie alla prescrizione, leggi per diminuire i tempi e ministri della Giustizia che erodono gli uffici giudiziari invece che aumentarne le risorse umane ed ora alle maggiori difficoltà dei procuratori di avviare indagini e concluderle in breve tempo.
Molti commentatori sono da tempo al servizio di chi comanda; l’interpretazione di Cerasa, fa apparire così il potere della Magistratura un potere negativo per la buona riuscita di una democrazia. Se si lascia fare questa propaganda, soprattutto verso chi non conosce bene i principi costituzionali della democrazia, la prossima legge ma anche il referendum costituzionale toglieranno facilmente gli organismi di controllo democratici in vigore oggi. L’attacco mediatico alla Corte dei Conti dà bene l’idea delle procedure mediatiche che si stanno seguendo.
Così, fra pochi mesi, ci troveremmo e per di più senza averne consapevolezza con un organo solo a decidere il destino di tutti: il governo.
Il Parlamento è nei fatti già fuori uso; la legge costituzionale e le altre leggi, soprattutto decreti, tolgono di mezzo il controllo democratico; la legge elettorale, se mai servirà fra due anni, sarà comunque un inutile specchio per le allodole.
Si arriva così scivolando e con un piano inclinato che ora appare più ripido alla meta: alla profezia di Gelli, come ricordava sul Fatto Quotidiano Domenico Gallo il 30 luglio. E per finire sempre dal Fatto Quotidiano del 1° agosto 2025, a firma Giacomo Salvini, si può leggere che Romeo, capogruppo della Lega al Senato, si irrita per il blocco di Mattarella al decreto sport, causa la mancanza del carattere d’urgenza. Anche in Fratelli d’Italia emerge lo stesso, tanto più che il ministro Abodi (sport senza portafoglio, ma direttamente sotto la presidenza del consiglio) dice che il decreto-legge, da approvare entro il 26 agosto, deve passare così com’è. Chissà se verrà ascoltato il monito del presidente Mattarella.
Non sia mai che non si possa far proseguire fino al 2033 la società dei Giochi Milano-Cortina; vuol dire stanziare ancora soldi da parte del bilancio statale. Poi la società Sport e Salute il cui presidente Mezzaroma (genero di Lotito e fedelissimo di Meloni) deve diventare l’unico organizzatore degli eventi sportivi che hanno finanziamenti superiori ai 5 mln, vedi per esempio le ATP Finals di tennis di Torino di quest’anno.
C’è tanta necessità ed urgenza in questo decreto-legge! Però si stanno ancora aspettando dal governo i decreti attuativi delle leggi di riforma dello sport, poi ci sarebbe sempre l’attesa del primo decreto legislativo, quello sulla governance! Evviva quindi la revisione dell’articolo 33 della Costituzione!
Pronta la ripetizione politica del passato: sport federale e scuola sotto lo stesso cielo. A quando per tutti gli insegnanti l’iscrizione al partito FdI o Lega?
Tornando alla trasmissione “In onda”. Meno male che negli ultimi due spazi ha fatto buonissima informazione sul genocidio in atto in Palestina, con la testimonianza di Tomaso Montanari. Questa spero che possa essere divulgata continuamente utilizzando tutte le fonti e gli strumenti informativi. Poi l’ulteriore documentazione con spiegazioni della bravissima Francesca Mannocchi. I suoi interventi visivi e vocali hanno fatto capire che più della teoria politica di docenti, presente per il confronto il prof. Vittorio Emanuele Persi, c’è bisogno di letture delle realtà quotidiane che vivono oggi gli umani in tutto il globo.