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La genuflessione al dio mercato: a proposito di università e meritocrazia

di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna
Sul Corriere della Sera del 2 novembre scorso, a pagina 3, compare un articolo di Gianna Fregonara dal titolo Ma il Merito (come sempre) può attendere. Sono veramente tante le occasioni di riflessione. La prima delle quali, ci si perdoni, è se una persona che non pratica l’università, né la scuola, abbia titolo di pontificare su materie delle quali ha comprensione assai lasca e avulsa dalla realtà.
Il giornalismo, quando si entra in certi temi, è un’arma a doppio taglio: da un lato divulga messaggi, magari anche coerenti, dall’altro rivela la profonda ignoranza di un ambiente e di un ambito la cui comprensione è direttamente proporzionale al vissuto. L’autrice parte dall’affermazione che il sistema americano, divinizzato ovviamente, “ha classifiche per tutto dalle facoltà agli insegnanti che sulla base della valutazione vengono assunti o licenziati”.
Sicura, signora? Chi c’è dentro testimonia che valgono le solite leggi di favoritismi e di alcova, solo espressi in modo diverso. Ma mi sbaglierò io, sicuramente, gli americani sono una razza superiore. Qualche collega, o ex allievo (visto che ormai abbiamo più allievi all’estero che in Italia), mi dice “ma sai, quella è l’amante del preside”; si sbaglierà di certo, linguacce. Gli americani sono perfetti. Ma di tutto quell’articolo, tra il banale e il disinformato, spicca una frase che non può essere passata sotto silenzio: “Alla fine la valutazione spetta al mercato”.

Ecco, signora first lady, con questo lei ha detto tutto. Quante cose ha detto. Che la cultura in sé non ha alcun valore; che chi decide sono i “poteri forti”; che l’interesse economico deve prevalere sopra ogni forma di “cultura”, ammesso che “cultura” abbia un qualche significato per i Letta, la Goldman Sachs, i convitati di Cernobbio e i loro sodali.
Sia cortese, signora: lasci che Enrico Letta pensi con la sua testa; non sarà mai dalla parte della “ragione”, ma magari una parte della ragione potrà fare breccia; anche tra quei “poteri forti” che non hanno in totale disprezzo il futuro dell’Italia.

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