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La storia infinita di Galliera: la centrale a biomasse che divide partiti e cittadini

Biomasse - Foto di Simone Fratini
Biomasse - Foto di Simone Fratini
di Massimo Corsini
Il segretario del PD di Galliera, Giuseppe Chiarillo, si è dimesso. Ha annunciato la sua decisione via mail ad alcuni suoi colleghi di partito mentre si trovava ancora in vacanza. Si presume che al ritorno verranno presentate le dimissioni formalmente. A Galliera dunque va in scena “la storia infinita”. Perché? Ormai non si contano più i consiglieri, assessori o membri dell’amministrazione che hanno mollato sempre a causa della famosa partita delle biomasse e dell’autorizzazione della centrale. Come ormai non si contano più i “sì” e i “no” che si sono alternati per questa benedetta centrale.
La stessa che poche settimane fa sembrava non dovesse essere più autorizzata. Il Tar del Lazio aveva infatti accettato il ricorso della BG Galliera (la parte proponente) che si rifiutava di dover eseguire alcuni lavori di manutenzione stradale richiesti dall’amministrazione di Galliera come conditio sine qua non per l’autorizzazione della centrale stessa. In realtà il Tar del Lazio, accettando il ricorso, rifiutava l’impostazione dell’autorizzazione respingendola. Il fatto ha ovviamente causato il plauso dei comitati cittadini e dei loro rappresentanti, Maurizio Lodi e l’avvocato Marzia Calzoni, presidente quest’ultima del comitato “Territorio e Vita” che pensavano di essere finalmente arrivati al capolinea della loro battaglia.

Purtroppo non avevano fatto i conti con chi i conti doveva già averli fatti a suo tempo. E cioè? Sicuramente la BG Galliera, ovviamente. Ma soprattutto qualcun altro che nell’idea dei comitati (e francamente sembra si possa dire ormai anche in realtà) corrisponde alla Provincia di Bologna ma anche alla stessa amministrazione comunale di Galliera. Quest’ultima, nonostante le dichiarazioni di contrarietà alla costruzione della centrale, è la stessa che ha rilasciato un parere positivo all’autorizzazione e nel corso di tutta la vicenda ha sempre espresso, secondo i comitati, posizioni ambigue tenendo i piedi in due staffe. Spiega infatti Diego Baccilieri dall’opposizione: “Purtroppo, alla fine, l’autorizzazione è arrivata.
Anche se non è ancora finita e confidiamo nella difesa in giudizio da parte degli avvocati Calzoni e Maiolo, è evidente che la situazione sia complicata. Ora la nostra comunità si trova a pagare il conto della condotta politica ambigua, contraddittoria ed incoerente della Giunta del sindaco Vergnana e del ruolo ondivago e confuso della dirigenza locale del PD: la somma di errori fatti dal sindaco e dal suo partito ci hanno portato dove siamo ora. Il sindaco non perde occasione per dichiarare la sua contrarietà alla centrale e che difenderà la sua comunità: lo dimostri allora, perchè quanto fatto finora non ha convinto nessuno.
Ciò che abbiamo visto in questi oltre tre anni di procedimento è invece un sindaco che si porta sulle spalle l’onere di aver detto in varie assemblee pubbliche che il suo no era categorico e che poi invece in ultima istanza ha cambiato opinione, mutando il proprio diniego in assenso, nel marzo 2012, e legittimando così la Provincia nell’autorizzazione concessa”. Fin qui il commento di quella che potrebbe sembrare solo la posizione dell’opposizione (in realtà quanto espresso da Baccilieri è notoriamente condiviso anche da Maurizio Lodi, presidente del comitato contro la centrale e politicamente appartenente alla maggioranza).
Ma come si spiega tecnicamente l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia dopo che il Tar del Lazio aveva annullato l’autorizzazione alla costruzione della centrale? L’avvocato Marzia Calzoni, presidente del comitato “Territorio e Vita” osserva: “Il dato che balza immediatamente evidente nella lettura dell’A.U. rilasciata dalla Provincia è il completo stravolgimento delle argomentazioni contenute nella sentenza del Tar per il Lazio. In essa, infatti, il problema della pubblica incolumità sulle strade non viene affatto escluso (tant’è che vi si legge testualmente: “ove eventualmente rivenga in considerazione l’interesse alla tutela della pubblica incolumità in relazione all’incremento del traffico veicolare provinciale”), ma, secondo i giudici, non può essere affrontato e risolto con prescrizioni illegittime.
Se le parole in italiano hanno ancora un significato, ne discende che, se non sussistono le condizioni per rimuovere il problema della pubblica incolumità, si dice no al rilascio dell’A.U. Questa è l’ennesima conferma di come le istituzioni sacrifichino i diritti fondamentali dei cittadini in nome dell’iniziativa imprenditoriale, benché quest’ultima, in un bilanciamento dei beni costituzionalmente garantiti, debba venire meno rispetto al prevalente diritto alla salute, all’incolumità e sicurezza dei cittadini”. Nell’attesa della prossima battaglia legale, i comitati dei cittadini chiederanno al sindaco di Galliera, Teresa Vergnana, di partecipare ad una manifestazione di protesta davanti alla Provincia, con tanto di fascia tricolore indosso, per dichiarare finalmente e senza più ambiguità alcuna, quale sia la sua posizione.

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