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Regolarizzazione, 200 mila domande: l’85% sono badanti, pochi i braccianti

Migranti . Chiusi i due mesi e mezzo di “finestra”. Se ne attendevano almeno il 50 per cento in più

Non un flop, ma numeri molto ridotti – 200 mila – rispetto alle attese iniziali – 600 mila – o già riviste – 300 mila. Con grandissima prevalenza di badanti e pochi braccianti.
Si è conclusa ieri la procedura di regolarizzazione dei rapporti di lavoro avviata lo scorso 1 giugno dopo un lungo e difficoltoso compromesso all’interno della maggioranza per agricoltura, lavoro domestico e assistenza alla persona: 207.542 le domande ricevute dal portale del ministero dell’Interno, in prevalenza da colf e badanti (85%); il resto ha riguardato il lavoro subordinato.
La Lombardia è la regione da cui sono state inviate il maggior numero di richieste per il settore del lavoro domestico e di assistenza alla persona (47.357) mentre al primo posto per il lavoro subordinato si trova la Campania (6.962).
Sui 176.848 datori di lavoro che hanno presentato domanda di emersione per il settore domestico, 136.138 sono italiani mentre, per il lavoro subordinato, sono italiani 28.013 datori su 30.694 richiedenti. Quanto al paese di provenienza, ai primi posti risultano l’Ucraina, il Bangladesh e il Pakistan per il lavoro domestico e di assistenza alla persona; l’Albania, il Marocco e l’India per il lavoro subordinato, in buona parte agricolo. Le richieste di permesso di soggiorno temporaneo presentate agli sportelli postali da cittadini stranieri sono state 12.986, poche a conferma della difficoltà dei migranti ad avere i documenti che dovevano comprovare la loro presenza in Italia almeno per 6 mesi. Questa tipologia di domande è stata più utilizzata a Verona (675), Cuneo (466) e Cosenza (423), seguite da Milano (406).
«Numeri importanti che confermano ancora una volta di più la bontà della norma, la sua necessità, la giustezza del percorso avviato che adesso dovrà necessariamente proseguire anche con il Piano Triennale contro il caporalato, con la piattaforma che agevola l’incrocio trasparente domanda e offerta di lavoro, e l’offerta integrata di servizi a partire dal trasporto», commenta la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, convintasi del provvedimento dopo mesi di meli. «L’incremento delle domande da fine di luglio dice quanto fosse necessario sostenere la norma con una comunicazione capillare rivolta ai beneficiari. Il nostro obiettivo è sottrarre al lavoro nero e al caporalato, che non è solo in agricoltura, le persone. Le migliaia che hanno riguadagnato visibilità e dignità sono ci spingono a rafforzare il nostro lavoro», conclude.

Queso articolo è stato pubblicato su il Manifesto il 18 giugno 2020

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