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Elezioni a Castenaso: candidati renziani e la polemica con il Partito Democratico

Matteo Renzi a Castenaso
Matteo Renzi a Castenaso
di Massimo Corsini
Dal momento che quello che è accaduto alle ultime elezioni in provincia di Bologna, e più in generale nel resto della regione, è stato paradigmatico rispetto agli avvenimenti su scala nazionale, c’è da chiedersi che significato possa avere la conferenza di presentazione del folto gruppo di candidati renziani alle prossime elezioni comunali, sabato scorso a Castenaso. Il 23 febbraio si presenteranno a Castel San Pietro Graziano Prantoni, ad Argelato Andrea Tolomelli, a San Giorgio di Piano Paolo Crescimbeni, a Galliera Maurizio Lodi, a Castel Maggiore Francesco Baldacci, a Castenaso Stefano Sermenghi, Alessandro Ansaloni a Zola Predosa e a Malalbergo correranno sia Roberta Bonori che Monia Giovannini.
Il significato della conferenza sta tutto nella polemica che ha immediatamente sollevato all’interno dello stesso PD. Se il comunicato della conferenza di presentazione è stato diffuso giovedì scorso, il giorno successivo sono arrivati immediatamente i comunicati del segretario del PD bolognese, Raffaele Donini, e del candidato alla segreteria regionale, Antonio Mumolo, pronti a bacchettare l’iniziativa. Questa uscita non s’aveva da fare: “ci si candida per governare un territorio e il congresso è finito”.

Il problema è che l’iniziativa di soli renziani suona, secondo i critici, come un volersi distinguere in aperta polemica con il resto del partito. Come dire: noi non siamo quelli là. Qualcuno tra i candidati sindaci ha però fatto notare che il PD bolognese è sostenuto da una maggioranza cuperliana e rappresenta quel potere che, su scala nazionale in minoranza, cerca di avversare il sindaco di Firenze. Insomma, esiste un contrasto alla base, un vizio strutturale a Bologna per cui era necessario sponsorizzarsi e presentarsi.
Non a caso Mumolo appoggia la candidatura di Simone Viti, cuperliano, competitor di Sermenghi a Castenaso, mentre Donini non sembra abbia sposato alcuna candidatura (quanto meno tra i renziani). Così, pur non volendo fare riferimento ai propri antagonisti, i candidati hanno voluto fissare alcuni punti. Primo fra tutti l’idea che “il partito non può più essere una caserma”, bisogna tornare a parlare con la base e ci deve essere un rapporto più diretto con i cittadini. Secondo punto: bisogna infrangere il tabù per cui i voti non si possono andare a prendere anche dagli altri partiti. Terzo: consumo del suolo. Bisogna andare verso il recupero dell’esistente, deve finire l’era in cui i comuni fanno cassa con gli oneri di urbanizzazione da mettere nel bilancio preventivo. Recupero del’esistente, quindi, non significa che non si possono più fare case, e il riferimento al suolo non è solamente all’edilizia, ma ad esempio anche al caso di proliferazione degli impianti a biogas.
Verrebbe giusto da chiedersi se tra i candidati che si sono presentati in conferenza sabato scorso a Castenaso ci sia qualche cosiddetto convertito dell’ultima ora. L’unico caso, forse, meritevole di nota è quello di Roberta Bonori che, nonostante abbia ricevuto una lettera che l’insultava in qualità di renziana, fino a pochi mesi fa era una rappresentante dell’IDV, nonché nipote di Paolo Nanni dell’IDV, e come tale si è trovata ad occupare a Minerbio la carica di assessore e di vicesindaco.

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