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L'Altra Europa, l'Altra Emilia-Romagna, Liguria, Veneto, Toscana…

L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
di Silvia R. Lolli
Al di là delle pur importanti, anche se forse non del tutto utili, discussioni di sabato pomeriggio-sera, l’assemblea dell’altra Europa e delle Altre Emilia-Romagna, Liguria, Calabria, Veneto ha lasciato una positiva impressione, almeno per chi vorrebbe avere ancora voce da cittadina in Italia, in Europa e nel mondo nei prossimi anni, cioè vorrebbe ancora esistere e non sopravvivere.
Sapendo che la sinistra è capace di confondersi e di perdersi in un bicchiere d’acqua, per questo continuano discussioni inutili vista l’urgenza di non perdere ancora più quote di democrazia, l’assemblea ha dimostrato che con contenuti precisi da studiare, diffondere si può trovare una via comune per collaborare e prevedere un reale cambiamento di prospettiva socio-economica che non dimentichi i diritti ricercati da più di due secoli nelle società in cui viviamo.
Devo ringraziare tutti gli intervenuti, soprattutto chi ha delineato domenica mattina i temi su cui studiare e proporre correttivi perché si mantengano i diritti umani, oltre che di cittadinanza. Su tutti la lectio magistralis di Pier Giovanni Alleva sul Job Act, ormai legge dello Stato, alla quale il Governo, per l’incapacità dei parlamentari di bloccare una delega in bianco, ci ha fatto capire quali sono in questo momento le questioni fondamentali in campo: la perdita di diritti dei lavoratori, cioè perdita di diritti di cittadino.

Spero si possa trovare presto, e quindi mettere in rete (come video) il suo intervento (ovviamente anche quelli significativi di tutti gli altri intervenuti, sul debito, sul rapporto debiti locali, perdita di Welfare, privatizzazioni…), perché con la visione serale di Presa diretta, soprattutto dell’ultimo report spagnolo sulla situazione dei lavoratori spagnoli che stanno lavorando per la stessa multinazionale che chiude a Livorno con contratti fotocopia di ciò che avverrà da subito con il Job Act (ho sentito le stesse parole del mattino), ci ribadiscono che ormai la democrazia e la dignità del lavoro non esiste più neppure in Europa. L’attacco ha già ottenuto il suo scopo, la guerra sembra vinta.
L’unica speranza è l’imminente elezione greca e la possibilità che i lavori per il TTIP si fermino nella commissione Europea. Per contribuire a ciò non possiamo ancora aspettare e farci imbonire da chi non guarda più in là del proprio naso, cioè credo che non ci si possa preoccupare se avviene una selezione naturale di soggetti che fanno perdere tempo.
L’elezione in Emilia-Romagna credo lo abbia dimostrato; pur con l’aiuto di gruppi o partiti di sinistra che hanno capito che il cambiamento non può essere con se e ma (chapeau per gli interventi di Ferrero all’assemblea e per il lavoro fatto da molti di loro), essere riusciti ad eleggere Pier Giovanni Alleva all’assemblea regionale emiliano-romagnola sta rivelandosi (semmai ce ne fosse stato bisogno!) un valore aggiunto notevole per la costruzione di qualcosa che, nonostante le titubanze legittime per un percorso veramente democratico, è già in essere e che ha tracciato una continuità di livello istituzionale, dall’Europa ai territori, o meglio viceversa.
Se poi da noi avessimo potuto avere i voti anche di più iscritti ai partiti di sinistra avremmo potuto dare un maggior contributo di conoscenza e di cambiamento all’assemblea regionale. Sono abbastanza convinta che si sono raccolti voti, nell’ultima tornata elettorale scarsamente partecipata, più da cittadini anche non appartenenti a nulla, che da chi è iscritto a partiti o ad associazioni. E questo la dice lunga dell’attuale autoreferenzialità di molti che vuol dire incapacità ad uscire da sé e dal proprio gruppo per confrontarsi realmente sui contenuti e con tutti.
Si potrebbe vedere come una sorta di perdita di democrazia per cause interne, cioè per se stessi. Certamente, a cominciare dalla presidente della lista regionale Cristina Quintavalla – vedi appunto il suo intervento di domenica, abbiamo dimostrato che possiamo aiutare, anche da fuori, il cambiamento. Per esempio per l’Italia oggi (e non solo per aiutare in Europa Tsipras dopo l’auspicata vittoria) perché non possiamo incidere con pressioni sui tanti parlamentari dissidenti, per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica veramente super partes?
I have this dream.

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