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Gli ambientalisti in coro: "In Emilia Romagna no a una nuova legge sulle cave"

No alle cave - Conferenza stampa del 19 ottobre 2013 - Foto La Carbonara Blog
No alle cave - Conferenza stampa del 19 ottobre 2013 - Foto La Carbonara Blog
di Giovanni Moi
Per la proposta di legge regionale sulle attività estrattive arriva una bocciatura senza appello. Sabato 19 ottobre 2013, nella sede della Consulta Ambiente in Via Panni a Modena, i Comitati e le Associazioni ambientaliste hanno spiegato le ragioni del loro dissenso. Ragioni che riguardano il metodo, “non c’è stato alcuna informazione e forma di coinvolgimento dei cittadini” dichiara Andrea Rovatti del Comitato Piumazzese No alle cave, ma soprattutto il merito. Ci si aspettava un’inversione di tendenza rispetto alla regolamentazione sulle cave, che risale alla legge regionale n. 17 del 18 luglio 1991 ancora oggi vigente. E invece, nonostante nel nuovo testo legislativo si faccia riferimento alla “riduzione del consumo di suolo” che peraltro poi non trova oggettivo riscontro, per i Comitati non si assiste ad alcun cambiamento di rotta.
Il coro di disapprovazione è unanime. “Ben venga una nuova legge?”, si chiedono gli ambientalisti: “No, se si prospetta un rimedio peggiore del male, se si cambia perché nulla cambi” rispondono. Sotto accusa il sistema di monitoraggio dell’attività nelle cave che si è via via fatto sempre più evanescente. “Da quando il Segretario comunale non è più di nomina prefettizia e viene designato dal Sindaco, sta venendo meno la funzione di controllo che deve essere effettuata tramite organi competenti come il Corpo Forestale e la Guardia di Finanza”, interviene Dante Pini di Italia Nostra. Che se la prende anche con il concetto di “autosufficienza del fabbisogno di ghiaia”, con cui si è spesso giustificato l’aumento degli scavi per evitare di far arrivare materiale edile da fuori. “Perché dobbiamo distruggere fertilissimi terreni di pianura? È inconcepibile che non si possa importare ghiaia dall’entroterra libico o dalle isole della Grecia” aggiunge.

“Se l’attività estrattiva è destinata alla costruzione di grandi infrastrutture, si possono utilizzare le cave a progetto che vengono chiuse una volta che hanno fornito il materiale sufficiente a ciò che si sta edificando”, commenta Paolo Pellicciari del Comitato San Cesario Soccorso al Territorio. Secondo Sandra Poppi, Consigliere Comunale a Modena e presente alla conferenza stampa assieme a Sabina Piccinini, capogruppo della lista civica Nuovo San Cesario e Presidente Legambiente sezione di San Cesario, “si possono utilizzare gli inerti provenienti dalle zone del terremoto invece di ammassarli nelle discariche”. Come si può notare, fra i sostenitori dei Comitati e delle Associazioni, non ci si limita a confutare i punti salienti della legge che la Regione intende introdurre in sostituzione di quella del 1991. Ma si avanzano anche proposte concrete, tutte accomunate dal proposito di ridurre il più possibile l’impatto ambientale dovuto alle cave.
Forti perplessità sono state espresse anche a riguardo del nuovo assetto normativo che si ha intenzione di portare avanti secondo i desiderata della Regione. È previsto infatti che le “autorizzazioni” a scavare siano concesse, se la proposta di legge verrà approvata, dalle Unioni dei Comuni. Con buona pace quindi di Amministrazioni come quella di Savignano che ha agito in controtendenza, secondo un orientamento che prevede una consistente riduzione delle escavazioni, e che potrebbe invece risultare minoritario nell’ambito della Unione Terre dei Castelli.
Al di là degli aspetti procedurali, che sottintendono comunque volontà politiche ben precise, i gruppi ambientalisti intendono far sentire la loro voce, anche considerando il fatto che il margine di manovra, trattandosi ancora di un progetto di legge, è piuttosto ampio. Come hanno informato Emilio Salemme della Consulta Ambiente e Fabrizio Odorici del Comitato Bazzanese Ambiente e Salute, lunedì mattina 21 ottobre i Comitati e le Associazioni incontreranno il Prefetto di Modena per “evidenziare la grave situazione di consumo del territorio”.
Un modo per richiamare l’attenzione su un problema da troppo tempo messo in secondo piano.
Questo post è stato pubblicato su La Carbonara Blog il 21 ottobre 2013

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