Skip to content

La leggenda del “vaticanista” che morì l’anno prima di essere… assassinato

Se nelle prime udienze del processo sulla strage del 2 agosto 1980 si è parlato delle notizie preventive della strage, del progetto di uccidere il giudice Stiz e del ruolo del Sisde di Padova, venerdì 7 maggio l’attenzione si è invece concentrata su due ricostruzioni molto interessanti e molto complesse: – i flussi finanziari legati all’ormai noto “Documento Bologna” (ritrovato addosso a Licio Gelli nel settembre 1982, dopo il suo arresto in Svizzera);- la figura e le frequentazioni di un certo Giorgio Di Nunzio – nome sostanzialmente sconosciuto all’opinione pubblica – ripercorse in aula dal figlio Roberto.In quest’ultima testimonianza sono stati rievocati nomi eccellenti, in parte dimenticati, che frequentavano abitualmente, o avevano rapporti non occasionali, con il “facoltoso” Giorgio Di Nunzio…
Prossime udienze: mercoledì 12 e venerdì 14 maggio. Stay tuned.

Ma chi era Giorgio Di Nunzio? Uomo d’affari di destra, con ottimi agganci in Vaticano, grande amico di Mario Tedeschi (direttore del periodico “Il Borghese”) e del giornalista ferrarese Giorgio Pisanò (senatore del Msi dal 1972 al 1992). Era in ottimi rapporti con personaggi di grande prestigio pubblico, come il diplomatico andreottiano Umberto Vattani (classe 1938, tuttora in vita: attualmente è presidente della Fondazione Italia-Giappone e dirige la Fondazione Italia-Usa) – che tra il 1980 e il 1981 è a capo della segreteria del presidente del consiglio democristiano Arnaldo Forlani. Tra il 1997 e il 2005 il console Vattani ricoprirà, per ben due volte, l’incarico di Segretario Generale della Farnesina; per poi passare alla presidenza dell’ICE, l’Istituto nazionale per il Commercio Estero. I figli Enrico e Mario hanno seguito le orme del padre: sono entrambi diplomatici. Il primo oggi lavora all’ambasciata di Tokyo; il secondo nel 2013 è stato capolista in Campania (non eletto) della lista “La Destra”, guidata da Francesco Storace.

Negli anni settanta Di Nunzio frequenta i cardinali Egidio Vagnozzi e Fiorenzo Angelini, ha rapporti quotidiani con Federico Umberto D’Amato (direttore dell’Ufficio Affari Riservati), è in contatto con Francesco PazienzaMaurizio Mazzotta (braccio destro di Pazienza), Ernesto Diotallevi (boss della ‘Banda della Magliana’), il criminologo nero Aldo Semerari (ucciso e decapitato, il suo cadavere viene ritrovato il 1° aprile 1982) e altri personaggi legati alla massoneria, ai servizi segreti, ad alcuni ambienti vaticani, alla criminalità organizzata/politicizzata.

Le frequentazioni vanno al di là dei confini italiani e del Vaticano: durante l’udienza del 7 maggio sono emersi i nomi del finanziere tedesco Albert Kunz e dell’avvocato svizzero Peter Duft, legato all’Opus Dei. Due nomi noti a chi ha seguito i processi sull’omicidio Calvi e sul crac del Banco Ambrosiano.

Ieri, 7 maggio, la testimonianza di Roberto Di Nunzio – figlio di Giorgio – ha chiarito tre cose fondamentali:

1) le reali circostanze della morte di Giorgio Di Nunzio non sono chiare (finora si è dato erroneamente per scontato l’omicidio, commesso da ignoti);

2) non è vero che è morto il 16 settembre 1982*: è morto il 4 ottobre 1981;

3) non era un “vaticanista”.

Purtroppo molte delle notizie su Giorgio Di Nunzio circolate negli anni sul web e su un’ampia pubblicistica sono false. Gran parte di ciò che trovate sul web e sui libri va riscritto/corretto. Un caso – molto meno rilevante, data la differente notorietà – analogo al ben più noto Eugenio Cefis, la cui biografia è stata recentemente e meritoriamente scritta – depurandola dalle scorie – dal giornalista trentino Paolo Morando. Anche su Di Nunzio bisognerà, prima o poi, rimettere in fila i fatti sgombrando il campo dalle leggende.

Si tratta di capire come – ed eventualmente perché – queste fake news sono state fatte circolare nell’ambiente degli “addetti ai lavori”: io stesso, nel mio piccolo, le ho fatte circolare su Facebook negli anni passati, indicando il 16 settembre ’82 come data di un omicidio inesistente. Forse il processo in corso a Bologna chiarirà anche questo “mistero”.

Tra le cose da chiarire c’è un altro retroscena: corrisponde al vero che Di Nunzio è stato in possesso di uno «scottante dossier», redatto dal cardinale Egidio Vagnozzi (allora presidente della prefettura degli affari economici della Santa Sede, morto il 26 dicembre 1980)? Oggetto del dossier i rapporti tra il banchiere mafioso Michele Sindona e l’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus, segretario dello IOR (la banca vaticana). Secondo il retroscena, sulle tracce di quel dossier ci sarebbe stato anche Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano caduto in disgrazia e ucciso a Londra la notte tra il 17 e il 18 giugno 1982 (omicidio tuttora impunito).

*Il 16 settembre 1982 è la data in cui a Londra venne ucciso, con numerose pugnalate, un estremista di destra in rapporti (anche) con Di Nunzio: il trafficante d’arte Sergio Vaccari Agelli.

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.