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Post elezioni: riprendiamo il mare aperto

di Mauro Chiodarelli
In un bellissimo libro ho letto questa citazione di Richard Buckminster Fuller (inventore, architetto, designer, filosofo, scrittore statunitense, ormai scomparso): “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
Ma è una strada possibile o una contraddizione in termini? Dovremmo provare a dare una risposta noi che abbiamo contribuito a fermare la corsa di Salvini, ops! della Borgonzoni, ma che poco abbiamo condiviso dei cinque anni di governo Bonaccini. Scelte politiche tutt’altro che di difesa ambientale, vedi l’ultima legge urbanistica o l’amore per le grandi opere inutili quali la Cispadana, di consolidamento della sanità pubblica, che cede sempre più spazio al privato specialmente sui bisogni quotidiani a discapito dei più deboli, di difesa dei beni comuni, come per dell’acqua pubblica ancora saldamente in mano al privato malgrado un referendum vinto a grande maggioranza, di accoglienza e di inclusione, con politiche securitarie che poco si distinguono da quelle di destra, di eguaglianza e solidarietà, con il secessionismo dei ricchi intrinseco nella richiesta di Autonomia differenziata; e ancora potremmo continuare.
Scelte che non solo non appartengono alla storia, ahimè lontana, dei governi di sinistra di questa Regione, sebbene criticità ed errori ci sono state in passato, ma che hanno contribuito e contribuiscono a rendere i cittadini di questa regione peggiori, umanamente parlando.
Il senso di comunità, l’allargamento della democrazia e della partecipazione, la solidarietà, la lotta alle diseguaglianze, non sono più il filo comune dell’azione politica, facendo con ciò crescere (colpevolmente?) la graduale assuefazione alla normalità della prevaricazione dei più forti sui più deboli, e dell’inutilità dei singoli nessuno, anche se riuniti in branco. Faccio un po’ fatica a pensare che la caparbietà della coraggiosa Elly Schlein, possa modificare, se non marginalmente la rotta di questo transatlantico.
Bene, ora che abbiamo fatto la nostra parte per salvare il salvabile, quale modello nuovo possiamo costruire e come, noi che non accettiamo nemmeno il “capitalismo dal volto umano”? Anche come Associazione Il Manifesto in rete come ci dobbiamo ripensare? Non ho risposte, mi sento come la rana bollita di Chomsky. Però se riuscissimo a ragionarci insieme, sarebbe già un inizio.
Riprendiamo il mare aperto.

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