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Il Parlamento approva una legge che celebra il militarismo e il nazionalismo

Il 5 aprile 2022 il Senato ha varato il disegno di legge n. 1.371 che istituisce la “Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli alpini” fissando la ricorrenza al 26 gennaio, con esplicito richiamo alla campagna di Russia e alla battaglia di Nikolajevka (1943). In quella occasione le truppe dell’ARMIR (Armata italiana in Russia), utilizzate dal governo fascista in una guerra di aggressione all’Unione Sovietica, riuscirono a rompere l’accerchiamento a prezzo di gravissime perdite. La disastrosa ritirata del Corpo di spedizione si concluse con circa 90.000 caduti tra morti e dispersi.

L’articolo 1 della legge recita: “La Repubblica riconosce il giorno 26 gennaio di ciascun anno quale Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini, al fine di conservare la memoria dell’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale, nonché di promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale nonché dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano”.

Il provvedimento di legge era stato esaminato in commissione Difesa e presentato alla Camera dei Deputati fin dal maggio 2018, su proposta di parlamentari della Lega.

Nella discussione avvenuta il 21 febbraio 2019 in commissione, il relatore Roberto Paolo Ferrari tracciava il profilo del Corpo, istituito nel 1872, sottolineando come “nella loro lunga storia gli Alpini siano stati impiegati in ogni teatro operativo: dalla Guerra d’Africa nel 1887-88, alla Campagna di Libia del 1911; durante la Prima guerra mondiale, nei combattimenti al confine nord-est con l’Austria-Ungheria; durante la Guerra in Etiopia nel 1935-36; nel corso della Seconda guerra mondiale quando combatterono a fianco delle forze dell’Asse nei Balcani e sul fronte orientale.” Seguono poi i compiti svolti in tempo di pace: quelli militari di difesa dell’Arco alpino e quelli civili di soccorso e assistenza in occasione di calamità naturali.

Da storici rabbrividiamo nel rileggere la ricostruzione del “curriculum” d’onore dell’Arma, che il relatore tratteggia senza batter ciglio passando dalle guerre coloniali in Africa all’Asse Roma-Berlino, dunque all’alleanza siglata tra Hitler e Mussolini nel 1936, quella stessa che ha portato ai molteplici orrori della Seconda guerra mondiale.

Nello specifico della battaglia di Nikolajevka si dimentica che in quel momento l’esercito italiano, al seguito di quello nazista, era l’aggressore, mentre l’Unione sovietica era lo Stato aggredito che si opponeva all’invasore. Gli alpini vengono visti esclusivamente come italiani, in un’operazione di travisamento della storia che riveste il fascismo di un abito “nazionale” dimenticandone la natura dittatoriale e criminosa.

Dopo la tragica ritirata nel terribile inverno russo, non pochi degli alpini che poterono tornare in Italia si unirono alla Resistenza per combattere fascismo e nazismo. Uno di loro, Nuto Revelli, scrive:

“Ricordo che per ore ed ore andammo avanti quasi correndo, con il vuoto alle spalle, con una speranza nel cuore: di ricongiungerci presto con il nostro reparto. Verso sera, quando apparve Podgornoje, le nostre illusioni crollarono. Podgornoje, avvolta in una pesante coltre di fumo, era in fiamme. Gente che impazziva, che urlava, che piangeva. Colonne che entravano, che uscivano, che si frammischiavano, che si maledicevano. Tedeschi, ungheresi, italiani. Colonne di uomini, di slitte, di cariaggi, di autocarri. Una confusione impressionante. Nella notte [18 gennaio] arrivò l’ordine di abbandonare le armi di postazione, di distruggere gli archivi, di buttare il superfluo, di salvare l’uomo. Era l’inizio della fine”.

La drammatica ritirata dalle sponde del Don per superare l’accerchiamento delle truppe sovietiche continuerà tra indicibili sofferenze dal 18 al 26 gennaio 1943 e pure dopo la battaglia.

Niente da celebrare dunque, se non la disfatta. Da notare poi che l’accostamento tra il 26 gennaio, battaglia di Nikolajevka, e il 27, Giorno della memoria universalmente celebrato per commemorare le vittime della Shoah, risulta di per sé un insulto.

E se L’ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) esprime la convinzione che la legge appena approvata sia incompatibile con lo spirito della nostra Costituzione, l’Istituto Parri per la rete degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea l’11 aprile scorso ha diffuso una nota in cui ricorda che il Comando truppe alpine in audizione parlamentare aveva affermato di essere disponibile a considerare l’indicazione di date diverse da quella del 26 gennaio, inopportuna ma testardamente voluta e infine approvata dal Parlamento.

Il “Parri” continua dicendo che se lo scopo dichiarato della legge è “promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale”, la scelta lascia molto perplessi. Sarebbe stato meglio individuare una data che non fosse riferita a una guerra di aggressione, puntando sui numerosi momenti di solidarietà che gli alpini, con e senza uniforme, hanno profuso e profondono in aiuto alle popolazioni colpite da calamità naturali, dal terremoto del Friuli nel 1976 alla recente pandemia di Covid-19.

*Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni sono ricercatori, membri dell’Istituto Storico di Rimini

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