"Meno male è lunedì", un bellissimo film di Filippo Vendemmiati

23 Aprile 2015 /

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di Vittorio Capecchi
Ho visto il film Meno male che è lunedì di Filippo Vendemmiati con Amina alla Cineteca per merito di Roberto Alvisi e non esito a definirlo bellissimo per due motivi: uno privato e uno pubblico. Il motivo privato richiede una relativamente lunga spiegazione. Quando sono arrivato come incaricato di sociologia a Bologna nell’anno accademico 1968/69 da Milano dove ero assistente di statistica alla Bocconi avevo una laurea in sociologia matematica e una libera docenza in sociologia.
La matematica mi aveva portato fortuna fin dall’inizio perché Francesco Brambilla (l’ordinario di statistica della Bocconi) mi aveva preso come “assistente”da matricola perché aveva visto nei miei occhi “la passione della matematica”e insieme ad altre due matricole Michele Cifarelli e Giorgio Faini decise un nuovo esperimento “inviare alla carriera di assistente tre matricole”per evitare che si corrompessero e non amassero la “bellezza della matematica”(Brambilla diceva sempre che se un bel modello matematico non spiega la realtà la colpa è della realtà).

La laurea alla Bocconi presa nel 1961 in sociologia matematica con Angelo Pagani (sociologia) e Brambilla mi mise in contatto con Paul Lazarsfeld che dalla Columbia University cercava giovani ricercatori in sociologia matematica e mi sono trovato così agli inizi degli anni ’60 a New York in piena radical sociology e radical economy con la destra che negli anni ’60 uccise non solo i due Kennedy ma anche Malcom X e Martin Luter King (nel 1967 lo vidi alla testa del corteo che da Central park andava al palazzo dell’ONU per sfilare contro la guerra nel Viet Nam).
Arrivato a Bologna (nel 1970 mi sono trasferito con la famiglia da Milano) sono andato alla FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) e mi sono presentato a Claudio Sabattini per mettermi, allora si diceva così, “al servizio della classe operaia”. Ho così seguito non solo le 150 ore (che mi permisero di conoscere Adele Pesce) ma sono stato anche nominato responsabile dell’Ufficio studi della FLM ed è in quella veste che ho realizzato molte ricerche a partire da quella, fatta con Roberto Alvisi, del 1975 su i comparti dell’industria metalmeccanica a Bologna.
Quelle ricerche mi hanno fatto scoprire il mondo della meccanica che, come la matematica, ha una sua bellezza quando viene utilizzata per fare macchine flessibili per il cliente come le macchine per il packaging. Si tratta infatti di utilizzare con precisione ma anche con creatività le macchine utensili per arrivare a realizzare pezzi particolari che vengono montati a stazione, con più lavoratori che lavorano “insieme”in quanto la macchina formata da quei pezzi è un “abito su misura”confezionato per quel cliente (l’opposto degli “abiti in serie”che prendono forma attraverso una “catena di montaggio”in cui chi vi lavora non apprende nulla ed è “separato”dagli altri).
Si può allora passare a descrivere il film di Filippo Vendemmiati che racconta la storia di un gruppo di detenuti del carcere bolognese Dozza ai quali viene insegnato a costruire pezzi di precisione da montare a stazione per realizzare una macchina per il packaging. Il motivo privato per cui ho definito il film di Vendemmiati bellissimo è che gli “attori”del film erano tutti operai della FLM che avevo incontrato negli anni ’70 (oggi come il sottoscritto “in pensione”) che erano presenti alla prima del film alla Cineteca e quindi è stata per me una bellissima rimpatriata: “professore si ricorda..”, “cosa fai?, eccetera. Aleggiava tutto lo spirito unitario della FLM e la bellezza dei rapporti che si interruppero solo quando la FLM si sciolse nel 1982 dopo la sconfitta sindacale subita dalla Fiat che riuscì a organizzare la famosa “marcia dei quarantamila”.
Il motivo pubblico per cui il film è bellissimo anche per chi non conosca personalmente gli “attori”è che è un film sulle passioni. I detenuti non apprendono un “lavoro”, una “fatica”, “l’obbedienza a delle regole”e così via. I detenuti apprendono dagli ex operai meccanici dell’industria del packaging la bellezza della meccanica, la passione per la meccanica. E’ la passione che modifica le persone. La mia storia personale è stata modificata dalla passione per la matematica che mi hanno trasmesso prima Brambilla e poi Lazarsfeld ed è la passione che trasforma, che emoziona, che dà un senso alla vita. La passione però deve essere “trasmessa”per cui per quei carcerati sono stati essenziali i miei amici operai FLM che li hanno investiti con l’energia della loro passione per la meccanica.
Filippo Vendemmiati parla del suo film come di “storie di vite e di viti”, una specie di “commedia brillante” ambientata in un carcere in cui si assiste alla storia di un manufatto e delle mani che lo hanno creato. Aggiungerei che è una bellissima storia di una passione trasmessa e le passioni modificano la vita delle persone molto più del denaro.
Questo articolo è stato pubblicato su Inchiesta online il 22 aprile 2015.
Il 24-25-26 aprile 2015 a Bologna presso il MAST Via Speranza 42 verrà presentato il film di Filippo Vendemmiati e per vederlo è necessaria la prenotazione (telefono 051 6721811)

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