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Per gestire l’emergenza, il Portogallo regolarizza gli immigrati

di Francesco Olivo

 

Regolarizzare gli immigrati per la sicurezza del Paese. Il Portogallo affronta l’emergenza del coronavirus con un obiettivo: non lasciare nessuno fuori dal servizio sanitario, non solo per ragioni umanitarie, ma anche per una questione di sicurezza collettiva. Il governo di Antonio Costa ha approvato ieri la sanatoria per i richiedenti asilo e per tutti gli stranieri senza permesso di soggiorno che abbiano chiesto di accedere ai servizi sanitari.

Con questa regolarizzazione gli stranieri potranno cercare un lavoro regolare e accedere a tutti i servizi pubblici e affittare una casa senza ricorrere al mercato nero.

«Le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata», ha spiegato la portavoce del ministero degli Interni, Claudia Veloso.

Il contagio di un lavoratore nepalese nelle serre dell’Algarve aveva convinto le autorità a confinare in una scuola 79 suoi connazionali, molti dei quali sono fuggiti temendo di essere messi su un aereo per un rimpatrio forzato. Un equivoco indicativo di una situazione che rischiava di finire fuori controllo. In una fase così, è stato il ragionamento del governo socialista, non ci si può permettere di avere sul proprio territorio persone che sfuggano al monitoraggio sanitario delle autorità.

CONTAGI CONTENUTI

Per il momento il Portogallo è riuscito a contenere l’emergenza sanitaria, i numeri restano abbastanza bassi: 5170 contagiati e 100 morti. Una situazione ancora gestibile, soprattutto se paragonata al dramma vissuto dalla vicina Spagna. Uno dei fattori ai quali si deve la tenuta portoghese è proprio la decisione, condivisa con Madrid, di chiudere (sostanzialmente) le frontiere.

 

Questo articolo è stato pubblicato da La Stampa il 29 marzo 2020

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