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Bologna, Bartleby: serve una nuova proposta se si ha a cuore il destino degli studenti

Bartleby
Bartleby
dei Docenti Preoccupati
Dopo le recentissime vicende che, per l’ennesima volta, hanno visto coinvolto lo spazio studentesco Bartleby, sentiamo l’esigenza di intervenire con alcune considerazioni che rappresentano il nostro punto di vista di professori e ricercatori dell’Ateneo di Bologna. L’inverosimile soluzione escogitata da Giunta comunale e Alma Mater Studiorum per mettere fine all’annosa questione dell’occupazione degli spazi di Via San Petronio Vecchio ci lascia sgomenti ed esterrefatti.
Giudichiamo la proposta di trasferire il collettivo studentesco in un capannone nella zona industriale Roveri provocatoria e irricevibile. Bartleby, fin dalla sua nascita, ha praticato un rapporto intenso – conflittuale, costruttivo, dialogico, di scambio, di scontro e di confronto – proprio con l’Università di Bologna, con i suoi studenti e con i suoi docenti, rapporto che si è concretizzato in forme e modalità di volta in volta diverse, ma che sono state sempre prioritarie per il suo progetto e per il suo percorso. Qualcuno si è posto per davvero il problema dei tempi necessari per raggiungere la località proposta?

L’assessora Frascaroli ha un bel dire che “io alle Roveri ci vado tranquillamente in bicicletta”: non tutti come lei hanno la fortuna di avere casa in centro. Molti studenti e molte studentesse – fuori sede, residenti o pendolari – vivono in periferia e i loro percorsi didattici li portano già a sobbarcarsi lunghe traversate in mezzo al traffico per raggiungere il centro dove seguire le lezioni, incontrare i docenti, fare ricerche in biblioteca, eccetera.
Se ne ricava che il piano presentato mercoledì scorso da Frascaroli e Nicoletti è in realtà un diktat, un aut-aut: “O rimani all’Università, e allora devi lasciar perdere le attività autogestite, o te ne vai via, fuori dal centro e perfino dalla città, oltre la tangenziale”. È ovvio che una sede adeguata per Bartleby dovrebbe trovarsi – anche fisicamente – nei pressi dell’insediamento universitario, o comunque di quello spazio urbano nel quale è concentrata la maggior parte delle aule, delle biblioteche e dei laboratori, con particolare riferimento all’area umanistica che costituisce uno degli ambiti di intervento più caratteristici del collettivo.
Vogliamo ricordare che Bartleby conserva con cura e gestisce a vantaggio di tutta la comunità bolognese una preziosa emeroteca donata dal poeta Roberto Roversi: quale destino toccherà in sorte a un’emeroteca nella zona industriale Roveri? Chi mai andrà a consultarla? Roversi alle Roveri? Preferiremmo di no! Consentiteci un leggero smarrimento di fronte a questo quadro, dal punto di vista sia del merito sia del metodo.
Evocare per le Roveri il modello angloamericano dei Campus è segno di una totale mancanza di conoscenza della realtà, di una visione che aleggia sulle cose da un’iperborea distanza pretendendo di aggiustarle come i mattoncini di un Lego, come se dietro gli ingranaggi di questa macchina solo ideale non ci fossero delle persone, con le loro vite e i loro diritti, ma semplici pezzi di un puzzle da comporre a piacimento. Ci sono forse studentati alle Roveri? Ci sono biblioteche, laboratori, progetti didattici o di ricerca che possano fornire agli studenti di Bologna occasioni utili alla loro formazione scientifica e culturale?
E ancora, qual è il piano del Comune di Bologna sulle piste ciclabili? Sono previsti sconti e facilitazioni per gli studenti sugli abbonamenti di Tper? Sindaco e rettore sembrano pensare di poter liquidare la questione delegando ogni problema ai poteri taumaturgici dell’arte e dell’espressione, immaginando che tutto ciò di cui gli studenti e le studentesse di Bartleby hanno bisogno sia solo sfogarsi senza il rischio di disturbare qualcuno, mentre invece quello che li muove è il desiderio di apprendere per comprendere, per capire la complessa realtà contemporanea e combattere la crisi che così pesantemente sta colpendo loro e le loro famiglie.
Le attività seminariali e laboratoriali che Bartleby svolge da anni negli spazi da dove oggi rischia di essere sfrattato sono una testimonianza evidente di questo sforzo compiuto senza alcuno scopo di lucro e puramente al servizio della comunità, accademica e cittadina. Come docenti che hanno partecipato più volte alle iniziative di Bartleby e che continuano a progettare insieme a Bartleby pratiche comuni di didattica alternativa, volte a coinvolgere maggiormente gli studenti, chiediamo con forza a Comune e ateneo di formulare una proposta vera, una proposta che possa essere plausibilmente discussa e valutata nel merito e non scambiata per una beffa.

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