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Giornata dei diritti umani: migranti, donne e omosessuali tra i più colpiti

La scarcerazione di Patrick Zaky è stata accolta con entusiasmo ma l’Italia e l’Europa continuano a fare affari con le dittature e in Europa dell’Est donne e omosessuali sono sempre più sotto attacco.

Appena tre giorni prima della giornata dei diritti umani, una bella notizia è arrivata dall’Egitto: Patrick Zaky è stato scarcerato. Il suo processo andrà avanti ma dopo 22 mesi di reclusione e continue proroghe della detenzione lo studente dell’Università di Bologna può tornare nella sua casa. Se questa notizia in Italia è stata accolta da (quasi) tutti con grande entusiasmo, il resto del panorama internazionale dei diritti umani non è così positivo, anzi.

Proprio l’Egitto è uno dei paesi dove la repressione del dissenso rappresenta una criticità sostenuta dai paesi europei, attraverso la vendita di armi soprattutto da parte dell’Italia e della Francia che hanno forti interessi con il regime di Al-Sisi in campo militare ed energetico. Interessi che sono emersi a cavallo tra novembre e dicembre 2021 con “Edex”, l’esposizione internazionale delle industrie di guerra che, secondo il Ministro della Difesa egiziano Mohamed Ahmed Zaki, “punta all’apertura di nuovi orizzonti di cooperazione nell’industria bellica tra l’Egitto e tanti altri paesi al mondo. Siamo certi che l’esposizione di quest’anno crescerà ancora di più per dimensione e impatto rispetto alla prima tenutasi nel 2018”.

Un’occasione che l’Italia non si è fatta scappare presenziando con Leonardo s.p.a direttamente tra gli sponsor della fiera. “Abbiamo da anni rapporti commerciali e politici nel campo della difesa, fino al 2015 esportavamo 37 milioni di euro all’anno, poi c’è stata una flessione nel 2016 e 2017 a seguito dell’uccisione di Giulio Regeni passando a 7 milioni annui” commenta Maurizio Simoncelli della fondazione Archivio Disarmo che ha seguito da vicino le commesse militari tra Italia ed Egitto. “Dopo due anni il commercio è ripartito più forte di prima con 69 milioni nel 2018 e una crescita esponenziale arrivata a 891 milioni di euro nel 2020, un record assoluto che prevede anche 24 caccia eurofighters e 24 caccia da addestramento, oltre che molte armi di piccolo e medio taglio che spesso vengono usate per l’ordine pubblico e la repressione interna” aggiunge Simoncelli.

Il 56% delle esportazioni italiane sono in paesi africani o del Medio Oriente, zone dove conflitti interni ed esterni sono in continua evoluzione e nei quali i civili sono i primi a farne le spese.

Un sostegno indiretto a regimi che sistematicamente violano i diritti umani e la libertà d’espressione, ma “business is business” come recita un detto inglese e per “affari” il governo italiano intende anche quelli con la Libia, partner fondamentale nel fermare la rotta migratoria che dall’Africa si sposta verso l’Europa, con l’Italia come prima tappa delle sponde Nord del Mediterraneo.

Nello stesso giorno in cui il giudice egiziano approvava la scarcerazione di Patrick Zaky, la nave militare italiana San Giorgio entrava nel porto di Tripoli per consegnare una nuova centrale operativa marittima alla cosiddetta Guardia Costiera libica, lo scopo è quello di intercettare più migranti e riportarli nelle prigioni libiche, sempre finanziate dall’Italia, dove vengono torturati e le donne abusate. Secondo l’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni solo nei primi 10 mesi del 2021 sono stati più di 26.000 i migranti intercettati e riportati a Tripoli, molti di più degli anni precedenti.

Ma se l’Italia è complice di queste violazioni dei diritti umani il resto d’Europa e del mondo non è da meno, a partire dai paesi dell’Europa dell’Est dove migranti, diritti delle donne e delle persone omosessuali sembrano essere stati accantonati.

Nella cattolicissima Polonia il network “Radio Marja” ha un potere enorme e veicola quotidianamente messaggi di odio contro le minoranze e le donne, sostenendo il governo di estrema destra presieduto da Morawiecki e le sue leggi anti abortiste.

Proprio in queste ore è arrivata la proposta di un elenco delle gravidanze per segnalare eventuali aborti, questi ultimi resi sempre più difficili dalla legge entrata in vigore lo scorso gennaio e che li rende di fatto impraticabili in territorio polacco. L’altro grande obiettivo della destra reazionaria polacca sono le persone omosessuali e trans, tanto che alcune municipalità polacche si sono dichiarate “zone libere dalle persone Lgbti”, mentre nell’Ungheria di Orban la maggioranza in parlamento ha presentato una serie di proposte di legge per ridurre i diritti individuali delle persone omosessuali.

“Le organizzazioni che lavorano in varie parti del mondo sanno bene che i diritti acquisiti non lo sono per sempre, soprattutto quelli di donne e ragazze” racconta Serena Fiorletta, responsabile comunicazione di AIDOS, “perché ovunque ci possono essere cambi di governo, situazioni di emergenza come quella attuale, in cui le prime a restare indietro sono le donne, soprattutto nell’accesso alla salute, in particolare sessuale e riproduttiva”. Durante il lockdown in diversi Paesi ci sono state grosse difficoltà ad abortire, un diritto trascurato o volutamente limitato. Aidos e la Rete Pro Choiche di cui è parte hanno tenuto alta l’attenzione sull’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, ad esempio richiedendo e facendo informazione sull’aborto farmacologico. E c’è da dire, aggiunge Fiorletta, che in Italia e nel mondo durante la pandemia “non ci sono state ‘solamente’ maggiori violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi bensì anche un aumento della violenza domestica”.

Le cause naturali sono spesso all’origine di emergenze umanitarie, quest’ultime sono terreno fertile per le violazioni dei diritti umani. Di cambiamento climatico se ne sta parlando molto mentre si è parlato poco del terremoto di Haiti che ha colpito un paese già in forte crisi politica ed economica, dando il colpo di grazia al tessuto sociale. “Sono stata a Haiti nel 2005 per la prima volta e ho visto come la situazione diventi sempre più difficile” racconta Claudia Lodesani, presidente di MSF Italia e da poco rientrata proprio dall’isola caraibica.

Medici Senza Frontiere ha aperto un ospedale pediatrico a Port-au-Prince ma spesso manca la benzina per i generatori perché ci sono problemi nell’approvvigionamento.

“Haiti in questo momento è sotto il controllo di bande armate e c’è un’escalation di violenza incredibile, tanto che facciamo fatica a intervenire nella capitale, in Europa si è parlato poco di questa crisi umanitaria post-terremoto ma per me è una delle 4 crisi peggiori al mondo insieme ad Afghanistan, Yemen, Tigray” chiosa Lodesani.

Questo articolo è stato pubblicato su MicroMega il 10 dicembre 2021

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