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L’inchiesta e il mezzogiorno. In ricordo di Giovanni Mottura

In occasione di un convegno su “L’inchiesta sociale in Italia” – tenutosi al Cnr a Roma per i 70 anni di Giovanni Mottura – Vittorio Rieser affermava: «Ho qualche obiezione sull’uso del termine inchiesta operaia, che è restrittivo se assunto letteralmente o ideologico se ipostatizza il ruolo universale della classe operaia o peggio di una sua componente tipo ‘l’operaio massa’».

NELLA AFFERMAZIONE di Vittorio Rieser c’è una critica nei confronti dell’operaismo ma c’è soprattutto la sottolineatura della validità del metodo dell’inchiesta per quel che riguarda non solo la classe operaia ma tutti i soggetti sociali con i quali il ricercatore militante è spinto a operare. E Giovanni Mottura, scelse di condurre il suo lavoro di inchiesta soprattutto tra i contadini e nel Mezzogiorno.

La proposta dell’inchiesta come intreccio di ricerca e azione politica è legata all’esperienza dei Quaderni Rossi e al nome di Raniero Panzieri al quale Giovanni Mottura fu molto legato fin dalla fondazione della rivista. Essa nasce in un contesto di grandi trasformazioni della società con milioni di persone che si spostavano dal Mezzogiorno e dall’agricoltura verso il Nord e le fabbriche. Sono anni di crescita numerica della classe operaia e di cambiamenti nell’organizzazione del lavoro. Ma è anche un periodo difficile per il movimento operaio e il sindacato che ha avuto difficoltà serie a raccordarsi con la nuova realtà operaia come dimostra la sconfitta della Fiom a metà degli anni ‘50 all’elezione della commissione interna alla Fiat.

PER PANZIERI e i Quaderni Rossi c’è una carenza di conoscenze legata alla perdita di contatto con questa nuova realtà operaia, per questo l’inchiesta si deve fondare su un momento iniziale di analisi che permetta di superare le visioni preconcette cercando di comprendere – con il rapporto diretto – la realtà di vita, le convinzioni e le aspirazioni e degli operai.

Va notato inoltre che nella visione di Mottura l’inchiesta non è né una tecnica di ricerca né tanto meno una sorta di opzione metodologica all’interno del campo della sociologia. Essa presuppone un rapporto con l’interlocutore che non può essere un semplice ‘oggetto’ di ricerca come nella sociologia accademica.
Nel rapporto che si costruisce nell’ambio dell’inchiesta intervistatore e intervistato apprendono vicendevolmente uno dall’altro e lo scambio porta a un più alto livello di consapevolezza. Capacità di ascolto e rispetto per l’interlocutore sono essenziali nella pratica dell’inchiesta.

A QUESTA CONCEZIONE Giovanni Mottura si è sempre attenuto nei sui lavori di ricerca di campo che hanno avuto un riflesso sui suoi studi teorici o a carattere generale come risulta evidente dai suoi testi ormai classici sull’agricoltura e il Mezzogiorno.
E in questi ambiti ha svolto un ruolo davvero innovatore. Per quel che riguarda l’agricoltura la sua conoscenza dei classici della questione agraria gli ha permesso di produrre un quadro interpretativo capace di superare la contrapposizione della sinistra italiana tra la linea per così dire «bracciantilista» e quella «contadinista», mostrando la complessità della realtà dell’agricoltura nelle società capitalistiche.

PER QUEL CHE RIGUARDA il Mezzogiorno ha individuato aspetti e termini nuovi della questione meridionale a cominciare dal nesso sviluppo-sottosviluppo, i motivi del carattere strutturale della disoccupazione meridionale e per converso l’emergere di una nuova classe operaia.
Il periodo napoletano è stato per Giovanni e per chi collaborava con lui particolarmente fecondo. A Portici presso il Centro di ricerche economico-agrarie per il Mezzogiorno dove lavorava come ricercatore si incontra con una tradizione antica di inchiesta che è quella propria del filone meridionalista. Manlio Rossi Doria, fondatore del Centro, incarnava questa tradizione avendo svolto e continuando a svolgere importanti indagini corredate sempre da un lavoro di campo («sporcandosi le scarpe» come lui stesso amava ripetere).

SUL PIANO POLITICO sono gli anni dell’ attività del Centro di Coordinamento Campano, da lui fondato insieme a Fabrizia Ramondino e altri compagni tra i quali chi scrive. I soggetti coinvolti nel lavoro di inchiesta del Ccc. a Napoli e in Campania sono stati il proletariato precario dei quartieri, gli operai di fabbrica soprattutto nell’hinterland e i braccianti. Ora quelle esperienze sono oggetto di riflessioni da parte di ricercatori che studiano gli anni ’70 e soprattutto fanno lavoro di inchiesta. Negli anni successivi Giovanni ha continuato ad approfondire le tematiche della questione agraria e soprattutto si è occupato di immigrazione svolgendo anche un ruolo istituzionale.

All’università di Modena dove ha insegnato per molti anni ha mostrato di essere un docente carismatico come ricordano molti suoi allievi. E carismatica è stata la sua figura tra le compagne e i compagni che hanno avuto a che fare con lui.

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto l’8 ottobre 2022. Immagine di copertina di Gabriella Mercadini

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