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Quale impatto ha avuto il Coronavirus sull’Università di Bologna?

Sono stati presentati oggi i risultati di tre indagini che, nei mesi scorsi, hanno sondato le opinioni di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo dell’Università di Bologna ai tempi del coronavirus. 

Voti alti all’Università di Bologna su come ha gestito il periodo coronavirus: 8 all’apprendimento a distanza, 7,8 all’interazione con i docenti e quasi 8 all’esperienza delle lezioni online. Sono alcune delle valutazioni di circa 10 mila studenti dell’Alma Mater che negli scorsi mesi hanno risposto a un questionario per comprendere come la comunità universitaria stesse vivendo un periodo così complesso e denso di incognite. La prima indagine è stata effettuata a poche settimane dall’avvio della didattica online. Nel complesso il 75% delle risposte si colloca nelle fasce di punteggio superiori o uguali a 7 e il 50% superiori o uguali a 8.   

Nel mese di giugno è stata la volta di una seconda indagine con il Progetto Good Practice che compara la gestione dei servizi amministrativi e di supporto nelle Università̀. In particolare, l’edizione di quest’anno conferma l’elevata soddisfazione degli studenti rispetto ai dati dello scorso anno del panorama nazionale. Soddisfazione che migliora per gli studenti iscritti al primo anno. Per gli studenti iscritti agli anni successivi da segnalare il consolidamento del buon livello di soddisfazione sui servizi bibliotecari, sull’internazionalizzazione e aumento significativo del livello di soddisfazione sui servizi di comunicazione. 

Un terzo e più corposo studio si è concluso invece il 1 luglio e ha permesso di fare una fotografia complessiva del periodo del lockdown. Promossa dal Consiglio degli studenti e delle associazioni studentesche, in collaborazione con l’Università di Bologna e la Fondazione Innovazione Urbana, l’indagine ha raccolto 16.386 risposte, pari a circa il 20% della popolazione iscritta in Ateneo. 

Il questionario si è concentrato su quattro diverse dimensioni. La prima ha riguardato la presenza di studenti fuori-sede (circa il 50%). I dati hanno messo in evidenza che 2 studenti su 3 sono tornati nel proprio comune di residenza durante il lockdown. Chi è rimasto lo ha fatto soprattutto perché ha ritenuto che i servizi per fronteggiare la fase emergenziale e seguire la didattica a distanza presenti a Bologna o nelle città romagnole in cui sono insediati i campus dell’Alma Mater fossero migliori rispetto a quelli del proprio comune di residenza. 

Il secondo punto di attenzione è stato quello relativo al modo in cui gli studenti hanno affrontato la didattica a distanza attivata durante la fase emergenziale. Circa 9 studenti su dieci hanno seguito le lezioni online lo scorso semestre e il grado di soddisfazione espresso è risultato decisamente positivo e in linea con il dato rilevato dalla prima indagine (in una scala da 1 a 5, la valutazione media è stata infatti 3,3, con il 78% che ha fornito una valutazione pari o superiore a 3). Ciò non significa che gli studenti non abbiano incontrato difficoltà. Gli aspetti maggiormente segnalati non hanno riguardato però la mancanza di dispositivi elettronici adeguati (l’aspetto meno segnalato in assoluto), bensì le maggiori difficoltà di interazione con i compagni, l’assenza di una connessione internet adeguata (che ha reso difficile seguire le lezioni a distanza e lo svolgimento degli esami) e – aspetto spesso sottovalutato – spazi domestici non idonei per seguire le lezioni senza essere disturbati. 

La terza dimensione si è riferita all’orientamento maturato dagli studenti nei confronti della didattica online durante la fase dell’emergenza. Di fronte ai repentini cambiamenti tecnologici e organizzativi che sono stati introdotti, non solo è stata espressa ampia soddisfazione, ma anche notevole interesse per il possibile sfruttamento di alcune opportunità offerte dalla didattica a distanza. Se 2 studente su 2 è convinto che l’esperienza universitaria debba essere in presenza, non trascurabile è la quota di quanti ritengono preferibile solo la didattica da remoto e, soprattutto, di chi valuta come soluzione migliore la combinazione tra didattica in presenza e online. 

Infine, un quarto aspetto preso in esame ha riguardato le prospettive future. Rispetto al mese di luglio, data di conclusione dell’indagine, solo 1 studente su 5 ha ritenuto che l’emergenza dei mesi precedenti potesse aver arrecato ritardi non più recuperabili nella propria carriera universitaria. La gran parte degli studenti, invece, pur consapevole delle difficoltà, si è rivelata più ottimista rispetto al proprio percorso di studio. 

Al momento della rilevazione il futuro appariva in ogni caso più incerto per gli studenti fuori-sede, che più di altri avevano investito nella possibilità di seguire le lezioni in presenza, frequentare biblioteche, aule studio e più in generale partecipare alla socialità della vita universitaria. Solo 2 su 3 si erano detti orientati a riconfermare la loro condizione per il prossimo anno, mentre 1 su 5 si era posto esplicitamente interrogativi sulla possibilità di tornare a vivere a Bologna. 

«I risultati delle indagini che abbiamo svolto offrono interessanti spunti di riflessione, utili non solo a comprendere e interpretare i vissuti degli studenti durante la fase emergenziale, ma anche per intervenire per apportare miglioramenti e permetterci di fare scelte maggiormente consapevoli, fino ad orientare le scelte future dell’Alma Mater in merito all’offerta didattica e alla messa in campo di servizi rivolti agli studenti.», commenta il Rettore Francesco Ubertini che ci tiene a precisare che non c’è nessun aumento rispetto allo scorso anno del numero delle rinunce agli studi.  

Questo articolo è stato pubblicato su La Gazzetta di Bologna il 10 novembre 2020

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