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Il governo e la violenza giovanile: la risposta che non risolve

Un problema complesso, enormemente complesso, quale il disagio minorile in aree degradate, con la quotidiana esplosione di violenza, viene affrontato ancora una volta con la logica poliziesca e securitaria della destra al governo. 

Bisogna essere chiari e netti su questi argomenti: in nessuna parte del mondo democratico l’aumento delle pene ha ridotto i crimini gravi; in nessuna parte del mondo occidentale l’abbassamento dell’età della punibilità ha ridotto i reati violenti dei minori. Solo in un caso c’è stato un successo: quello contro gli hooligans, i tifosi violenti inglesi che seguivano il rito di ubbriacarsi prima di ogni partita e di attaccare violentemente i tifosi avversari causando morti e feriti in patria e all’estero. La tragedia allo stadio Heysel di Bruxelles durante la finale di Coppa Campioni del 29 maggio 1983 tra Juventus e Liverpool era stato il tragico epilogo (39 morti e 600 feriti). Prima di assumere qualsiasi decisione per fermare gli hooligans, fu fatta una meticolosa indagine e stilato un rapporto con diversi suggerimenti (il Taylor Report) per le autorità pubbliche, rapporto che teneva insieme prevenzione e repressione, come sempre si deve fare se si vuole avere un atteggiamento di serietà verso tragedie collettive. Furono ristrutturati tutti gli stadi, si responsabilizzarono direttamente le società calcistiche, si sviluppò un programma di sensibilizzazione di massa contro i violenti e contemporaneamente si adottarono dure misure penali contro i tifosi violenti. 

C’è bisogno di tempo per trovare una possibile risposta a questi problemi, di mezzi alternativi al penale, di ingenti risorse economiche, culturali, professionali, perché ogni questione che si presenta sulla scena politica in maniera drammatica ha alle spalle una lunga incubazione e sarebbe ridicolo affrontarlo con qualche blitz, con qualche multa o solo con il carcere. La complessità del disagio minorile e giovanile è contraria a qualsiasi logica semplificatoria dell’agire politico.

L’Italia resta ancora la nazione europea con il più alto tasso di disparità al suo interno, con la più forte disuguaglianza tra ricchi e poveri, tra donne e uomini, tra Sud e Nord, tra quartieri periferici e centri storici. In alcune zone d’Italia, al degrado tipico delle periferie urbane si associa l’angoscia dell’assenza di una prospettiva lavorativa, professionale o umana. Insomma, non si è degradati allo stesso modo: nelle periferie del Sud lo si è più che in altre parti. Lo Stato deve impedire in tante realtà che la disoccupazione si trasformi in disperazione, altrimenti si apre la strada a qualsiasi altra possibilità di soddisfare esigenze elementari di vita.

La deterrenza, dunque, non può essere mai conseguita solo introducendo pene maggiori. La pena è l’ultimo anello di una strategia che deve affrontare di petto i fattori che spingono tantissimi minori e giovanissimi ad usare la violenza come autoaffermazione o come esclusivo mezzo di relazione con gli altri. In questo momento storico, la radicalizzazione della violenza individuale è un problema così serio e diffuso che meriterebbe un serio interrogarsi della classe dirigente del Paese sulle scelte urbanistiche e sociali fatti nell’ultimo cinquantennio. 

Le periferie sono oggi la nostra frontiera dove combattere una battaglia di civiltà e al tempo stesso una battaglia politica prima che il loro degrado arrivi fino al cuore delle città, al cuore dell’economia e al cuore della nazione, Combattere questa tragedia umana e politica con il carcere o con l’aumento delle pene è una grande e insopportabile mistificazione. Nella destra al governo si sta affermando una logica guerriera che stride con la nostra tradizione politica e civile. 

Si vuole intaccare questa situazione nel profondo? È un’operazione umana e politica assolutamente fattibile. Ma occorre una radicalità di idee, di risorse e di strumenti, una fortissima collaborazione tra strutture pubbliche e private, un comune sentire tra governo nazionale e governi locali, una sintonia tra tutte le agenzie formative di senso e di valori, dalla Chiesa alla scuola, dalle università agli imprenditori. Senza tutto ciò, il pugno di ferro presto mostrerà la sua totale inadeguatezza e diventa di latta.

Questo articolo è stato pubblicato su Repubblica il 7 settembre 2023

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