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Bologna, richiedenti asilo espulsi dai centri perché “troppo ricchi”

Vivono ammassati nei centri di accoglienza, in camerate fino a 14 posti letto come nel centro Mattei di Bologna, vengono sfruttati all’Interporto, nei magazzini della logistica, guadagnano appena 500 euro al mese, che in città non sono sufficienti nemmeno per pagare un affitto, eppure per la legge italiana devono uscire dai centri di accoglienza e pure risarcire somme fino a 21mila euro i gestori. La denuncia arriva dal Coordinamento Migranti di Bologna, che segnala «decine e decine» di casi che riguardano richiedenti asilo e migranti ospitati nelle strutture di Bologna.

Guadagnano sopra i 5900 euro l’anno: richiedenti asilo espulsi dai centri di accoglienza e indebitati

In particolare è una legge del 2015 a fissare la soglia di 5900 euro annui, pari appunto a 500 euro al mese, come tetto oltre il quale non si può più essere ospitati nei centri di accoglienza. Una norma che non era mai stata applicata, almeno non in modo sistematico ma, secondo il resoconto di Coordinamento Migranti, decine di richiedenti asilo in queste ultime settimane stanno ricevendo lettere della Prefettura che intimano loro di lasciare le strutture in cui sono ospitati e chiedono loro somme enormi per risarcire le spese del loro mantenimento.

«Con 500 euro a Bologna ti paghi a malapena una stanza in affitto – sottolinea ai nostri microfoni Clemente Parisi di Coordinamento Migranti – e la cosa che fa più rabbia è che nella nostra città le lettere hanno iniziato ad arrivare quando i migranti hanno dato vita a mobilitazioni per denunciare lo stato stesso dell’accoglienza in cui vivevano».
Una tempistica che ha il sapore ritorsivo, secondo chi ha lanciato la denuncia, che sottolinea come i risarcimenti vengano chiesti a fronte di condizioni non certo edificanti.
«Durante la pandemia al centro Mattei i migranti dormivano in stanze da 14 letti, nonostante i contagi – riporta Parisi – I permessi di soggiorno arrivavano con mesi se non anni di ritardo, i migranti venivano sfruttati all’Interporto e hanno garantito la logistica durante i lockdown e, una volta guadagnati un po’ di soldi, li si cacciano dai centri e si chiede loro un rimborso di decine di migliaia di euro».

Un ulteriore paradosso è che nell’iter per l’ottenimento della protezione internazionale lo svolgimento di un lavoro e l’inserimento dei migranti nel tessuto sociale cittadino conferisce un punteggio. Ma l’avere un lavoro da appena 500 euro al mese comporta l’espulsione dai centri di accoglienza e la richiesta di risarcimenti che il Coordinamento non esita a definire «rapine nei confronti dei migranti».
La settimana scorsa lo stesso Coordinamento ha avviato un dialogo con il Comune, in particolare con la vicesindaca Emily Clancy e l’assessore Luca Rizzo Nervo. Su tutti i punti sollevati l’Amministrazione ha mostrato disponibilità, ma l’attivista mette in chiaro: «se si intende procedere con la chiusura del centro Mattei, come chiediamo, non si può fare svuotando i centri di accoglienza in questo modo».

ASCOLTA L’INTERVISTA A CLEMENTE PARISI

Questo articolo è stato pubblicato su Radio Città Fujiko il 10 febbraio 2022

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