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Lettera aperta ai due candidati sindaco di Coalizione Civica Bologna

Coalizione civica per Bologna
Coalizione civica per Bologna
di Rudi Ghedini
Coalizione Civica sta per scegliere il proprio candidato sindaco, la figura che più di ogni altra è destinata a incarnare il progetto politico. Paola Ziccone e Federico Martelloni vanno innanzitutto ringraziati per la disponibilità ad assumere un ruolo gravoso, e sarebbe il caso di chiedersi perché tanti altri si siano dichiarati indisponibili; ma questo richiede una riflessione sul “potere” a Bologna, una riflessione che manca da tempo immemorabile, e sui prezzi da pagare per chi osa proporsi come alternativa al sistema di potere che controlla questa città.
Coalizione Civica è un’entità ancora fragile e inafferrabile, i suoi confini sono difficili da circoscrivere, la rinuncia a un esplicito riferimento identitario – la sinistra – mi pare positivo: può significare che c’è un ampio margine di apertura, di capacità attrattiva, verso aree bolognesi che non si lasciano sovrapporre al tradizionale voto “a sinistra del Pd”.

Tuttavia, se si scorrono i nomi di chi ha firmato l’atto costitutivo dell’associazione, sottoscrivendo l’appello “Per una coalizione civica alle prossime elezioni comunali di Bologna”, non può sfuggire un dato di fatto: gran parte delle persone che si sono mostrate fiduciose su questo progetto, sono da molto tempo collocate all’opposizione, a Bologna e in Italia. Alcuni da oltre vent’anni: nel 1995, la lista di Rifondazione comunista ottenne un ottimo risultato presentandosi in alternativa a Walter Vitali (che vinse con il 50,4%); nel ’99 sanno anche in Australia com’è andata al ballottaggio; nel 2004 è avvenuto un parziale recupero della lacerazione sul nome di Sergio Cofferati (purtroppo, la delusione ha poi superato le speranze); nel 2009 si è lavorato a più progetti alternativi a Flavio Delbono, e con motivazioni ancora più radicali nel 2011 si è fallito nel tentativo di costruire una lista civica per contrastare l’annunciata vittoria al primo turno di Virginio Merola(di nuovo con il 50,4%).
Non dimentico “Bologna Città Libera”, e nemmeno “Io ci sto”, o le speranze suscitate dal Movimento 5 stelle, che più di chiunque altro ha fatto da argine all’astensionismo. Né vanno dimenticate le faticose aggregazioni che hanno partorito liste come l’Altra Europa e l’Altra Emilia-Romagna, fino al collasso democratico sancito dalla valanga di astenuti alle ultime elezioni Regionali. Vorrei essere chiaro: fra chi ha dato vita alla Coalizione Civica, c’è una parte di bolognesi che ben prima del 2015 hanno trovato insopportabile il sistema di potere imperniato sul Partito Democratico.
Poco importa, oggi, stabilire chi, fra noi, avesse ragione nel 1995 o nel 2009, o nell’ultimo voto Regionale. Ma non è indifferente il fatto che entrambi i candidati-sindaco della Coalizione Civica, chiamati a impersonare la più nitida discontinuità con il Pd, siano fra gli “ultimi arrivati” in questo percorso di opposizione che vuole proporsi come alternativa di governo. Non è una colpa, è un problema. Non vederlo, mi sembra ipocrita: oggi, Ziccone e Martelloni hanno bisogno di spiegare cosa li porta a candidarsi contro Merola, dopo averlo sostenuto cinque anni fa.
Entrambi i candidati hanno dichiarato con nettezza che nell’eventuale ballottaggio non firmeranno un accordo con il Pd. Mi pare giusto. Ma vanno evitate le caricature. Non si può tratteggiare Merola come una specie di sceriffo leghista o manager forzaitaliota, o un Renzi in sedicesimo. E non mi pare semplicissimo criticare duramente Merola mentre si sostiene Bonaccini… La mia opinione è che occorra evitare – oggi da parte dei due candidati, domani dell’intera Coalizione Civica – di attribuire all’attuale sindaco colpe ed errori imperdonabili, nella consapevolezza che l’ultimo quinquennio bolognese non ha avuto un segno reazionario, ma ha accentuato i toni della mediocrità e del declino, del moderatismo e della subalternità culturale a quello che chiamiamo “pensiero unico”.
Mi auguro che Ziccone e Martelloni, per rendersi più credibili, evitino di accentuare la polemica con le scelte dell’ultimo periodo, e si sforzino di leggere la decadenza bolognese nella sua intera, lunga parabola. Forse un intero ventennio.

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