Skip to content

Bologna va all'asilo: Pd a favore dei finanziamenti comunali alle private, grillini contro e a maggio il referendum

Nel proporre questo articolo, annunciamo anche che sabato prossimo, 23 marzo, dalle 15 alle 19 a Bologna ci sarà la manifestazione di apertura della campagna referendaria contro il finanziamento pubblico alle scuole private. Per maggiori informazioni si veda il sito referendum.articolo33.org.
di Natascia Ronchetti
È sempre stata il suo vanto. Ora, invece, la scuola dell’infanzia è diventata la spina nel fianco di Bologna. E del Pd. La città si prepara ad andare al voto per decidere se continuare a dare soldi alle materne private con un referendum di iniziativa popolare previsto il 26 maggio. Ogni anno infatti il Comune destina un milione di euro alle paritarie. E in pieno boom demografico, dopo decenni di bassa natalità, con le liste d’attesa per entrare nelle scuole comunali o statali che si allungano, il centrosinistra è spaccato. Da una parte i vertici del Partito democratico, arroccati in difesa del finanziamento ai privati, insieme alla Curia. Dall’altra parte, la Cgil-Flc, la Fiom, Sel, tanti elettori dello stesso Pd, associazioni di genitori, oltre ai grillini.

Un’alleanza in nome della difesa della Costituzione con la quale il comitato referendario, Articolo 33, ha già vinto la prima battaglia. In poco più di due mesi è riuscito a raccogliere ben 13.600 firme e a costringere il sindaco Virginio Merola a indire la consultazione. Ma se tecnicamente l’esito non è vincolante, il peso politico della consultazione non sfugge a nessuno. Tanto da indurre anche la responsabile nazionale scuola del Pd, Francesca Puglisi, ad ammettere che «il Comune dovrà tenere conto dell’indicazione che uscirà dalle urne».
Per ora si assiste a un vero e proprio bailamme. I grillini scaldano i muscoli, sindaco e assessori si chiudono nel silenzio, il segretario del Pd, Raffaele Donini, sbeffeggia la formulazione del quesito che invita i bolognesi a scegliere se sostenere le scuole pubbliche o le scuole private. «È come chiedere alla città di Torino se preferisce fare un nuovo stadio per la Juventus o per la Roma», dice Donini, prendendosela anche con «un certo sentimento anticlericale che serpeggia in città» e con i tesserati del Pd «che cavalcano il referendum in cerca di visibilità».
La questione è così delicata, in una città che non vuole rinunciare ai suoi primati sui servizi all’infanzia, che i democratici invocano una discussione su come rivedere tutto il sistema della scuola. Bologna conta 128 materne, delle quali 70 comunali e 25 statali: le altre sono private. Quasi il 55 per cento fa dunque capo al Comune. Una percentuale di cui essere fieri. Solo che i bimbi in lista d’attesa sono 103, senza contare i 1.700 convogliati nelle paritarie, dove le rette oscillano tra un minimo di 200 e un massimo di mille euro al mese, mentre nelle scuole pubbliche si paga solo la mensa.
I referendari dicono che nemmeno il centrodestra era mai arrivato a tanto. Ricordano quando persino Giorgio Guazzaloca, nel ’99, di fronte al primo picco demografico, decise sì di aumentare i finanziamenti alle private ma non senza aprire altre scuole comunali. E fanno i conti. «Ogni nuova sezione costa 90 mila euro, con quel milione che viene dirottato ogni anno sulle private», sostiene Bruno Moretto, segretario di Scuola e Costituzione, «si potrebbero creare altri 280 posti». Problema eliminato alla radice, insomma. Se non fosse che, comunque vada, il referendum costerà alle casse del Comune qualcosa come 600 mila euro.
Il Pd ha già detto chiaro e tondo che nei circoli darà indicazione di confermare i finanziamenti. E ha spostato l’attenzione sul ministero. «Poniamoci invece il problema del disimpegno dello Stato», dichiara Puglisi, «che in questi anni ha continuato a togliere fondi alla scuola pubblica anche nelle città con la popolazione scolastica in crescita». Resta il fatto che una volta il capoluogo emiliano accoglieva anche i bimbi dei comuni limitrofi. Oggi non riesce a coprire nemmeno la sua domanda.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 11 del 2013 dell’Espresso

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.