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Perché le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 andrebbero boicottate

Le temperature salgono a livello insostenibile. I ghiacciai delle Alpi si ritirano, scompaiono. Se nell’ultimo secolo hanno perso la metà del loro volume, solo negli ultimi cinque anni si sono ridotti di un ulteriore 12%. Gli ecosistemi della catena alpina sono stati distrutti dall’azione dell’uomo, con conseguenze disastrose per la nostra vita su questo Pianeta. Laghi e fiumi ridotti al minimo, dighe svuotate per salvare i campi, maree saline che risalgono i fiumi con effetti deleteri per l’ecosistema tutto. Come risolvere questo problema? Ma organizzando le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina 2026 ovviamente, per dare l’ultima mazzata finale alle nostre montagne.

Alla faccia di quello che dichiarano ogni giorno i vari Sala, Zaia, Fontana e Malagò, il modello dei grandi eventi sportivi non può essere, non è mai stato e infatti non sarà, a impatto zero. Basta pensare alla questione della costruzione della nuova pista di bob di Cortina, dove ogni giorno aumentano i costi, il consumo di suolo previsto (ovvero devastato), l’uso di sostanze chimiche (ammoniaca su tutte) per la realizzazione del ghiaccio. O alla moltiplicazione dei bacini necessari all’innevamento artificiale per le gare di sci in Valtellina, dove si è deciso di aggiungere nuove piste a Bormio e Livigno massacrando montagne le cui ferite, visibili a occhio nudo, gridano vendetta.

Per non parlare dei progetti di costruzioni di tangenziali, superstrade e varianti. D’altronde siamo pur sempre il Paese che da anni cerca in ogni modo di sventrare la Val di Susa per fare correre treni merci vuoti tra Torino e Lione con dieci minuti di anticipo. Perché il modello dei grandi eventi, dalla TAV all’Expo, ci racconta di deroghe alle procedure di appalto, presunte tangenti, sospette infiltrazioni, costi lievitati all’inverosimile. Per una perfetta rappresentazione plastica della macchina neoliberale: utilizzo dei soldi pubblici per il guadagno dei privati, con il plus del disastro climatico.

Come se non fossero bastate le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 o i Mondiali di Nuoto a Roma nel 2009. Costi esagerati, inchieste, processi e un’eredità spaventosa di presunte opere pubbliche mai finite, lasciate a metà o abbandonate. Colate di cemento a devastare le montagne, scheletri di vele architettoniche, casse comunali e regionali prosciugate con effetti decennali sulla vita delle persone: meno scuole, ospedali, mezzi pubblici. Un modello di sviluppo insostenibile, che viene replicato all’infinito per il guadagno di pochi e la sofferenza dei molti.

Eppure basterebbe alzare gli occhi al cielo per rendersi conto che le nostre montagne sono già in ginocchio, e nuovi interventi invasivi sarebbero solo l’ultima goccia che fa traboccare il vaso. Là dove c’erano i ghiacciai e la neve, oggi già c’è l’erba. Alla faccia della Via Gluck di Celentano. E della malsana idea di organizzare ancora delle Olimpiadi invernali. I grandi eventi sportivi non hanno più senso di esistere. I Mondiali di calcio di Russia 2018 e Qatar 2022, così le Olimpiadi invernali di Sochi 2014, Pyeongchang 2018 e Pechino 2022, sono stati organizzati in Stati non democratici dove il conflitto non è previsto. Proprio per evitare proteste e boicottaggi interni. Se in Italia c’è ancora un minimo di democrazia, le Olimpiadi di Milano e Cortina 2026 dovrebbero essere annullare.

Questo articolo è stato pubblicato su Valori il 9 novembre 2022

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