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Quel male banale: Willy ucciso dal branco di ragazzi ’qualunque’

I ragazzi della porta accanto. C’è un quinto indagato, oltre ai quattro giovani già in carcere che oggi verranno interrogati dal Gip per l’omicidio di Colleferro

C’è un quinto indagato per l’assassinio di Willy Monteiro Duarte, oltre ai quattro giovani già reclusi nel carcere di Rebibbia, accusati di aver ucciso a calci e pugni il 21enne di origine capoverdiana residente a Paliano che, nella notte tra sabato e domenica a Colleferro, civilissima cittadina a sud di Roma, aveva avuto l’ardire di intervenire in difesa di un suo ex compagno di scuola preso di mira da uno dei bulli del branco. Perché questo sono di sicuro, Mario Pincarelli 22 anni, Francesco Belleggia di 23 anni e i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, rispettivamente di 24 e 26 anni, ai quali la procura di Velletri contesta per ora l’omicidio preterintenzionale, malgrado le modalità dell’esecuzione lascino pensare ad una, se non premeditata, manifesta e consapevole volontà di uccidere.

Stamattina i quattro saranno interrogati dal Gip di Velletri per la convalida dell’arresto e domani l’autopsia sul corpo della giovane vittima farà luce ulteriormente sui particolari di questo terrificante episodio. Ma al momento quello che appare fin qui certo è che si tratti di tutt’altro che di un’aggressione «fascista» e «razzista», come qualcuno molto sbrigativamente ha voluto etichettarla nel mondo della politica. Sarebbe più facile, più intellegibile perfino, e ci solleverebbe dal peso di riconoscere in quei giovanotti volgari e rozzi, cresciuti nelle palestre e nelle piazze virtuali da migliaia di followers, il ragazzo della porta accanto. Il nulla dell’antipolitica, la superficialità dei buoni sentimenti a basso costo, il vuoto assoluto: semmai, il loro essere di destra è un orientamento dell’anima.

GLI INQUIRENTI INFATTI non ravvisano alcun particolare movente razziale e nessun connotato politico nella violenza di cui i quattro accusati – che siano ritenuti colpevoli o no dell’omicidio – si nutrivano, facendone bella mostra sui social e scegliendo uno stile di vita da gang. Corpi scolpiti dalle Arti marziali miste (Mma, una disciplina sportiva che prevede combattimenti in un ring ma anche il rispetto per l’avversario), facce da Gomorra, sopracciglia trash, tatuaggi tutti cuori e «familia», pose da guappi sui profili Facebook, armati di tutto punto mentre giocano alla guerra o griffati con colonna sonora trap. Ma anche post sugli «animali e bambini (che) ti scaldano il cuore», commozione per un bimbo che riceve un regalo dai genitori «non benestanti», frasi tipo «umiltà e amore non si trovano più ormai», e «Non cambio per nessuno, ma sarò migliore per chi lo merita». Non solo: clip simpatizzanti con bambini cinesi e perfino l’immedesimazione con un ragazzino nero insofferente ai richiami materni in un piccolo video dal titolo: «Quando ho già capito ma mia madre continua a parlare».

INSOMMA, TUTTO e il contrario di tutto. E le droghe – se c’entrano – sono solo un corollario; lo spaccio – se c’è – un canale di profitto come un altro. Il profilo di Gabriele Bianchi, il bullo più adulto e già padre, è seguito da 3345 persone, che lo apprezzavano per come si presentava e per quello che esprimeva. E ora, con la stessa violenta nonchalance, altre migliaia di persone lo ricoprono di insulti. minacce di morte, promesse di vendetta e auguri di carcere a vita. Sicuri di potersi sedere dalla parte opposta alla loro.

LA SCENA CHE VIENE descritta dai testimoni diretti del pestaggio avvenuto a Colleferro, a pochi metri dal pub è effettivamente repellente per chiunque: Willy Monteiro Duarte, un ragazzino magro e mansueto, aiuto cuoco e «promessa del calcio», dicono, figlio di capoverdiani dalla pelle ambrata, era in compagnia di alcuni amici quando dall’altra parte della strada vede un suo conoscente aggredito per futili motivi da uno dei violenti del branco. Si mette in mezzo e viene pestato. Gli altri scappano, lui non riesce e cade subito a terra sotto i colpi dell’uomo che nel frattempo viene raggiunto dalle altre «belve», come li chiamano ora in città, dove non si parla d’altro che della loro reputazione di violenti, provocatori e spavaldi, «spesso su di giri», «assuntori di cocaina e picchiatori». Cinque culturisti contro un calciatore. Lo lasciano a terra, poi risalgono sul Suv mollato con le portiere aperte e vanno via. Willy morirà subito dopo, mentre uno degli assassini posterà su Facebook un video acchiappalike con le scimmiette.

LA CONDANNA DEL GESTO è stata unanime, e anche il leader della Lega Matteo Salvini ha postato un ricordo del ragazzo ucciso, «morto per un gesto di altruismo», chiedendo «pene esemplari per i maledetti assassini» (Balotelli ha apprezzato con un like). Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha annunciato che la Regione «si impegna a pagare le spese legali nel procedimento per la morte di Willy».

Questo articolo è stato pubblicato su Il manifesto il 7 settembre 2020

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